Ccnl farmacie private, collaboratori in piazza a Perugia, Cagliari, Torino e a breve Bologna

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Roma, 10 giugno – Mentre prosegue lo stallo negoziale sul rinnovo del Ccnl dei dipendenti delle farmacie private, interrotte ormai un mese fa dai sindacati dei lavoratori per l’indisponibilità della parte datoriale a rivedere la sua offerta di aumento retributivo pari a 120 euro (nei tre anni), ritenuta irricevibile, i farmacisti collaboratori sembrano avere la ferma intenzione di continuare e inasprire la loro protesta, finalizzata a un riconoscimento tangibile della loro professionalità che passi in primo luogo attraverso retribuzioni più dignitose delle attuali.

Nel Paese hanno già avuto luogo pubbliche manifestazioni di protesta, cominciate a Perugia il 16 maggio scorso (vedi foto qui sotto, RIFday ne riferì qui) e poi proseguite in Sardegna, a Cagliari, e in Piemonte. E altre iniziative sono in programmazione e in qualche caso già in programma, come quella annunciata a Bologna per il 20 giugno. I collaboratori, supportati dai sindacati, questa volta sembrano fermamente intenzionati a non firmare accordi al ribasso, come hanno dimostrato le azioni di protesta già poste in essere.  A Cagliari sono scesi in piazza il 3 giugno scorso circa 300 farmacisti dipendenti (sui circa 2000 che lavorano nelle 600 farmacie sarde),  sostenuti da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, raggiungendo la Prefettura per levare la loro protesta contro l’associazione datoriale.
Le motivazioni sono quelle rese note da tempo: le posizioni di chiusura di Federfarma, che continua a rispondere con proposte irricevibili alle richieste dei sindacati, senza riconoscere  il valore e la professionalità di migliaia di farmacisti e farmaciste, né tanto meno il carico  di lavoro straordinario cui debbono far fronte per i compiti e le mansioni aggiuntive arrivate con la ‘farmacia dei servizi’ che però “non sono riconosciuti con un aumento del salario minimo”, come ha osservato a Cagliari la segretaria regionale della Filcams Cgil Nella Milazzo (nella foto), precisando che la lotta è appena all’inizio e continuerà con maggior forza se Federfarma non muterà atteggiamento: “Il nostro non è ancora uno sciopero ma una mobilitazione che inizia con questo primo presidio a Cagliari e continuerà poi nelle prossime settimane anche a Sassari”.
A confermare l’intenzione di proseguire la protesta è stato anche Giuseppe Atzori di Fisascat Cisl, che accusa Federfarma di considerare i farmacisti collaboratori “addirittura meno dei commessi di supermercato, perché la proposta economica che fa è veramente irrisoria e non è assolutamente dignitosa per dei professionisti che dopo tanti anni di studi e di esperienza sono punti di riferimento fondamentali nel territorio. Quindi ci deve essere assolutamente un cambio di rotta da parte di Federfarma e per questo è stata decisa a livello nazionale, dalle tre organizzazioni sindacali, un periodo di lotta che inizia oggi”.
Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni del segretario regionale Uiltucs Cristiano Ardau: “Dopo otto incontri nazionali, Federfarma continua a lasciare sul piatto la proposta iniqua di 120 euro di aumento retributivo, pari a 69 centesimi di euro per ogni ora”spiega il sindacalista. “Quindi i farmacisti, dopo cinque anni di laurea e i vari corsi di specializzazione, guadagnano meno di un salumiere. Nella farmacia dei servizi i farmacisti inoculano vaccini, fanno l’elettrocardiogramma e sono presidio medico sanitario: le farmacie fanno grandi profitti ma non vogliono riconoscere ai farmacisti dipendenti la dignità retributiva e normativa. Da qui la protesta dei farmacisti”. Che, fa capire Ardau, se Federfarma non recederà dalle sue posizioni, finirà inevitabilmente “in uno sciopero nazionale del settore”.

Appena due giorni dopo, il 5 giugno, sono stati i collaboratori di Torino a organizzare nella fascia oraria meridiana un presidio di fronte alla sede di Federfarma Piemonte (nella foto del titolo e in quella qui a fianco, di torinoggi.it), sostenuto con lo slogan “Più mansioni senza retribuzione”, a significare la pretesa della sigla dei titolari di farmacia, ritenuta assurda e offensiva, di avanzare un’offerta di aumento retributivo che, oltre a non tenere conto dell’inflazione e del carovita, introduce maggiori carichi di lavoro a fronte di compensi considerati inadeguati.

Nel capoluogo sabaudo, però, l’azione di protesta – anche qui organizzata da Filcams, Fisascat e Uiltucs – ha prodotto dopo circa un’ora di slogan urlati in Piazza S. Anselmo l’esito di un incontro tra i rappresentanti di Federfarma e una delegazione dei farmacisti scesi in piazza, che è stata ricevuta nella sede della sigla datoriale. L’abboccamento avrebbe prodotto una prima apertura. “Siamo stati ascoltati e ci è stata dichiarata disponibilità a portare le criticità elencate durante il confronto al tavolo nazionale e sulle agende di chi a quel tavolo siede”ha spiegato Ivano Franco, di Filcams-Cgil Torino, alla fine dell’incontro.

La mobilitazione, in ogni caso, in assenza di segnali forti, continua:  anche a Bologna i farmacisti si preparano a manifestare: il 20 giugno, dalle 13 alle 15, si terrà un presidio di collaboratori in camice e caduceo, anche in questo caso davanti alla sede locale di Federfarma.

“Il momento di fare sentire la propria voce è arrivato” si legge nei materiali diffusi dai sindacati per portare all’attenzione dell’opinione pubblica una situazione contrattuale ormai inaccettabile. Sindacati che, in questa tornata di rinnovo del Ccnl, sembrano assolutamente determinati a rivendicare un rinnovo contrattuale dignitoso e in grado di valorizzare la professionalità di una categoria che, soprattutto dopo l’emergenza sanitaria, ha visto crescere il proprio ruolo e le proprie responsabilità nella sanità di prossimità.

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