Roma, 7 febbraio – Sull’arena dei farmaci anti-obesità, un mercato stimato in 34.06 miliardi di dollari nel 2026 e accreditato di una previsione di 133.16 miliardi di dollari entro il 2031, Eli Lilly, dopo un 2025 record e previsioni di crescita anche per l’anno in corso, ha decisamente preso il sopravvento sugli altri competitor, a partire da Novo Nordisk, che – al contrario dell’azienda americana – ha annunciato per l’esercizio 2026 il primo calo delle vendite da quasi un decennio.
Le sorti della battaglia sugli agonisti Glp-1 sembrano dunque pendere in direzione dell’altra sponda dell’Atlantico: la Borsa premia infatti il gruppo statunitense e penalizza l’azienda danese, ma le posizioni potrebbero presto essere rimesse tutte in gioco dall’entrata nel mercato degli anti-ciccia di un nuovo concorrente molto agguerrito, sempre a stelle e strisce. Si tratta di Pfizer, che dopo l’acquisizione di Metsera (azienda biotech focalizzata sullo sviluppo di terapie innovative per obesità e malattie metaboliche correlate), ha incassato proprio in questi giorni i primi nuovi dati positivi per il suo anti-obesità iniettabile a durata d’azione ultra-lunga PF’3944, sviluppato proprio dalla società rilevata – a caro prezzo – nel novembre 2025, dopo un duello rusticano con Novo Nordisk, anch’essa interessata all’acquisizione. Verrebbe da dire, insomma, che se sul fronte del controllo della Groenlandia il duello USA-Danimarca registra al momento un arretramento delle pretese americane, in materia di mercato dei farmaci anti-obesità le aziende statunitensi danno l’impressione di voler e poter esercitare un dominio pressoché assoluto.
I dati dicono che il 2025 di Eli Lilly si è chiuso con un utile netto di 20,64 miliardi di dollari (+94,9%), su un fatturato in aumento a 65,179 miliardi (+44,7%). Le vendite del Glp-1 agonista Mounjaro (tirzepatide), approvato contro il diabete di tipo 2, sono raddoppiate a 22,965 miliardi (+99%), mentre l’anti-obesità Zepbound a base dello stesso principio attivo segna un +174,9% a 13,542 miliardi.
“Il 2025 è stato un anno importante per Lilly. Abbiamo ampliato la nostra capacità produttiva e, grazie al nostro accordo con il governo degli Stati Uniti, abbiamo aperto nuove strade per l’accesso ai farmaci per l’obesità” ha dichiarato il presidente e Ceo del gruppo, David Ricks
(nella foto). Per il 2026 Eli Lilly prevede un fatturato compreso tra 80 e 83 miliardi di dollari e un utile per azione fra 33,50 e 35 dollari.
Sotto il peso della competizione frena invece Novo Nordisk, “madre” della semaglutide nelle versioni dimagrante (Wegovy) e anti-diabete (Ozempic). L’azienda si aspetta per quest’anno una flessione del fatturato e anche le attività del gruppo negli USA risentono di un accordo con l’amministrazione Trump che chiede prezzi più bassi.
Nei giorni scorsi, in una conference call, il presidente e Ceo Mike Doustdar (nella foto a destra), ha parlato di una pressione sui prezzi senza precedenti. Per il 2026 la compagnia ha annunciato un piano di riacquisto di azioni proprie fino a 15 miliardi di corone danesi (circa 2,4 miliardi di dollari) e prevede un calo delle vendite compreso tra il 5% e il 13%, al netto degli effetti valutari. Sarebbe il primo segno meno dal 2017, quando Novo Nordisk registrò lievi perdite per la guerra dei prezzi dell’insulina. In seguito, anno dopo anno, i suoi Glp-1 hanno generato miliardi di vendite. Una leadership inizialmente indiscussa e incontrastata, ma poi progressivamente minacciata dai competitor americani ed erosa da scappatoie normative sfruttate da farmacie e altri produttori negli Stati Uniti per immettere sul mercato copie più economiche dei prodotti a effetto dimagrante.


