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lunedì 4 Marzo 2024
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Svimez: “Italia della salute spaccata in due, e con l’autonomia differenziata sarà peggio”

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Roma, 9 febbraio – L’Italia della salute? È spaccata in due, con tanti saluti all’uguaglianza dei cittadini sancita dalla Costituzione, per la quale – oltre a essere un diritto soggettivo e individuale – la tutela della salute costituisce anche un interesse per la collettività, in quanto strumento di elevazione della dignità individuale.

A confermare (se mai ve ne fosse bisogno) le profonde differenze che si registrano nel Paese in materia di tutela del primo e più importante bene esistenziale delle persone è il rapporto Un Paese, due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla salute, realizzato dalla Svimez,  l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, e presentato due giorni fa a Roma in collaborazione con Save The Children.

Nel corso dell’evento è stato proiettato un video con le storie immaginarie di due donne, la calabrese Maria e l’emiliana Sofia, che affrontano la stessa patologia oncologica. Le loro storie riflettono la realtà dei divari Nord-Sud nella qualità dei sistemi sanitari regionali, che costringe molti cittadini del Mezzogiorno a “scegliere” di ricevere assistenza nelle strutture sanitarie del Centro e del Nord, soprattutto per curare le patologie più gravi.

Se Sofia, a Bologna, ha potuto sottoporsi periodicamente ai controlli al seno per verificare la presenza di eventuali tumori e ha scoperto a 55 anni di avere un principio di cancro cominciando subito le cure, Maria invece ha iniziato a sentirsi male, stanca e con poche forze quando ha compiuto 60 anni e dopo i controlli le è stato diagnosticato un tumore in fase avanzata. Sofia si cura a pochi metri da casa sua, Maria deve essere operata e ha deciso di sottoporsi a intervento chirurgico in una Regione del Nord. Comprensibilmente, l’aspettativa di vita per le donne sarà diversa.

Il rapporto Svimez evidenzia come al Sud “i servizi di prevenzione e cura sono più carenti, minore è la spesa pubblica sanitaria, più lunghe le distanze da percorrere per ricevere assistenza, soprattutto per le patologie più gravi”. Gli autori del report, pubblicato nell’ultimo numero di Informazioni Svimez e curato da Luca Bianchi, Serenella Caravella e Carmelo Petraglia (da sinistra, nell’ordine, nelle foto a lato),  rilevano peggiori condizioni sanitarie, meno prevenzione, mortalità per tumori più elevata.

Qual è il quadro dopo l’emergenza Covid? I divari territoriali, viene evidenziato, sono aumentati in un contesto di “generalizzata debolezza del sistema sanitario che, nel confronto europeo, risulta sottodimensionato per stanziamenti di risorse pubbliche (in media 6,6% del Pil contro il 9,4% di Germania e l’8,9% di Francia), a fronte di un contributo privato comparativamente elevato (24% della spesa sanitaria complessiva, quasi il doppio di Francia e Germania)”.

Dai dati regionalizzati di spesa sanitaria risultano “livelli di spesa per abitante, corrente e per investimenti, mediamente più contenuti nelle regioni meridionali”. A fronte di una media nazionale di 2.140 euro, la spesa corrente più bassa si registra in Calabria (1.748 euro), Campania (1.818 euro), Basilicata (1.941 euro) e Puglia (1.978 euro). Per la parte di spesa in conto capitale, i valori più bassi si ravvisano in Campania (18 euro), Lazio (24 euro) e Calabria (27 euro), mentre il dato nazionale si attesta su una media di 41 euro.

Il monitoraggio Lea (Livelli essenziali di assistenza), che offre un quadro delle differenze nell’efficacia e qualità delle prestazioni fornite dai diversi Servizi sanitari regionali, fa emergere i deludenti risultati del Sud: cinque Regioni del Mezzogiorno risultano inadempienti, rileva il rapporto.

E poi c’è il fattore sociale. Su 1,6 milioni di famiglie italiane in povertà sanitaria, 700mila sono al Sud, si legge nella nota che riassume i contenuti del rapporto Svimez. In base alle recenti valutazioni del Crea (Centro per la ricerca economica applicata in sanità), sono il 6,1% le famiglie italiane in povertà sanitaria, perché hanno riscontrato difficoltà o hanno rinunciato a sostenere spese sanitarie. Nel Mezzogiorno la quota la povertà sanitaria riguarda l’8% dei nuclei familiari, una percentuale doppia rispetto al 4% del Nord-Est (5,9% al Nord-Ovest, 5% al Centro).

