Silvestrini: “Guerra a Covid, chi non si vaccina è un collaborazionista del virus”

Silvestrini: “Guerra a Covid, chi non si vaccina è un collaborazionista del virus”

Roma, 15 settembre – Le inesauste polemiche sulla vaccinazione anti-Covid, alimentate dalla minoranza rumorosa dei cosiddetti no vax, al cui interno si segnalano per attivismo gruppi e frange dei quali è del tutto evidente l’obiettivo di strumentalizzare politicamente la vicenda, ha indotto Bruno Silvestrini (nella foto sotto), uno dei nomi che ha fatto la storia della farmacologia italiana, medico e professore onorario di Farmacologia all’Università Sapienza di Roma, a fare alcune considerazioni che ha voluto inviarci e che volentieri pubblichiamo.

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Questa non è una scaramuccia, è una guerra. Una guerra scatenata da un nemico che sopravvive e si moltiplica agganciando le nostre cellule, penetrandole e ricavandone nutrimento e apparato riproduttivo. È dotato di una micidiale mobilità, che gli consente di diffondersi ovunque. Ha infettato, ovvero ferito 200 milioni di persone, con un tasso di mortalità compreso tra il 4,3 e il 2,4 per cento.

Che cosa oppone l’Homo sapiens a questo primordiale, micidiale nemico? Gli anticorpi, che sono pallottole magiche, prodotte su misura del singolo avversario, senza danneggiare i tessuti circostanti. Hanno un limite: il sistema immunitario le produce di volta in volta in caso di pericolo, ma questo richiede da due a tre settimane e nel frattempo un persona ferita, ovvero infetta può anche morire.

L’Homo sapiens ha addomesticato le infezioni, facendo sì che attivino la produzione degli anticorpi senza i pericoli del loro corrispettivo naturale. Ha impiegato circa 2000 anni per realizzare questa straordinaria impresa, ma alla fine c’è riuscito con i vaccini. Il vaiolo, che arrivava a sterminare fino al 15-30 per cento della popolazione colpita, è addirittura scomparso. Altre infezioni, come il tetano, la difterite, la poliomielite e la rosolia sono state debellate, al punto che a un giovane può capitare di non incontrarle mai. Ne conservano il ricordo i medici della mia età, che hanno perso compagni di scuola, talvolta della stessa classe stroncati dalla difterite o paralizzati dalla poliomielite.

Si obietta che i vaccini non sono scevri da rischi. Non potrebbe essere altrimenti, perché per attivare la risposta anticorpale essi devono inviare all’organismo un segnale di pericolo. La grande impresa dell’uomo è consistita nel depotenziare questo segnale, minimizzandone i rischi. Si chiama rapporto rischio beneficio. Nel caso dei vaccini è talmente favorevole, da superare non solo i comuni interventi medici, ma anche molte attività lavorative. Lo spiega dettagliatamente un articolo scritto insieme al figlio e al nipote che hanno abbracciato la mia stessa carriera scientifica. Non nella stessa sede, perché sarei stato accusato di nepotismo, ma altrove. Ecco l’articolo sul Web, per chi volesse consultarlo: Vaccines, a matter of risk benefit ratio -tks – Teknoscience.

Io non critico la gente comune, che combatte i vaccini non conoscendone le basi scientifiche. Critico i nostri governanti, che avendo accesso a queste informazioni talvolta non ne traggono le dovute conseguenze o nicchiano. Chi non si vaccina diventa un collaborazionista ospitando, nutrendo e diffondendo un virus parassita, che altrimenti non sopravvivrebbe. L’obiezione di coscienza è un diritto, ci mancherebbe! Un diritto, però, che non deve cozzare contro quello collettivo. Ne discende l’obbligo della vaccinazione, non in senso assoluto, ma per partecipare alla vita civile.

 

Bruno Silvestrini

Professore onorario di Farmacologia all’Università Sapienza di Roma

 

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