Sinasfa: “Rinnovo Ccnl, offesi e indignati per l’ipotesi di accordo Federfarma-sindacati”

Sinasfa: “Rinnovo Ccnl, offesi e indignati per l’ipotesi di accordo Federfarma-sindacati”

Roma, 15 settembre – “Il nostro giudizio su questa ipotesi di contratto non può essere positivo”. Pur riservandosi di esprimere una valutazione più meditata non appena tutti i contenuti dell’ipotesi di accordo sul nuovo Ccnl farmacie private saranno resi noti in dettaglio da Federfarma e sigle sindacali dei dipendenti, il presidente di Sinasfa Francesco Imperadrice (nella foto) esprime le sue prime valutazioni sul sito del sindacato indipendente, che durante la partita del rinnovo contrattuale non aveva mancato di fornire osservazioni, considerazioni e suggerimenti ai sindacati confederali Filcams, Fisascat e Uiltucs con l’obiettivo di concorrere alla formulazione di un’ipotesi di bozza contrattuale capace di rappresentare al meglio le istanze dei farmacisti collaboratori.

Il sincero e fattivo contributo di Sinasfa non deve però essere servito a molto, alla luce delle anticipazioni fin qui rese note dalle tre confederazioni sindacali:  il giudizio della sigla presieduta da Imperadrice sull’ipotesi di accordo annunciata dal ministro Roberto Speranza a Bologna in occasione di Cosmofarma  è infatti del tutto negativo e, anzi, lascia spazio al timore che gli articoli del nuovo Ccnl, una volta resi noti, possano riservare altri contenuti “non troppo favorevoli”.

Nel ricordare che l’ultima tabella economica che determina gli stipendi è del 2011 e che i collaboratori di farmacia “sopravvivono con quello stipendio fermo da dieci anni mentre tutto intorno a noi è aumentato”, Sinasfa ritiene che l’aumento concordato di 80 euro lordi è “il nulla assoluto anche rispetto a tutti i soldi che abbiamo perso in questi nove anni di assenza di rinnovo. Il prossimo contratto se va bene sarà firmato tra sette o otto anni” osserva Imperadrice,  osservando che il “nulla assoluto” degli 80 euro lordi di aumento è “un’ipotesi che ci lascia offesi e indignati”.

Ma i motivi di insoddisfazione non sono solo di natura economica: pesa molto il fatto che, mentre tutti – dal presidente della Fofi a quello di Federfarma, fino allo stesso ministro della Salute – enfatizzano a parole il ruolo sanitario del farmacista, e lo stesso nuovo Ccnl preveda una figura dedicata alla “farmacia dei servizi”, il contratto continua a rimanere nel comparto del commercio e non è stata nemmeno presa in considerazione l’ipotesi di farlo transitare  nella sanità privata, spostamento che, almeno a parole, tutti ritengono a dir poco necessario.

Si tratta di una questione dirimente, ma  – osserva Sinasfa –  le reiterate richieste dei dipendenti al riguardo “sono completamente ignorate”. Il che, a ben vedere, non è solo un insulto ai collaboratori, ma anche al principio di realtà, alla logica e alla stessa farmacia, che qualcuno ha evidentemente interesse a lasciare inchiodata a un’immagine e una dimensione  incontrovertibilmente commerciali, salvo poi cianciare di “farmacisti professionisti sanitari protagonisti dell’assistenza di prossimità”, senza rendersi conto che – alla luce dei fatti e sic stantibus rebus – si tratta di un vaniloquio privo di credibilità.

Sinasfa passa quindi in rassegna altri punti critici emersi dalle anticipazioni sul nuovo Ccnl. E, immancabilmente, una considerazione è riservata ai vaccini in farmacia, in attesa di capire se quelli cui fa riferimento l’ipotesi di rinnovo sono solo quelli anti-Covid o anche quelli antiflu. “Abbiamo più volte espresso la nostra opinione in proposito” scrive al riguardo Sinasfa, “Nessuno è obbligato a somministrare vaccini, ognuno è libero di fare quello che vuole assumendosene la responsabilità e rispondendone personalmente nel caso ci fossero problemi, anche perché al momento non abbiamo letto di alcun ‘scudo penale’ per la somministrazione dei vaccini per l’influenza”. La chiusura è riservata al trattamento economico previsto per i farmacisti collaboratori vaccinatori:  “Il compenso sono due euro lordi a somministrazione. Lasciamo a voi il commento”.

Inaccettabili, secondo Sinasfa,  anche le previsioni per i permessi retribuiti. “Ormai si è arrivati al paradosso che mantenere un diritto acquisito è diventato una vittoria” si legge nella nota del sindacato dei farmacisti non titolari. “Quindi in teoria c’è da aspettarsi che gli stessi attori nel prossimo rinnovo possano anche ampliare queste riduzioni, in altri articoli del Ccnl per tutti i colleghi. Con questa norma esiste il rischio concreto che per le assunzioni si possano preferire farmacisti che per almeno 6 anni non abbiano il 100% dei permessi retribuiti e che i colleghi che cambieranno farmacia, senza avere ancora sei anni di anzianità, si ritroveranno ad avere meno ore di permessi”.

Critiche e interrogativi anche sulla riforma dell’Ente bilaterale, “finanziata anche da noi”, scrive Sinasfa. “Ci chiediamo se questo prelievo che sarà fatto probabilmente dalla nostra busta paga, sarà fatto d’ufficio direttamente o dovremo dare il nostro consenso? E sarà obbligatorio o su base volontaria?”. Nessun commento, invece, sull’assistenza sanitaria integrativa.  “Attendiamo prima di conoscerne i dettagli, poi ci esprimeremo nel merito” spiega Sinasfa.

Le conclusioni generali sono inevitabilmente di segno negativo: “È sotto gli occhi di tutti che con l’essere disponibili si viene ripagati in questo modo” scrive Imperadrice. “Purtroppo se si vogliono raggiungere dei risultati bisogna cambiare radicalmente atteggiamento, altrimenti è inutile lamentarsi. Se ci spetta di fare una cosa la si fa altrimenti vista l’ipotesi di contratto e il mancato passaggio di comparto, bisogna smetterla di essere disponibili e fare qualsiasi cosa che ci venga richiesta che non sia obbligatorio fare”.
“Tutti decidono per noi come se noi non esistessimo” conclude il presidente di Sinasfa. “Solo questo basta per farci capire che siamo due categorie distinte e separate – titolari e non titolari  – e come tali dobbiamo organizzarci per riequilibrare questo sistema che ci mortifica e che continuerà a farlo, se non ci diamo da fare, per tutta la nostra vita lavorativa. Ne abbiamo i mezzi e le possibilità, sta a voi decidere”.

Non è proprio una chiamata alle armi, ma certamente gli assomiglia.

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