Farmacista 3.0 e futuro della professione, convegno a Roma degli studenti di Farmacia

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Roma, 15 aprile – Sono stati più di 300 gli studenti del corso di laurea in Farmacia della Sapienza di Roma che ieri hanno affollato l’Aula magna della facoltà per partecipare al convegno Farmacista 3.0: il futuro della professione, promosso e organizzato dall’Associazione degli studenti di Farmacia in collaborazione con l’Associazione Fenix-Vento di cambiamento, nell’occasione rappresentate da Vladimiro Grieco e da Mario Donadio.

La prima parte dei lavori, introdotti dal preside della facoltà di Farmacia e Medicina, Vincenzo Vullo, e dai saluti di Mariangela Biava, presidente del Corso di laurea in Farmacia, e di Romano Silvestri, direttore della Scuola di specializzazione in Farmacia ospedaliera, ha visto succedersi sul palco dei relatori alcuni esponenti della professione farmaceutica a Roma, a partire da Emilio Croce, presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Capitale.

Nel suo intervento, Croce ha evidenziato l’attualità del tema scelto dagli organizzatori, in una fase storica nella quale la professione farmaceutica – al termine di un percorso iniziato nel 2001 con la legge 405 e poi passato attraverso le “lenzuolate” di Bersani istitutive delle parafarmacie, fino ad arrivare al ddl Concorrenza di imminente approvazione che aprirà la proprietà delle farmacie al capitale e alle catene – sta assistendo a un’autentica “rivoluzione copernicana”, dagli effetti ancora più dirompenti della “rivoluzione industriale” che nel  secolo scorso trasformò le farmacie da “officine dei medicamenti” che realizzavano le preparazioni a “presidi di salute del territorio, primo accesso al sistema sanitario pubblico per il cittadino.”

“Le trasformazioni di allora, però” ha affermato Croce, “non scalfirono l’essenza ontologica del farmacista e la sua centralità di professionista del farmaco”, che al contrario oggi è messa in forte discussione, perché la farmacia non ha più l’esclusiva della distribuzione dei medicinali  (dispensati anche da Asl, parafarmacie e corner GDO). Ma, ha sottolineato Croce, “rimangono impregiudicati  una serie di fatti: il primo è che il farmacista resta il professionista del farmaco e la farmacia, per quanto “concorrenziata”,  resta incontestabilmente l’unico presidio dove può trovare piena attuazione l’assistenza farmaceutica.”

Realtà che, secondo Croce, se correttamente “sfruttate” garantiscono ampi spazi di futuro al farmacista 3.0, che il presidente dell’Ordine di Roma non si è limitato a individuare nella sola prospettiva della cosiddetta “farmacia dei servizi”.

“A mio giudizio” ha detto Croce “la via della farmacia dei servizi troverà il suo senso pieno, garantendo nuovo spazio professionale, solo se al contempo la farmacia sarà capace di rafforzare il suo legame vitale con il farmaco, spostandolo a un livello superiore.”

Salto di qualità che chiama inevitabilmente in causa la pharmaceutical care, ovvero la presa in carico dei pazienti, o almeno di gruppi di pazienti di determinate patologie. “Lo spazio professionale del farmacista e della farmacia e, direi di più, il loro stesso senso risiederanno, in futuro, nella capacità di  diventare protagonisti della grande sfida della sostenibilità delle cure, che proprio nel costo sempre più alto dei nuovi farmaci ha uno dei suoi snodi cruciali” ha affermato Croce.  “Dobbiamo diventare il braccio professionale operativo del sistema pubblico di salute nel garantire, insieme all’appropriatezza, l’aderenza e l’efficacia delle terapie, contribuendo anche a misurare gli esiti di salute che esse producono, insieme ai risparmi correlati.”

Il farmacista 3.0, dunque, ad avviso del preidente dei farmacisti romani, dovrà essere  “un professionista organicamente integrato nel sistema di salute che si fa carico a 360° della terapia farmacologica, offrendo al paziente ma anche al Ssn tutte le garanzie in termini di accesso (includendo la domiciliarizzazione), la somministrazione, la survey  e per quanto possibile la misurazione degli esiti. Non si tratta di ipotesi campate in aria, ma di opzioni percorribili, perché le farmacie di comunità già costituiscono una rete organica di presidi capillarmente inseriti nel territorio, già collegata e informatizzata”.

“Davanti al farmacista 3.0  – concorrenza o non concorrenza, capitale o non capitale – c’è uno spazio sterminato” ha concluso Croce. “Occuparlo dipende dalla determinazione che i farmacisti e le loro organizzazioni di rappresentanza vorranno e sapranno esprimere: lo dico perché, talvolta, nel corso degli ultimi anni ho avuto la sensazione che una parte del nostro mondo professionale abbia guidato guardando più lo specchietto retrovisore che non la strada davanti a sé. Si dirà che un’occhiata a quanto abbiamo alle spalle non solo è utile ma necessaria. Giusto, ma attenzione a non indulgere troppo negli sguardi retrospettivi, perché, se non si guarda avanti, il rischio inevitabile è quello di andare a sbattere.”

All’intervento di Croce hanno fatto seguito quelli di Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma, di Eugenio Leopardi, presidente di Utifar (che ha insistito molto sui diversi spazi di offerta professionale che il farmacista e la farmacia possono assicurare, rispondendo a una domanda di salute sempre più varia da parte degli utenti in settori, che si sostanzia anche nella richiesta di terapie personalizzate, restituendo slancio e spazio alla galenica in farmacia, settore che – proprio a Roma – vede il forte di impegno di Utifar, con i suoi corsi realizzati alla Sapienza) e di Nicola Strampelli, vicepresidente di Agifar Roma, l’associaione dei giovani farmacisti della capitale.

Nella seconda sessione, i lavori si sono concentrati sulle diverse tipologie di spazi professionale che il farmacista potrà trovare in futuro all’interno delle aziende farmaceutiche, dagli affari regolatori al market access a marketing, con l’intervento di rappresentanti di importanti aziende.

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