Roma, 22 dicembre – Gli ospiti delle Rsa assumono in media circa otto farmaci al giorno, che – le stime sono della Sigg, la Società italiana di Gerontologia e Geriatria – espongono il 42% i ricoverati in queste strutture ad almeno un’interazione pericolosa, con casi che arrivano fino a sette interferenze contemporanee. Un problema che di fatto costituisce un serio ostacolo alla corretta assunzione della terapia nasce anche dalle dimensioni di pillole, capsule e compresse, non di rado tali da rappresentare un problema per chi ha difficoltà a deglutire. In ragione di ciò, nelle Rsa è un’abitudine invalsa quella di dividere o triturare pillole e compresse (accade a una compressa su tre) e di aprire una capsula su quattro per dispensarla “porzionata” e molto spesso “nascosta” in cibi e bevande.
Il problema, osservano Dario Leosco (nella foto), ordinario di Geriatria all’Università Federico II di Napoli e presidente di Sigg, e Andrea Ungar, ordinario di Geriatria all’Università di Firenze e ideatore dei uno studio dedicato all’argomento, di “soluzioni semplici ma non appropriate nel 13% dei casi, ovvero nel 5% di tutte le compresse e nell’8% di tutte le capsule somministrate, con rischi di inefficacia e sicurezza dei farmaci”. Si tratta dei trisultati preliminari della prima indagine nazionale svolta nelle Rsa per valutare l’appropriatezza e i rischi del modello di prescrizione dei farmaci e della loro forma di somministrazione, appena pubblicati sulla rivista Aging Clinical and Experimental Research.
Lo studio ha coinvolto 3400 anziani residenti in 82 strutture di 12 Regioni italiane rappresentative di tutto il territorio nazionale ed è stato condotto dalla Sigg in collaborazione con la Fondazione Anaste Humanitas, che ha condotto una specifica rilevazione durante il Prescription Day 2024.
“La gestione del farmaco è un processo complesso, che diventa cruciale soprattutto nelle Rsa dove gli ospiti sono generalmente più anziani, più fragili e con più malattie croniche, rispetto agli anziani che non vivono in comunità, come mostrano i primi risultati dell’indagine” spiega Alba Malara
, presidente di Anaste Humanitas (nella foto). “Infatti, l’età media è di 85 anni, 70% donne, e la quasi totalità convive con quattro o cinque malattie croniche, con diagnosi di demenza in oltre la metà degli ospiti che in molti casi dipendono dall’assistenza per la maggior parte della vita quotidiana. Questo contesto di complessità clinica” evidenzia Malara “comporta l’assunzione di una media di circa otto farmaci al giorno, spesso con una pluralità di somministrazioni quotidiane, fino a quattro-cinque volte. Un’esposizione farmacologica elevata: su un totale di circa 24mila prescrizioni, quasi 17mila sono pillole, con ricorso prevalente a farmaci cardiovascolari, psicofarmaci e gastro-protettori” evidenzia ancora Malara, aggiungendo che nel 42% degli anziani si determina il rischio di almeno un’interazione pericolosa tra due o più farmaci. “La più diffusa risulta quella derivante dalla combinazione di più psicofarmaci” conclude l’esperta “che può aumentare il pericolo di cadute e peggiorare lo stato cognitivo, specialmente nei pazienti con demenza”.
Ma la pratica del frazionamento di pillole e compresse espone anche ad altre criticità: la frantumazione e inevitabile movimentazione delle polveri senza protezione di guanti o maschera, ad esempio, espone infermieri e caregiver al rischio di allergie e intossicazioni da contatto e inalazione, “in particolare – osservano i ricercatori – con farmaci citotossici”. E parimenti rischiosa può essere somministrare i farmaci nascondendoli in cibi e bevande, pratica che “può influenzarne l’assorbimento e il metabolismo, renderlo inefficace e potenziarne la tossicità” osserva ancora Malara.
L’indagine Sigg, tira le somme Ungar (nella foto), “ha evidenziato che le raccomandazioni già esistenti per la gestione della terapia orale, cioè le attuali Do not crush list disponibili, non sono univoche né aggiornate, lacuna che apre la strada alla necessità di sviluppare riferimenti aggiornati e riconosciuti a livello nazionale, capaci di guidare le decisioni cliniche e ridurre il rischio di errori connessi alla manipolazione inappropriata”.


