Farmaci in ospedale, Cavaliere: “Su custodia e movimentazione norme più rigorose”

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Roma, 10 luglio – “Servono procedure standardizzate che regolino il passaggio di consegne tra gli operatori, per garantire continuità nella custodia e piena tracciabilità delle responsabilità”. A chiederle, intervenendo nel dibattito seguito al recente furto di 80 fiale di fentanyl ai danni dell’Ospedale Israelitico di Roma, è il direttore generale della Asl Frosinone Arturo Cavaliere (nella foto), presidente della Sifo, la Società di Farmacia ospedaliera e dei Servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie.

La Sifo, che insieme alla Siaarti, la società scientifica degli anestesisti, è stata convocata al tavolo tecnico del Ministero della Salute incaricato di provare a individuare le criticità che possono aver concorso a rendere possibile una vicenda come quella del furto romano delle fiale di farmaco anestetico, ritiene assolutamente necessaria l’adozione di norme nazionali per aggiornare, rendendole uniformi in tutto il  Paese, le procedure di stoccaggio, conservazione e trasporto dei medicinali stupefacenti, installando sistemi di videosorveglianza non solo nelle farmacie ospedaliere ma anche nei reparti in cui quegli stessi farmaci vengono temporaneamente detenuti  fino alla somministrazione.

Cavaliere osserva che gli stupefacenti sono farmaci soggetti a una normativa rigorosa e penetrante, sono tracciabili e possono dunque essere monitorati in ogni fase del loro percorso, dalla prescrizione alla somministrazione, con la registrazione di ogni passaggio sui registri di carico e scarico, inclusi i moduli di richiesta che documentano il percorso dalla farmacia ospedaliera al reparto e viceversa. Ma questo non fa venire meno la necessità di  “rafforzare le misure di custodia“,  afferma il presidente della Sifo, “perché oggi sono diverse da ospedale a ospedale. Vanno potenziati i sistemi di tracciabilità e sicurezza, dotando i reparti di casseforti dedicate e le farmacie ospedaliere – che già dispongono di casseforti – di sistemi di videosorveglianza”. Ancora, secondo Cavaliere, “nei reparti tali misure devono essere replicate prevedendo che l’accesso sia riservato solo al responsabile individuato”.  E tutto questo deve essere fatto rispettando con il massimo rigore “una procedura operativa standardizzata che disciplini in modo rigoroso il passaggio di consegne della custodia tra gli operatori in base ai turni, così da garantire continuità e piena tracciabilità delle responsabilità”.

La necessità di procedure uniformi viene sottolineata anche da Domenico Di Giorgio (nella foto), direttore dell’Ufficio Qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa, in primissima fila da anni nel contrasto ai furti di farmaci, che fino a 12-13 anni fa sono stati un’autentica piaga, con le cronache che un giorno sì e l’altro no registravano un “colpo” ai danni di un qualche ospedale (e non è un modo di dire: i furti erano almeno due o tre a settimana).

L’Italia comincio quindi a sviluppare – e fu il primo Paese a farlo – efficaci misure di contrasto, proprio sotto il coordinamento di Di Giorgio, a partire dalla realizzazione di MediTheft, banca dati specifica che, grazie alla tracciabilità dei farmaci introdotta in Italia a inizio di millennio, ha permesso di monitorare il percorso dei medicinali rubati e di individuare le rotte e interrompere i canali di trasmissione verso i Paesi europei dove i farmaci provenienti da furti venivano lucrosamente riciclati.

Più in generale, il fenomeno dei furti venne combattuto su diversi piani (e in un’ottica di collaborazione internazionale, con il nostro Paese per una volta a fare da locomotiva e capofila), con il risultato di ridimensionare molto gli episodi criminosi, senza però riuscire a stroncare del tutto il fenomeno. Che però può essere contrastato con efficacia ancora maggiore – come evidenziato da Cavaliere – attraverso procedure operative sulla conservazione e movimentazione dei farmaci più stringenti e rigorose ma anche uniformi per tutti in tutto il Paese.

Un terreno, peraltro, sul quale proprio l’Aifa e la Sifo si erano già avventurati fin dall’inizio del 2014 con il progetto congiunto PadLock, finalizzato a prevenire gli assalti della criminalità organizzata mettendo in sicurezza le farmacie ospedaliere. L’iniziativa era seguita a una valutazione condotta sui sistemi di allarme di 21 farmacie ospedaliere, sulla base di un’analisi dei rischi messa a punto con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. >Gli esiti furono preoccupanti: la maggioranza delle strutture del campione  (12) non raggiunse la sufficienza e altre sei risultarono in condizioni inadeguate. Lo studio evidenziò la necessità di interventi ‘a monte’, come la centralizzazione delle scorte e il potenziamento delle misure di sicurezza dei siti di custodia dei farmaci.Sifo e Aifa elaborarono così le linee guida PadLock, che però, ricorda Di Giorgio, “non sono ancora applicate in modo uniforme”. Cosa che invece, soprattutto se dopo il clamore sollevato dal caso fentanyl arrivassero misure più stringenti, bisognerebbe trovare finalmente il modo di fare. In materie come la sicurezza dei farmaci,  le regole  debbono valere per  tutti, dappertutto e senza eccezioni.

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