Roma, 11 settembre – Mi rassegno ai chili di troppo, conservando i capelli, o elimino i primi correndo però il rischio di perdere i secondi? Potrebbe essere questo il dilemma di chi per dimagrire utilizza i farmaci agonisti del recettore Glp-1 come Wegovy, Ozempic e Mounjaro, dopo alcune evidenze su un diradamento della chioma correlato ai miracle drugs contro sovrappeso e obesità.
Evidenze che, in qui, non avevano invero preoccupato troppo, perché attribuite al rapido calo ponderale legato all’uso di queste molecole. Attenzione, però: una nuova ricerca condotta dalla NYU Langone Health dimostra che una correlazione tra l’uso di quelle molecole e la caduta dei capelli esiste, ed è di natura genetica. Lo studio, pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology, evidenzia che gli uomini geneticamente predisposti all’alopecia androgenetica presentano un rischio aggiuntivo del 7% di perdere i capelli quando utilizzano questi farmaci per il diabete di tipo 2 e l’obesità.
Il team di ricerca guidato da Lynn Petukhova (nella foto), docente di Dermatologia e sanità pubblica presso la NYU Grossman School of Medicine, ha analizzato il gene Glp-1R, responsabile dell’aumento naturale dei livelli di proteina recettrice del Glp-1, incrociandone i dati con la mappa genetica dell’alopecia androgenetica. Dall’analisi è emersa una sovrapposizione biologica diretta tra le due condizioni. Analizzando i profili di oltre 200mila uomini presenti all’interno di grandi banche dati genetiche pubbliche, i ricercatori hanno notato come l’incremento di rischio del 7% rimanga costante. Questo valore non varia nemmeno considerando altri potenziali fattori scatenanti come l’ipertensione, nota per ridurre l’afflusso sanguigno al cuoio capelluto, e l’insulino-resistenza o i bassi livelli di testosterone.
“Il nostro studio fornisce il primo legame genetico tra l’uso dei Glp-1 e un maggior rischio di perdita dei capelli di tipo maschile da alopecia androgenetica” spiega Petukhova, docente di Dermatologia e sanità pubblica presso la NYU Grossman School of Medicine, aggiungendo che “si tratta di un’associazione a lungo sospettata, ma fino ad ora mai dimostrata scientificamente”. Poiché la calvizie maschile offre un quadro genetico ben più documentato rispetto a quella femminile, la ricerca si è concentrata originariamente sugli uomini. Tuttavia, gli autori non escludono che tali dinamiche possano riguardare entrambi i sessi.
Considerata l’enorme diffusione dei trattamenti per il controllo del peso, la scoperta apre la strada a nuove strategie di prevenzione per un bacino di utenti in costante crescita. “I nostri risultati suggeriscono che, se i futuri esperimenti avranno successo, alcuni uomini – e probabilmente anche alcune donne – potrebbero essere sottoposti a screening preventivo per valutare il rischio di caduta dei capelli prima ancora che vengano loro prescritti i farmaci Glp-1” afferma Petukhova, che ha anche ipotizzato soluzioni pratiche per tutelare i pazienti durante le terapie: “Potremmo anche prevedere che questi dati portino a prescrivere ad alcuni utenti trattamenti combinati per prevenire la perdita dei capelli, come il minoxidil o altri farmaci specifici”.
I prossimi passi della ricerca saranno orientati a comprendere l’esatto meccanismo biologico attraverso cui i recettori Glp-1 indeboliscono la crescita del follicolo pilifero, estendendo la verifica anche al pubblico femminile.


