Carenze farmaci, allarme Mdc che scrive all’Europa: “Introvabili anche alcuni salvavita”

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Roma, 24 febbraio – Che le carenze di medicinali – per ragioni diverse e con gradi ben differenti di gravità e durata – siano una criticità per certi versi inevitabile dei sistemi sanitari di ogni Paese, è ormai da qualche anno una realtà assodata con la quale è diventato giocoforza convivere, ponendo in essere tutte le misure di contrasto necessarie per risolvere alla radice il problema, se possibile, o quantomeno per ridurre in ogni caso al minimo le conseguenze che possono derivarne. Il fenomeno – ovviamente – colpisce anche l’Italia, che come ogni altro Paese deve fare i conti con ricorrenti difficoltà a reperire sul mercato qualche referenza farmaceutica, difficoltà che ovviamente colpiscono in prima persona quei cittadini che del farmaco indisponibile sul mercato hanno bisogno.

Va detto – come è stato fatto più volte, evidentemente non a sufficienza – che proprio l’Italia (il riconoscimento arriva dalle valutazioni di altri Paesi, che in non pochi casi ci hanno “copiato”) è il Paese che prima, più e meglio di ogni altro si è distinto per aver studiato e posto in essere politiche di contrasto contro gli stati di carenze dei farmaci, attivando già nel 2015  un tavolo di discussione con tutti gli  stakeholder della filiera, adottando iniziative per bloccare l’esportazione illegale di alcuni prodotti, sviluppando misure e strumenti di contrasto specifici su casi originati da cause diverse e impegnandosi soprattutto sul  terreno dell’informazione. Fondamentale, quest’ultimo, anche per ridurre al minimo l’eccesso di allarmismo che finisce inevitabilmente per acuire i problemi, se non addirittura (in qualche caso) per generarli: lanciare allarme drammatici sulla introvabilità di un medicinale era ed è infatti il modo migliore per generare  nei cittadini che ne hanno bisogno per curarsi una corsa a un inutile accaparramento che la carenza, poi, finisce per provocarla davvero.

Decisivi, nell’approntamento di una efficace e ben munita front line di difesa contro le carenze, sono stati il ruolo e l’impegno di Aifa (in particolare con il suo Ufficio Qualità dei prodotti e Contrasto al crimine farmaceutico diretto da Domenico Di Giorgio, nella foto) condiviso con tutti gli stakeholder della filiera del farmaco: industria, distribuzione intermedia e farmacie.

In ogni caso, quanto fatto finora non impedisce che – di quando in quando – qualche allarmista si svegli e, preoccupatissimo, azioni la sirena: Attenzione, attenzione, troppi farmaci sono introvabili, i cittadini non riescono a curarsi, chi deve faccia qualcosa. L’ultimo esempio – certamente dettato dalle migliori intenzioni – arriva dal Movimento Difesa del cittadino, che ha presentato un parere alla Commissione europea in risposta alla proposta legislativa sui medicinali critici, evidenziando la drammatica situazione in Italia e in tutta l’Unione europea.

“Le carenze di medicinali rappresentano una minaccia concreta e quotidiana per la salute dei nostri cittadini” ha spiegato il portavoce nazionale  di Mdc Francesco Luongo (nella foto). “È inaccettabile che farmaci essenziali diventino introvabili nelle farmacie, mentre il mercato parallelo li dirige verso Paesi esteri, gonfiandone il prezzo e compromettendo la continuità delle cure. Chiediamo un intervento urgente nel nuovo Regolamento Ue che dovrebbe essere emanato nel gennaio 2026: è necessario rafforzare la produzione interna e introdurre misure di controllo efficaci per tutelare il diritto alla salute».

Secondo i dati raccolti dall’associazione, dal 2018 al 2024 il numero di farmaci a rischio carenza in Italia è raddoppiato, passando da circa 1.600 a oltre 3.700. Il preoccupante aumento viene attribuito principalmente alla cessazione definitiva della commercializzazione, responsabile del 44% delle carenze, e a problemi di produzione, che incidono per poco più del 25%. Mdc dimentica però di annotare, nel suo allarme, che un recentissimo dato rilevato dall’Osservatorio Nomisma ha avuto cura di sottolineare che per quasi otto farmaci a rischio su dieci esiste un corrispettivo equivalente.

“Numerosi farmaci fondamentali, molti dei quali salvavita, sono da mesi introvabili nelle farmacie italiane”  denuncia comunque senza fare una piega il Mdc. “Tra questi vi sono il Mifepristone, indispensabile per l’interruzione volontaria di gravidanza, e Pancrelipasi, utilizzato per trattare l’insufficienza pancreatica”.

