Morbillo in Italia ormai endemico e casi in aumento nel 2026, la circolare del Ministero

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Roma, 24 settembre – Nel 2024 nessuna Regione italiana ha raggiunto la soglia raccomandata per la seconda dose di vaccino contenente morbillo. Il risultato raggiunto dal Paese è inferiore agli standard definiti dall’Oms, secondo  i quali l’elevata trasmissibilità del virus del morbillo richiede il raggiungimento di coperture vaccinali sopra il 95% con due dosi per interrompere la trasmissione e garantire l’immunità di gregge nelle coorti target (bambini, adolescenti e gruppi vulnerabili).

A evidenziarlo è la circolare del Ministero della Salute  Morbillo – analisi epidemiologica (anni 2024-2026) e raccomandazioni operative, a firma di Maria Rosaria Campitiello (nella foto), capo del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute, che analizza l’andamento epidemiologico tra il 2024 e il 2026 parlando esplicitamente di una condizione di endemicità del morbillo in Italia e segnala la persistenza di focolai in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia. Il documento alle Regioni per richiamarle a rafforzare sorveglianza, vaccinazioni e recupero delle persone non immunizzate, dopo aver appunto registrato il mancato raggiungimento in tutte le Regioni e Province autonome del Paese della soglia di copertura vaccinale  raccomandata dall’Oms. La media nazionale per la seconda dose si ferma infatti all’84,45%, mentre la prima dose raggiunge il 94,77%. Le coperture più basse per il richiamo si registrano in Sicilia (67,88%), Campania (71,89%) e nella Provincia autonoma di Bolzano (73,69%), sotto la soglia raccomandata dall’Oms per garantire l’immunità di gregge nelle fasce di popolazione target.

Il quadro descritto nel documento del ministero  “suggerisce una possibile criticità nella copertura vaccinale e un conseguente rischio di aumento della circolazione del morbillo, in particolare tra i soggetti non immunizzati. I dati segnalati nel sistema Premal relativi al 2026 evidenziano come la maggior parte dei casi notificati si verifichi tra i giovani adulti (15-39 anni). Nella stessa fascia di età, il 94,7% dei casi con stato vaccinale noto risulta non vaccinato”.

Di particolare rilievo epidemiologico, evidenzia la circolare, “è la quota di casi tra gli operatori sanitari, che risultano 55 casi su 417 soggetti con professione nota (13,2%) e rappresentano il 19,2% dei casi adulti ( sopra i 18 anni) con professione nota (287). Per 45 di questi operatori  è disponibile l’informazione sullo stato vaccinale; tra essi, 40 risultano non vaccinati, pari all’88,9% del totale con stato vaccinale noto. Tale evidenza” si legge nel documento, “suggerisce un significativo coinvolgimento del setting sanitario nella dinamica di trasmissione, compatibile con esposizioni occupazionali in contesti assistenziali ad alta frequenza di contatto, in particolare in fase di circolazione attiva del virus”.

I numeri del 2026 confermano le criticità: nei primi cinque mesi sono stati confermati 472 casi, contro i 322 registrati nello stesso periodo del 2025 e i 509 del 2024. Se si considerano anche i casi possibili e probabili, le segnalazioni complessive salgono a 609 nel 2026, contro le 342 del 2025 e le 568 del 2024, anche se il Ministero avverte che questo dato risente dei tempi di aggiornamento della piattaforma di sorveglianza Premal e della trasmissione dei risultati di laboratorio.

L’aumento più vistoso riguarda la Calabria, dove i casi sono passati da 17 nel 2025 a 265 nel 2026, un incremento legato a un focolaio del genotipo D8-5963. Crescite significative si registrano anche in Campania, da 18 a 100 casi, nel Lazio, da 47 a 54, e in Toscana, da 6 a 49. Secondo i dati del sistema Premal relativi al 2026, la maggior parte dei contagi colpisce i giovani adulti tra i 15 e i 39 anni: in questa fascia d’età il 94,7% dei casi con stato vaccinale noto riguarda persone non vaccinate. Considerando il totale dei casi 2026 con stato vaccinale noto, la quota di non vaccinati sale al 93,3%. Anche tra il personale sanitario colpito la situazione desta preoccupazione: l’88,9% degli operatori infetti non era vaccinato.

Le raccomandazioni operative della circolare

Le raccomandazioni della circolare tengono conto del parere espresso dall’Istituto superiore di sanità, al fine di rafforzare il controllo e favorire il ripristino dell’interruzione della trasmissione endemica di morbillo. Queste le indicazioni operative:

♦ potenziare i sistemi di sorveglianza, assicurando un’accurata indagine epidemiologica dei casi sospetti e la conferma di laboratorio sia dei casi sporadici sia dei focolai. In particolare, si raccomanda la massima tempestività nel condurre l’indagine epidemiologica, la segnalazione del caso sospetto su sistema Premal entro 24 ore e nella raccolta dei campioni biologici, già al primo contatto con il caso sospetto, sia per la conferma diagnostica sia per la caratterizzazione virologica. I campioni dovranno essere inviati al proprio Laboratorio regionale di riferimento della rete MoRoNet o, in assenza di questo, al Laboratorio nazionale di riferimento.

♦ Promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio, e rafforzare le attività di recupero (catch-up) per garantire il completamento della seconda dose. In particolare, rafforzare gli interventi rivolti agli operatori sanitari (verifica dello stato immunitario, offerta attiva della vaccinazione, eventuale screening sierologico)”.

♦ Implementare attività di comunicazione del rischio, rivolte sia agli operatori sanitari sia alla popolazione, al fine di aumentare la fiducia e l’adesione vaccinale, con il coinvolgimento strutturato di medici di famiglia e pediatri di libera scelta.

♦ Implementare attività di formazione strutturata degli operatori sanitari sulle competenze comunicative sulla comunicazione in ambito vaccinale.

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