
Roma, 23 gennaio – L’impatto economico e industriale della direttiva europea sulle acque reflue urbane, che rischia di gravare in modo sproporzionato sulle aziende, potrebbe essere devastante sull’industria farmaceutica. A ribadire un allarme già lanciato diverse volte in passato sono stati Marcello Cattani, presidente di Farmindustria e Michele Uda, direttore generale di Egualia (nell’ordine nelle foto a lato), dando voce alle fortissime preoccupazioni delle aziende del pharma nel corso di un’audizione davanti alla 4ª Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato, nell’ambito del ciclo di audizioni relative alla Legge di delegazione europea 2025.
Ricordato che in un contesto globale di forte concorrenza, tensioni geopolitiche e commerciali, aumento strutturale dei costi operativi del 30% rispetto al 2021, l’Europa ha già perso molto terreno rispetto agli altri grandi macrosistemi globali e sta attuando provvedimenti come la revisione della legislazione farmaceutica che aumenteranno il gap, i due rappresentanti della filiera dell’industria farmaceutica in Italia hanno ribadito una volta di più la necessità di risolvere le criticità contenute nel sistema Epr (Responsabilità estesa del produttore) che – se introdotto senza modifiche – rischia di compromettere in maniera irreversibile la sostenibilità del comparto.
Recenti evidenze mostrano che la valutazione di impatto della Commissione ha sovrastimato l’impatto ambientale dei farmaci di quattro volte (dal 66% stimato dalla Commissione Ue al 18%) e ha sottostimato i costi (che sarebbero invece superiori dalle 5 alle 10 volte): gli oneri aggiuntivi costituirebbero una tassa da circa 10 miliardi di euro l’anno per le aziende in Europa, anziché gli 1,2 miliardi della valutazione di impatto, che graveranno su soli due settori, farmaceutico e cosmetico, rischiando di acuire il fenomeno delle carenze di medicinali, in contraddizione con altre iniziative della stessa Unione europea.
Di qui le richieste avanzate da Farmindustria ed Egualia al Governo perché continui a sostenere con forza in tutte le sedi disponibili – a partire da possibili emendamenti all’Omnibus ambientale recentemente presentato dalla Commissione Ue – la necessità di sospendere l’applicazione della Direttiva per consentire un nuovo impact assessment entro il termine del 31 dicembre 2028 per l’entrata in vigore dello schema di Epr.
Inoltre, in vista dell’entrata in vigore nazionale della direttiva nella sua attuale versione, i rappresentanti della filiera hanno chiesto con forza l’adozione di principi che salvaguardino l’accesso a medicinali e la competitività dell’industria farmaceutica, applicando le norme a tutti i produttori di sostanze micro-inquinanti perché contribuiscano in modo proporzionato alla loro rimozione, adottando un metodo di calcolo dei contributi concordato dagli organismi rappresentativi dell’industria e prevedendo l’istituzione di una sola organizzazione per l’adempimento della responsabilità del produttore per Stato membro, controllata dai produttori soggetti a Epr.



