In Gazzetta Ufficiale la delibera del CdM per il Dm 71 sull’assistenza territoriale

In Gazzetta Ufficiale la delibera del CdM per il Dm 71 sull’assistenza territoriale

Roma, 5 maggio – È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 3 maggio la delibera del Consiglio dei Ministri (qui il testo) che dà il via libera all’adozione del decreto del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, recante “Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”, meglio noto alle cronache giornalistiche come Dm 71.

Nella delibera si legge che nel rapporto della Corte dei conti sul coordinamento della finanza pubblica, anno 2020, è ribadito che “nonostante l’aumento di attività degli anni più recenti sembra confermarsi ancora, non solo nelle aree più deboli del Paese, una sostanziale debolezza e limitazione della rete territoriale per riuscire a far fronte alle necessità della popolazione in condizioni di non autosufficienza e di quella per la quale la gravità delle condizioni o la cronicizzazione delle malattie richiederebbero una assistenza al di fuori delle strutture di ricovero. Debolezza che ha fortemente pesato sulla gestione dell’emergenza sanitaria (…)”.
La Corte dei conti ha anche evidenziato la necessità e l’urgenza, superata la crisi, di accompagnare un più corretto utilizzo delle strutture di ricovero con il potenziamento di quelle strutture territoriali (ad esempio le Case della salute) che possono essere in grado di dare una risposta continua a quei bisogni sanitari non così gravi e intensi da trovare collocazione in ospedale mantenendo tuttavia un forte legame con le strutture di ricovero.
Riorganizzazione delle attività dei medici di medicina generale, reti specialistiche multidisciplinari, oltre che il potenziamento ulteriore di Adi e assistenza residenziale, rappresentano dunque una scelta obbligata verso la quale si è mosso anche con Piano nazionale della cronicità, proponendo nuovi modelli organizzativi centrati sulle cure territoriali e domiciliari, integrate e delegando all’assistenza ospedaliera la gestione dei casi acuti/complessi non gestibili dagli operatori sanitari delle cure primarie.
La delibera fa poi riferimento al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), approvato dal Consiglio dell’Unione europea il 6 luglio 2021 (10160/21), e in particolare alla missione 6 Salute, con la previsione  della definizione di un nuovo modello organizzativo della sanità territoriale con nuovi  standard strutturali, organizzativi e tecnologici omogenei, finalizzato a “perseguire una nuova strategia sanitaria, sostenuta dalla definizione di un adeguato assetto istituzionale e organizzativo, che consenta al Paese di conseguire standard qualitativi di cura adeguati, in linea con i migliori Paesi europei e che consideri, sempre più, il Ssn come parte di un più ampio sistema di welfare comunitario secondo un approccio one health e con una visione olistica (‘Planetary health’)“.
Rilevato che il 16 marzo 2022 lo schema di decreto è stato inserito all’ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni convocata in seduta ordinaria e che nello stesso giorno è stato diramato dalle Regioni un nuovo testo aggiornato dopo la riunione dei presidenti di Regione; rilevato, altresì, che il ministero dell’Economia e delle Finanze, durante la seduta della Conferenza Stato-Regioni del 16 marzo 2022 ha chiesto il rinvio, e  tenuto infine conto che i ministeri della Salute e dell’Economia e  Finanze, il 29 marzo scorso, hanno trasmesso alla segreteria della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano una nuova versione dell’allegato tecnico, diramato alle Regioni con nota del 30 marzo 2022, nella delibera si prende atto che, nella seduta del 30 marzo 2022, è stata espressa la mancata intesa da parte della predetta Conferenza permanente sullo schema di decreto presentato dal ministero della Salute di concerto con il ministero dell’Economia e delle finanze, “viste le criticità sollevate da parte della Regione Campania”,  concernenti per lo più la  necessità di reperire maggiori risorse economiche per l’attuazione del provvedimento (soprattutto per far fronte alle maggiori spese necessarie per il personale).
Il Governo si è altresì impegnato – si legge sempre nella delibera – a reperire gradualmente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, le risorse eventualmente necessarie a consentire la completa attuazione del decreto.
“In data 21 aprile 2022, il tentativo di raggiungere un’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, in seduta straordinaria, ha avuto esito negativo” si legge nella delibera.  Ma, dal momento che  “l’entrata in vigore del predetto provvedimento costituisce una tappa necessaria, secondo quanto previsto dalla programmazione comunitaria, da raggiungere entro il 30 giugno 2022″, stante l’urgenza il Governo ha ritenuto necessario, “ai sensi dell’art. 1, comma 169, della legge 30 dicembre 2004, n. 311”, provvedere con deliberazione motivata  alladozione del decreto  recante Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale.

È il caso di ricordare che nella riformulazione delle coordinate dell’assistenza territoriale  trova spazio anche la rete delle farmacie convenzionate con il Ssn, che costituiscono presidi sanitari di prossimità ubicati uniformemente sull’intero territorio del Paese  e rappresentano un elemento fondamentale e integrante del Servizio sanitario nazionale. In particolare, la rete capillare delle farmacie convenzionate con il Ssn assicura quotidianamente prestazioni di servizi sanitari a presidio della salute della cittadinanza: in tale ambito vanno inquadrate la dispensazione del farmaco, per i pazienti cronici la possibilità di usufruire di un servizio di accesso personalizzato ai farmaci, la farmacovigilanza, le attività riservate alle farmacie dalla normativa sulla cosiddetta ‘farmacia dei servizi’ e l’assegnazione di nuove funzioni tra le quali le vaccinazioni anti-Covid e antinfluenzali e  la somministrazione di test diagnostici di pubblica salute.

Queste due ultime funzioni, in virtù di un emendamento approvato in Commissione Affari sociali, sono chiaramente esplicitate anche nel decreto Riaperture, sul quale proprio ieri pomeriggio si è espressa favorevolmente la Camera dei deputati, confermando la fiducia al governo (395 i voti favorevoli,  46 i contrari) sul provvedimento, che contiene le misure sulla fine dello stato di emergenza e il superamento delle misure di contrasto al Covid. Vengono in buona sostanza “istituzionalizzati” quei servizi (tamponi e vaccinazioni antiflu e anti-Covid) introdotti sperimentalmente durante l’emergenza, anche se con una formulazione (“con oneri a carico degli assistiti”) che – a interpretarla letteralmente – sembra escludere la possibilità di erogare tali prestazioni in regime di Ssn. I tamponi e le vaccinazioni in farmacia – a voler leggere restrittivamente la norma – sarebbero in altre parole a intero carico dei pazienti. Se così davvero fosse, è evidente che, senza  per questo mettere in discussione l’asserita volontà di riconoscere alle farmacie il dovuto spazio di  presidi sanitari di prossimità del Ssn, esiste evidentemente qualche radicata riserva sul loro rango e dimensione pubblici.

Tornando al Dl Riaperture, sempre a Montecitorio questa mattina verranno votati gli ordini del giorno, dopo di che si passerà al voto finale sul testo che, una volta approvato,  dovrà passare all’esame del Senato, per essere convertito in legge entro il 23 maggio.
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