Morbillo e vitamina A, il portale Fnomceo fa chiarezza: “Non riduce il rischio di malattia”

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Roma, 11 marzo – La premessa necessaria è che ognuno ha i ministri che si merita e che si è in buona sostanza scelto eleggendo con il suo voto chi ha il potere di nominarli. Quello che si occupa della sanità degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr, protagonista da tempo delle cronache d’oltre Oceano per sortite, diciamo così, tanto eterodosse quanto discutibili,  in materia di vaccini e non solo, ha avuto modo di aggiungere un’altra perla al suo scrigno, scrivendo con la sua consueta sicumera che  la vitamina A “può ridurre drasticamente la mortalità per morbillo”. Il sotto testo dell’affermazione è, ovviamente, “Perché dunque vaccinarsi contro il morbillo se basta una vitamina a sconfiggerlo?”, perfettamente intelligibile e anche molto gradito in un Paese che vanta (si fa per dire) qualcosa come 80 milioni di cittadini non vaccinati e dove i no vax “ideologici” sono legioni sterminate.

Sortite come quella di Kennedy jr, però, potrebbero indurre dubbi, se non addirittura falsi convincimenti, anche in chi non sarebbe pregiudizialmente ostile nei confronti dei vaccini. Ed è soprattutto a beneficio di costoro che non solo è opportuno ma necessario fare chiarezza. Nel nostro Paese prova a farlo Roberta Villa (nella foto), giornalista laureata in medicina, apprezzatissima divulgatrice scientifica, che sul portale anti-bufale della Fnomceo Dottore, ma è vero che…? entra nel merito dell’affermazione del ministro della Salute USA.

“L’unico modo efficace per proteggersi dal morbillo, una malattia altamente contagiosa, è il vaccino. Tuttavia, la carenza di vitamina A può aumentare il rischio di complicazioni gravi, soprattutto nei bambini malnutriti” spiega Villa. “Assumere vitamina A quando si è sani non riduce il rischio di contrarre il morbillo, ma può essere utile per mitigare alcuni effetti della malattia nei soggetti vulnerabili”.

La giornalista ricorda che “sulla base di studi condotti in contesti a rischio, l’Oms raccomanda la somministrazione di vitamina A ad alte dosi (200.000 Ui per due giorni) ai bambini affetti da morbillo. Tuttavia, l’efficacia di questa misura è ancora dibattuta: una revisione Cochrane non ha trovato prove di una riduzione della mortalità nei bambini trattati con vitamina A, tranne nei casi di bambini molto piccoli (sotto i due anni), per i quali si è osservato un lieve beneficio. Uno studio italiano del 2021, condotto su bambini ospedalizzati per morbillo a Napoli” aggiunge Villa “non ha mostrato miglioramenti nei soggetti trattati rispetto al gruppo di controllo. L’Oms continua a raccomandarne l’uso per prevenire il rischio di cecità nei bambini con carenza di vitamina A, piuttosto che per il trattamento del morbillo in sé”.

“Il basso costo e la semplicità della somministrazione fanno sì che la vitamina A venga ancora prescritta nei Paesi a rischio. Anche il Red Book dell’American Academy of Pediatrics e la Società italiana di Pediatria ne raccomandano l’uso nei bambini ricoverati per morbillo” conclude Villa, senza però mancare di sottolineare quello che alla fine è il messaggio più importante: “L’integrazione di vitamina A non previene la malattia e non sostituisce il vaccino”.

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