Servono misure urgenti e coordinate a livello europeo, spiega Mdc. Bisogna rafforzare e diversificare la catena di approvvigionamento, incentivando investimenti in impianti produttivi in Europa e adottando tecnologie avanzate per il monitoraggio in tempo reale. È necessario controllare le esportazioni per impedire il dirottamento verso mercati esteri e garantire che i medicinali essenziali restino disponibili per i cittadini. E bisogna che ci sia collaborazione fra Stati membri, istituzioni e associazioni dei consumatori.

Il prossimo Regolamento europeo, spiega ancora Mdc  suggerendo la linea, dovrebbe includere disposizioni incisive per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di medicinali critici. L’associazione consumerista sottolinea inoltre il ruolo fondamentale delle associazioni dei consumatori e dei malati, che devono essere parte attiva nel monitoraggio e nella definizione delle politiche sanitarie.

L’iniziativa di Mdc, certamente meritoria, sembra però tradire un approccio alla questione che – del tutto comprensibilmente – risente di una certa  parzialità, affrontato come è  in via del tutto esclusiva dal punto di vista del paziente. Postura che inevitabilmente induce  a identificare come “carenza” qualsiasi situazione in cui un cittadino che abbia bisogno di un farmaco al quale incontra qualche difficoltà ad accedere. E si tratta, è bene dirlo, di un vero e proprio bias cognitivo.

Bisognerebbe infatti sempre considerare che le carenze di farmaci sul mercato sono realtà con livelli di caratterizzazione e differenziazione tali da rendere del tutto sbagliato, inutile e controproducente ogni valutazione che finisca per accomunarli tutti in maniera indistinta all’interno di un solo faldone, quello appunto della “carenza di farmaci”. Il primo side effect negativo è appunto la facilità con cui, al primo minimo segnale di sofferenza che – come è ormai acquisito – è purtroppo diventato “normale”, si lanci un allarme, meglio se utilizzando il massimo dei decibel.

Bisognerà ragionevolmente far pace con il pensiero che le carenze sono di varie fattispecie, dalle carenze produttive (le più frequenti e anch’esse originate da diversi fattori) agli improvvisi  picchi di domanda, dalla difficoltà a reperire una materia prima al veto all’immissione nel mercato per qualche problematica insorta o, magari, anche solo per confezionamenti non conformi.

In ogni caso, non bisogna corre il rischio di enfatizzare il problema carenze, un errore di merito e di metodo: il problema riguarda infatti – come è possibile verificare, basta consultare la lista dei farmaci carenti che pubblica Aifa – un numero molto limitato di farmaci, dal momento che per la gran parte dei medicinali mancanti, come già osservato in precedenza, c’è un’abbondanza di alternative sul mercato. La parte residuale, decisamente minoritaria, di farmaci che invece che non hanno effettivamente alternative rappresenta invece un problema di ben altra consistenza, contro il quale sono però poste in essere diverse misure di mitigazione, dalla sostituzione della terapia fino all’importazione del prodotto dall’estero, soluzioni che le strutture sanitarie italiane attuano correntemente.

C’è anche un altro terreno nel quale si è particolarmente distinto in materia di contrasto al fenomeno carenze, quello della prevenzione, realizzata grazie all’impegno condiviso di amministrazioni e stakeholder privati e al grande lavoro dei servizi farmaceutici di Regioni e Province autonome sul territorio. Ma l’ambito decisivo – è il caso di ribadirlo – resta quello dell’informazione corretta, che resta lo strumento più efficace per evitare che le carenze siano percepite erroneamente come emergenze nelle situazioni in cui invece si tratta di problemi marginali.

E gli strumenti informativi corretti messi a disposizione anche dei pazienti non mancano davvero: ogni cittadino può consultare l’elenco dei farmaci carenti pubblicato sul sito Aifa, ad esempio, e anche scaricare un’App che riporta i farmaci carenti e permette di attivare degli alert, con la possibilità di trovare su entrambi gli strumenti anche le indicazioni sul da farsi  per ogni medicinale mancante.

Gli strumenti ci sono, dunque, anche se sicuramente servono sforzi supplementari (il riferimento è soprattutto all’Aifa…) per farli conoscere ai cittadini affinché imparino a usarli come riferimenti abituali. Ma farebbero bene ad avvalersene  consultandoli con la dovuta attenzione – magari prima di lanciare un allarme, per valutarne tutta la fondatezza –  anche coloro che  “fanno informazione”, siano essi giornalisti, rappresentanti di associazioni di malati, politici in cerca di scorciatoie facili per un filo in più di visibilità e anche rappresentanti di associazioni civiche di difesa dei cittadini, tanto per dire.

Ma il cerchio dell’informazione può essere completato con successo solo dai professionisti sanitari che operano nel territorio, su tutti (visto che è di farmaci che si parla) il farmacista, il cui impegno (insieme a quello del mmg) è assolutamente decisivo per affrontare ogni problema di carenza di medicinale in quella che è la sua specificità, indicando il giusto modo per risolverlo o – nella peggiore delle ipotesi – di ridurne al massimo le potenziali conseguenze negative.

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