Nuovo Ccnl, Movimento collaboratori: “Una proposta a dir poco vergognosa”

Nuovo Ccnl, Movimento collaboratori: “Una proposta a dir poco vergognosa”

Roma, 15 settembre – “Una proposta a dir poco vergognosa. Ci viene fatta l’elemosina e ancora una volta non ci viene riconosciuto il nostro ruolo di sanitari”: non usa davvero mezzi termini il Movimento italiano farmacisti collaboratori nel commentare l’ipotesi di accordo siglata da Federfarma e sindacati confederali a otto anni dalla scadenza dell’ultimo Ccnl, annunciando sulle sue pagine Facebook  la volontà di continuare “il suo percorso con le istituzioni affinché questo schifo finisca. Non ci fermeremo mai, se credevano di zittirci con questa ridicola manfrina hanno fatto male i conti”.

A elencare i molti punti di insoddisfazione della sigla è Clementina Ciotola (nella foto),  in un video postato anch’esso sulla piattaforma Facebook del gruppo. Il primo rilievo dell’esponente del Mifc è che l’accordo Federfarma-sindacati “dimentica” quella che è la principale istanza espressa dalla categoria dei collaboratori di farmacia, ovvero il loro riconoscimento come professionisti sanitari. “È vergognoso che nel momento in cui noi andiamo a compiere degli atti come l’inoculazione del vaccino e l’effettuazione dei tamponi ancora non si capisca come ‘sto benedetto farmacista debba essere collocato a livello del suo contratto” afferma Ciotola, che sottolinea anche la mancata previsione nella bozza di contratto dell’indennità di rischio, “per noi assolutamente fondamentale e da inserire assolutamente nel Ccnl”,  atteso che alle nuove mansioni gravide di responsabilità riconosciute al farmacista  sulla spinta dell’emergenza Covid i rischi (e anche molto pesanti) sono inevitabilmente correlati. Ciotola cita, in particolare, l’effettuazione dei tamponi e il rischio di contagio personale cui espone questo servizio.

L’esponente di Mifc ricorda anche che la “farmacia dei servizi”, che rappresenta l’evoluzione di questo presidio, è stata possibile proprio grazie al lavoro dei collaboratori. Ma, così come è evoluta la farmacia, afferma Ciotola, ora “deve evolvere anche il contratto di lavora, in maniera giusta e tale da rendere giustizia a chi lavora al suo interno”.

Ancora più vergognoso, però, per Ciotola, è il fatto che l’accordo siglato da Federfarma e sindacati non menzioni nemmeno gli arretrati dovuti per gli otto anni di mancato rinnovo del contratto, che – osserva – “non sono manco stati accennati”. L’aggettivo più forte, però, ovvero “schifoso”, è riservato all’aumento previsto dalla bozza di accordo, ovvero 80 euro lordi mensili, previsione che – insieme alle altre – non lascia altra strada che quella di appallottolare l’accordo e buttarlo nel cestino. Per l’esponente della sigla dei collaboratori, la categoria non ha bisogno di contentini ma pretende di vedersi riconosciuto dal nuovo contratto tutto ciò che peraltro ritiene di meritare di avere: indennità di rischio, aumento salariale e retribuzione oraria congrui, revisione delle norme che regolano il trattamento della malattia. Da ultimo, ma non certo per importanza, Ciotola cita tra le richieste quella di “un sindacato che ci rappresenti veramente” (lasciando dunque intendere che chi arriva a un’ipotesi di accordo come quella siglata nei giorni scorsi certamente non lo fa) e, in primis e sopra di tutto, “il riconoscimento contrattuale di professionisti sanitari”.

“Ormai non è più possibile nascondersi sotto al tappeto” afferma al riguardo Ciotola. “Abbiamo dimostrato di essere professionisti della salute, lo hanno affermato le stesse istituzioni e quindi ora è il momento che ci vegna riconosciuto. È il momento di battagliare pesantemente e noi ci siamo: sosteneteci!”

Intanto, il Mifc lancia una prima iniziativa, esortando i collaboratori di farmacia ad inviare una pec “agli indirizzi mail delle sigle sindacali che hanno pensato le vergognose condizioni di rinnovo contrattuale. Intasiamo le loro caselle di posta elettronica, facciamogli capire che non siamo per nulla concordi e che siamo parecchio indignati, ma soprattutto che siamo una categoria unita… Mi raccomando bastano 5 minuti”. Per favorire il buon esito del mailbombing, Mifc – pur lasciando liberi tutti di esprimere il loro dissenso come meglio credono, propone anche un fac-simile del testo da inviare, insime agli indirizzi nazionali delle tre sigle sindacali confederali (filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) alle quali indirizzare le pec.

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