Roma, 14 ottobre – Il rapporto “Laureati e lavoro” – promosso dal Sistema informativo Excelsior e realizzato in collaborazione da Unioncamere, Ministero del Lavoro e Consorzio interuniversitario AlmaLaurea – offre nella sua edizione 2025 un panorama completo sugli sbocchi lavorativi e professionali per i laureati, con tutte le informazioni utili per una scelta consapevole sugli indirizzi di studio (i dati sono accessibili compilando il form di richiesta disponibile qui).
La guida, che è dichiaratamente rivolta in prevalenza ai giovani studenti di scuola secondaria di secondo grado e agli aspiranti universitari, offre un’analisi approfondita delle attuali dinamiche del mercato del lavoro e registra un dato che conferma in modo eclatante una delle criticità più insidiose per il settore del retail farmaceutico, ovvero la carenza di farmacisti. Per il report Laureati e lavoro 2025, infatti, i farmacisti sono i professionisti che guidano (con gran distacco sui secondi) la classifica degli “introvabili”.
Nel 2025, registra il rapporto, non è stato possibile dare corso a quasi il 90% (87,7%) delle assunzioni di farmacisti che le imprese avevano in programma di fare. La seconda categoria di introvabili, sempre in ambito sanitario (a dimostrazione del grave problema della carenza di professionisti nella sanità nazionale), è quella degli specialisti in terapie mediche (82,1%), mentre sul terzo gradino del podio, con l’80,2%, si piazzano i matematici, statistici e analisti dei dati. Difficoltà enormi anche nel reperimento di laureati delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche e negli analisti e progettisti di software.
Questo in uno scenario generale dove le imprese private con dipendenti, del settore primario, dell’industria e dei servizi, hanno richiesto complessivamente 673mila laureati, l’11,6% dei posti di lavoro programmati su un totale di 5.807mila ingressi. I laureati più richiesti sono quelli dell’indirizzo economico, al secondo posto si colloca l’indirizzo insegnamento e formazione, seguito da quello sanitario e paramedico. Ma pur con tutto il dovuto interesse per gli altri profili professionali che, come la Titina, si cercano e non si trovano, il massimo interesse si concentra ovviamente sulla rarefazione della figura professionale del farmacista sul mercato del lavoro nazionale. Perché, oltre al primato nella classifica degli introvabili. c’è anche un altro e forse ancora più subdolo dato da considerare: la situazione non solo non accenna a migliorare, ma peggiora da un anno all’altro con percentuali a due cifre. I dati di Laureati e lavoro 2025, infatti, registrano un peggioramento di 12,1 punti percentuali rispetto al 2024, quando la ricerca programmata di personale farmacista non trovava risposta nel 75,6% dei casi.
I dati del rapporto di Excelsior forniscono nelle schede conclusive sulle prospettive occupazionali delle professioni più richieste e “introvabili” anche altri elementi utili ad avviare una riflessione più consapevole sui motivi della progressiva “scomparsa” dei farmacisti dal mercato del lavoro. Che poco (anzi nulla) ha a che fare con la qualità di conoscenze, competenze e skills professionali, come attesta il dato che soltanto l’1% delle imprese ha lamentato l’inadeguatezza della preparazione come causa del problema, a fronte dell’85% che ha invece rbidenziato il numero drammaticamente insufficiente di insufficiente di candidati disponibili ad occupare le opportunità professionali offerte. A farla corta, insomma, il nodo della questione è che sul mercato ci sono pochi farmacisti.
Poi, ovviamente, giocano altri fattori, tutti più o meno noti: la difficoltà a conciliare la richiesta delle imprese, orientate nove volte su 10 a richiedere e preferire candidati già in possesso di esperienze lavorative, con il dato di fatto che i laureati più giovani quelle esperienze ancora non le posseggono. C’è poi la richiesta ai candidati di rendersi disponibili a ulteriori percorsi formativi e il possesso di una serie di skills come flessibilità e adattamento (richiesti nell’86% dei casi), autonomia (77%) attitudine al problem solving (65%) e al lavoro di gruppo (60%). E ovviamente le competenze tecnologiche, il cui possesso rappresenta un requisito importante per il 49% imprese.
Non molto significativo (non certo in absoluto, ma nel caso di specie) è invece il pur importante aspetto della remunerazione. Che il rapporto Laureati e lavoro 2025, riportando dati 2023 dell’Inps, fissa in un dato medio nazionale lordo di 33.500 euro, senza fare alcun cenno alle mille e più variabili e specifiche (a partire da quelle contrattuali e territoriali) necessarie per dare un qualche senso e significato alla cifra, soprattutto per quanto riguarda il segmento che più soffre della carenza di farmacisti, ovvero la farmacia di comunità.
Carenza che il rapporto stilato da Unioncamere, Ministero del Lavoro e Almalaurea non solo conferma, ma aiuta in qualche modo a inquadrare e definire meglio, offrendo informazioni e suggestioni utili a conoscere meglio un problema che – ormai vi sono pochi dubbi al riguardo – non solo esiste ma potrebbe aggravarsi, diventando un pericoloso ostacolo nel percorso di sviluppo della farmacia territoriale. E che proprio per questo bisogna subito attrezzarsi a contrastare con forza ed efficacia.


