Logistica e trasporto healthcare si appellano al Governo: “E se ci fermassimo?”

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Roma, 16 aprile – Il trasporto e la distribuzione dei prodotti farmaceutici non costituiscono un segmento ordinario del trasporto merci, ma rappresentano una specificità, essendo una componente strutturale e imprescindibile del sistema sanitario, soggetta a stringenti obblighi normativi in termini di qualità, sicurezza, tracciabilità e tempestività.

Questa realtà è riconosciuta con chiarezza – a ricordarlo è un comunicato stampa diffuso oggi da Liphe, Logistica Integrata Pharma Healthcare, nuova identità di Assoram, l’associazione delle aziende del settore logistica healthcare – anche da un ordine del giorno (firmatari i quattro senatori della Lega Maria Cristina Cantù, Tilde Minasi, Marco Dreosto ed Elena Testor) presentato in occasione dell’iter parlamentare dell’ultima legge di Bilancio, che impegna il Governo a dare piena attuazione al riconoscimento formale della strategicità della logistica farmaceutica quale “attività di interesse nazionale, parte integrante e indispensabile del sistema sanitario e produttivo, assicurando il suo pieno inserimento nelle politiche pubbliche in materia di salute, industria e sicurezza”, anche in un’ottica di reshoring farmaceutico e di autonomia strategica nazionale. E questo perché la continuità della supply chain del farmaco non attiene esclusivamente a profili economici, ma costituisce presupposto necessario per l’effettiva tutela del diritto alla salute.

Ricordati con questa premessa l’identità, il valore e il contesto operativo del settore della logistica healthcare,  dorsale silenziosa ma decisiva per la sanità italiana, Pierluigi Petrone, presidente di Liphe (nella foto), dopo una riunione del Consiglio direttivo dell’associazione convocata d’urgenza per valutare l’attuale congiuntura gravida di criticità e minacce per il comparto a causa delle turbolenze dello scenario geopolitico globale, oltre che per le conflittualità sindacali che nel Paese hanno portato alla proclamazione di azioni di sciopero di cui si attendono gli esiti, ha ritenuto necessario uscire per una volta dal consueto schema “usi a lavorare in silenzio” della logistica healthcare per dare pubblico rilievo a una necessaria considerazione sull’attuale situazione.

“La nostra filiera, è un fatto, non si è mai fermata, neanche durante la pandemia” esordisce Petrone, non escludendo però il rischio che – alla luce di quanto accade – ciò possa accadere. “In tempi di esplosione dei costi di carburanti, energia e materie prime occorre prendere piena consapevolezza della dignità unica e strategica della filiera, in cui non possono e non devono esserci anelli forti e anelli deboli” afferma ancora il presidente di Liphe. “Affinché quello che non si è mai fermato non debba mai fermarsi occorrono i giusti investimenti e sostegni pubblici rafforzati per superare questa congiuntura di grande fragilità, anche a causa degli eventi bellici in corso. Mai come oggi Liphe ribadisce con forza che solo una supply chain compatta e con le giuste risorse possa essere strutturalmente innovativa e sicura, e non esposta a rischi di interruzioni”.

Il messaggio, ancorché sottinteso, è chiaro, così come il destinatario: il settore della logistica sanitaria, che ricopre un ruolo non vicariabile nel garantire la continuità di cura e l’efficienza del sistema salute, ha bisogno di essere sostenuta con misure e scelte politiche adeguate. E il governo – anche alla luce dell’impegno assunto a gennaio a fronte del ricordato ordine del giorno del Senato – è tenuto a rispondere.

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