Immunoglobuline, problemi di carenza perché usate male, documento di Aifa e Cns

Immunoglobuline, problemi di carenza perché usate male, documento di Aifa e Cns

Roma, 19 luglio – Esiste in Italia un problema di disponibilità di immunoglobuline, farmaci importanti in grado di  aiutare tanti pazienti con patologie molto gravi a vivere una vita più dignitosa. La loro carenza, dunque, è vissuta con particolare sofferenza, perché se queste terapie iniziano a scarseggiare per i pazienti inizia un tunnel fatto di ansia e paura. Ed è appunto quel che sta avvenendo nel nostro Paese, dove peraltro si è registrato un significativo aumento nell’impiego di questi farmaci,

“I dati attuali relativi alla domanda di medicinali plasmaderivati in Italia attestano, conformemente a quanto osservato a livello internazionale, un incremento nell’uso di immunoglobuline (Ig), che negli ultimi anni continua esponenzialmente a crescere: una recente valutazione condotta dall’Emtm (European and Mediterranean Initiative in Transfusion Medicine) ha riscontrato dal 2004 a oggi un progressivo incremento nell’utilizzo fino al 40%, che comporta un potenziale sbilanciamento tra disponibilità e domanda” spiegano  l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, e il Centro nazionale sangue (Cns), in un documento di indirizzo sull’uso delle immunoglobuline umane in condizioni di carenza.

L’emergenza mondiale del Covid ha peggiorato il quadro. “La pandemia ha inevitabilmente acuito il fenomeno”  si legge ancora nel documento. “Già nell’ultimo decennio si è assistito a una crescita causata dalla continua approvazione di nuove indicazioni d’uso delle Ig, ma anche dal sempre più esteso utilizzo al di fuori delle indicazioni previste (off-label), non sempre sostenuto da adeguate basi scientifiche, nonché dalla sostanziale incertezza in merito alla durata di trattamento, soprattutto rispetto alle malattie neurologiche che si associano ai disordini immunitari”.

Le ragioni delle criticità sono da ricercare in una serie di concause: “La pandemia e la crisi di donatori di sangue, la forte crescita della domanda, in Italia +20% e quindi anche dei prezzi – nel 2021 si stima in 117mln di euro di spesa per il Ssn – la non autosufficienza dell’Italia che arriva a coprire solo il 70% del fabbisogno e deve importare il resto dagli Usa, leader della produzione di emoderivati” elenca il Centro nazionale sangue, evidenziando  (come peraltro fa anche l’Aifa) come da tutto ciò discenda, a cascata, il problema delle carenze, che prevedibilmente risentirà anche del fatto che  l’estate poi porterà a una maggior riduzione delle donazioni di sangue, che aggraverà la situazione.

La scarsa disponibilità di immunoglobuline crea seri problemi a centinaia di persone nel Lazio, e altrettante in altre Regioni. Il documento di indirizzo di Aifa e Cns sull’uso di questi farmaci in condizioni di carenza  richiama “l’attenzione sul fatto che le singole realtà regionali si dotino di piani di gestione delle carenze che prevedano anche forme di controllo locale delle prescrizioni di Ig e un monitoraggio in tempo reale della disponibilità dei diversi prodotti, in modo da allocare al meglio le risorse terapeutiche disponibili. In base alla disponibilità delle immunoglobuline a livello nazionale e regionale – si legge ancora nel documento – si propone di adottare diverse specifiche strategie di gestione. Sono inoltre proposti, suddivisi per area terapeutica e condizione patologica, i principali criteri per garantire un utilizzo appropriato e prioritario delle Ig in contesti di carenza”.Visualizza immagine di origine

“In questo momento a pagare il prezzo più alto di questa carenza di immunoglobuline sono i pazienti”  conferma il neurologo Mario Sabatelli, responsabile Centro clinico Nemo del Gemelli di Roma (nella foto).  “Chi ha patologie autoimmuni non sempre può avere una terapia alternativa e comunque alcune possono dare effetti collaterali importanti. Purtroppo il ritardo nei cicli, anche passare da 30 a 45 giorni, può avere conseguenze gravi, ci sono persone che se saltano un ciclo si paralizzano”.

Sabatelli però sul tema dell’ipotesi che dietro la carenza delle immunoglobuline ci possa essere anche l’inappropriatezza delle prescrizioni è cauto. “È verosimile che ci sia ma non è legato all’incapacità clinica, le immunoglobuline si provano quando c’è il sospetto di una forma infiammatoria legata ad una malattia autoimmune. E – conclude – in molte condizioni ha senso fare un tentativo”.

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