La speranza di vita risulta essere minore al Sud di 1,5 anni. Ed è più alta anche la mortalità per tumore. Il Mezzogiorno, secondo gli indicatori Bes (Benessere equo e sostenibile) sulla salute, è l’area del Paese caratterizzata dalle peggiori condizioni di salute. Gli indicatori relativi alla speranza di vita mostrano un differenziale territoriale marcato e crescente negli anni: nel 2022, la speranza di vita alla nascita per i cittadini meridionali era di 81,7 anni, 1,3 anni in meno del Centro e del Nord-Ovest, 1,5 rispetto al Nord-Est. Analoghi differenziali sfavorevoli al Sud si osservano per la mortalità evitabile causata da deficit nell’assistenza sanitaria e nell’offerta di servizi di prevenzione. Il tasso di mortalità per tumore è di 9,6 per 10mila abitanti per gli uomini rispetto all’8 circa del Nord. E’ cresciuto il divario per le donne: 8,2 al Sud con meno del 7 al Nord; nel 2010 i due dati erano allineati.

Un dato che incide è che nel Mezzogiorno si fa meno prevenzione oncologica. Secondo le valutazioni dell’Istituto superiore di sanità (Iss), nel biennio 2021-2022 in Italia circa il 70% delle donne di 50-69 anni si è sottoposta ai controlli: circa due su tre lo hanno fatto aderendo ai programmi di screening gratuiti. La copertura complessiva è dell’80% al Nord, del 76% al Centro, ma scende ad appena il 58% nel Mezzogiorno. La prima Regione per copertura è il Friuli Venezia Giulia (87,8%); l’ultima è la Calabria, dove solamente il 42,5% delle donne di 50-69 anni si è sottoposto ai controlli. I dati relativi agli screening organizzati dai Ssr confermano i profondi divari regionali nell’offerta di servizi che dovrebbero essere garantiti in maniera uniforme in quanto compresi tra i Lea. La quota di donne che ha avuto accesso a screening organizzati oscilla tra valori compresi tra il 63 e il 76% in Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, provincia autonoma di Trento, Umbria e Liguria, e circa il 31% in Abruzzo e Molise. Le quote più basse si registrano in Campania (20,4%) e in Calabria, dove le donne che hanno effettuato screening promossi dal servizio sanitario sono appena l’11,8%, il dato più basso in Italia.

In questo quadro già drammatico di suo interverrà la riforma governativa per l’attuazione dell’autonomia differenziata, che – sostiene il report di Svimez – rischia di aggravare ulteriormente il divario tra Nord e Sud, creando una maggiore sperequazione finanziaria e, di conseguenza, ampliando le diseguaglianze nel diritto alla salute e il fenomeno della mobilità in sanità (che porta altri soldi nelle casse delle Regioni di destinazione).

“La concessione di ulteriori forme di autonomia”  sostiene il rapporto “potrebbe determinare ulteriori capacità di spesa nelle Regioni ad autonomia rafforzata finanziate dalle compartecipazioni legate al trasferimento di funzioni e, soprattutto, dall’eventuale extra-gettito derivante dalla maggiore crescita economica”. Senza contare che la discrezionalità nella gestione e retribuzione del personale, la regolamentazione dell’attività libero-professionale, l’accesso alle scuole di specializzazione, le politiche tariffarie rafforzano la competitività del sistema sul fronte dell’attrazione di fondi e risorse umane – quest’ultime già carenti sull’intero territorio – e della possibilità di garantire servizi più efficienti.

Chi afferma che dall’autonomia trarranno vantaggio le regioni del Sud dice una balla spaziale”, chiosa al riguardo Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe (nella foto), intervenuto alla presentazione del rapporto.  Per Bianchi la possibilità di un riequilibrio della situazione passa “dall’aggiornamento del metodo di riparto delle risorse del fondo sanitario nazionale con gli indicatori socio-economici: i criteri di deprivazione sono al momento considerati solo marginalmente, sottostimando il bisogno di cura e prevenzione nel Sud”.

 

♦  Report Svimez –  Un Paese due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla Salute

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