Congresso Sifo a Roma, Papa Bergoglio riceve una delegazione di congressisti

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Roma, 15 ottobre – Un titolo decisamente “sfidante”, quello scelto da Sifo per il suo 42° congresso nazionale, apertosi ieri a Roma, dove si concluderà domenica prossima: Il farmacista promotore e interprete del cambiamento, dall’emergenza alla pianificazione. Un titolo perfettamente in linea con le molte e difficili sfide che la sanità italiana è chiamata ad affrontare, dal contrasto all’epidemia e al suo violento impatto sul sistema sanitario nazionale al problema delle cronicità e dell’invecchiamento della popolazione, passando attraverso la gestione delle campagne vaccinali, la necessità di assicurare equità e universalità e, soprattutto, di garantire la sostenibilità economica dell’intero sistema economico.

Se ne parlerà molto nei quattro giorni del congresso che, seguendo un copione ormai collaudato, proporranno dibattiti ed approfondimenti di livello, anche alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dove trova ampio spazio (ed è un’occasione storica) anche il rinnovamento del Servizio sanitario nazionale.

I lavori sono cominciati ieri con l’Health Policy Forum e la sessione inaugurale, che ha visto tra gli altri gli interventi dei “padroni di casa”, Fausto Bartolini, presidente del Congresso, e Arturo Cavaliere, presidente della Sifo (nella foto). Il primo ha definito l’evento congressuale “un’occasione di confronto utile per tutti i professionisti ed esperti della sanità, un evento aperto al contributo di quanti concorrono al potenziamento del Sistema sanitario pubblico nazionale, elemento imprescindibile per garantire il bene comune e la crescita sociale del Paese. E Sifo si sente al centro di questa riflessione e di questo cambiamento. Anzi: è tra i promotori essenziali di questa trasformazione”.

Cavaliere ha voluto invece sottolineare i tre temi che oggi stanno più a cuore alla Sifo, ovvero quale ruolo si intende disegnare per il  farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici territoriali all’interno del nuovo modello assistenziale territoriale e domiciliare di prossimità disegnato dal Pnrr, quale sarà il nuovo modello di home delivery e, infine, quale organizzazione e sviluppo delle cure domiciliari e della telemedicina si vogliono portare avanti. “Su questi ambiti saremo decisamente propositivi” ha detto Cavaliere. “Nei lavori del congresso sapremo identificare specifiche proposte da presentare alle istituzioni nazionali, per cogliere le opportunità nella fase post Covid-19 ed essere così attori, o meglio protagonisti del rilancio e della rinascita del Paese”.

Com’è consuetudine, l’assise congressuale Sifo vedrà anche quest’anno la partecipazione di interlocutori di livello nazionale e internazionale, come il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini, intervenuto ieri, il presidente e il direttore generale di Agenas, Enrico Coscioni e Domenico Mantoan e il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. Sempre ieri, è intervenuto tra gli altri anche Emilio Croce, per portare il saluto dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, città ospite della manifestazione.

Tra i temi del ricco programma dell’evento trovano posto Cronicità e prossimità, Oncologia di precisione, Radiofarmacia e medicina nucleare, Dispositivi medici e nuovo regolamento europeo 745/2017 , Database sanitari e tecnologie (tutti in agenda oggi, 15 ottobre) e, a seguire, Medicina rigenerativa, Logistica del farmaco e nuovi modelli distributivi e Biosimilari (se ne discuterà domani, 16 ottobre).

I lavori si concluderanno nella giornata di domenica 17 con il Confronto tra esperienze internazionali di farmacia ospedaliera e la tavola rotonda sulle Digital therapeutics, all’interno di un programma che prevede quotidianamente oltre venti sessioni parallele. A questi macro temi si aggiunge poi, a seguito dell’ormai positiva esperienza degli anni scorsi, l’appuntamento quotidiano con il Laboratorio Life-Farmacisti esperti, occasione imperdibile per fare esperienze pratiche su galenica e altri specifici ambiti professionali.

La giornata d’apertura del Congresso Sifo 2021, però, sarà con ogni probabilità ricordata per un evento che entrerà a buon diritto nella storia della Società, ovvero l’udienza in Vaticano che Papa Francesco ha voluto concedere a una delegazione di congressisti guidata da Cavaliere e Bartolini. È la prima volta che questo accade nella ormai quasi settantennale storia della Sifo, che venne costituita nel 1952.Il Pontefice, ricevendo i farmacisti ospedalieri nella Sala Clementina ha voluto “ribadire l’importanza del sistema sanitario pubblico nazionale, elemento imprescindibile per garantire il bene comune e la crescita sociale di un Paese. E tutto ciò nel contesto della pandemia, che ha cambiato e cambierà il modo di programmare, organizzare e gestire la sanità e la salute”.

Papa Francesco ha anche indicato “tre strade sulle quali proseguire il vostro impegno” di farmacisti ospedalieri. La prima quella della “routine quotidiana e il servizio nascosto”, aspetti “che richiedono pazienza, costanza e precisione, e che non hanno la gratificazione dell’apparire, hanno poca visibilità”. Se fatto con la preghiera, ha affermato, ciò porta alla “santità del quotidiano”.

La seconda strada è quella della professionalità. “Si tratta – ha sottolineato il Pontefice – della capacità di comprendere la malattia e il malato, di personalizzare le medicine e i dosaggi, confrontandosi talvolta con le situazioni cliniche più complesse”.

La terza strada indicata dal Papa, ripreso da Ansa, “interessa la dimensione etica della professione, sotto due aspetti: quello personale e quello sociale”. Sul piano personale, “si tratta di esercitare una costante vigilanza, perché il fine sia sempre la vita del paziente nella sua integralità”.

Sul piano, invece, della giustizia sociale, pur conoscendo il grande spazio che occupa “l’universalità dell’accesso alle cure” nel Servizio sanitario nazionale italiano, “i criteri gestionali e finanziari non sono l’unico elemento da prendere in considerazione”, mentre “la cultura dello scarto non deve intaccare la vostra professione. E anche su questo bisogna essere sempre vigilanti”. “Anche per gli anziani – ha avvertito papa Bergoglio ‘a braccio’ – dare la metà dei medicinali: questo è uno scarto“.

“Voi siete sempre al servizio della vita umana. E questo può comportare in certi casi l’obiezione di coscienza, che non è infedeltà, ma al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata” ha quindi aggiunto il papa.  “Ed è anche denuncia delle ingiustizie compiute ai danni della vita innocente e indifesa”.

In particolare sull’aborto “sono molto chiaro: si tratta di un omicidio e non è lecito diventarne complici“. E “il nostro dovere è la vicinanza: stare vicino alle situazioni, specialmente alle donne, perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione”.

Quindi il pontefice ha concluso con un’osservazione ancora ‘a braccio’: “Oggi c’è un po’ la moda di pensare che sarebbe una buona strada togliere l’obiezione di coscienza. Ma guardate che questa è l’intimità etica di ogni professionista della salute, e questo non va negoziato, mai. È proprio la responsabilità ultima dei professionisti della salute”.

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