Paracetamolo in gravidanza, Ema e Aifa rassicurano: indicazioni europee confermate

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Roma, 25 settembre – Ogni ofelée al fa ‘l so mestè, ogni pasticciere fa il suo mestiere, ricorda saggiamente un proverbio milanese, a significare che ognuno deve occuparsi di ciò che sa ed è chiamato a fare.

Un principio di valore universale che – evidentemente – l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump (nella foto), non conosce o ritiene comunque valido per gli altri e non per sé. E così al Commander in chief capita molto spesso e volentieri di intervenire a piedi (e pugni) uniti in ambiti – come quello medico-scientifico – sui quali un minimo sindacale di prudenza e buon senso suggerirebbero di lasciare la parola a coloro che sanno e capiscono.

Ora, sembra evidente che il presidente americano – che non difetta davvero di considerazione di sé – si ritenga pari se non addirittura superiore agli esperti, almeno in materia medico-farmacologica, a giudicare dalle sue sortite, che farebbero anche sorridere, se non presentassero il grave problema di essere molto pericolose. L’ultima, che ha fatto il giro del mondo tra lo sconcerto della comunità medico-scientifico globale, riguarda il paracetamolo, che secondo Trump andrebbe vietato in gravidanza perché collegato all’insorgenza dell’autismo.

Il primo risultato delle affermazioni di Trump è l’immediato avvio di una procedura da parte della Food and Drug Administration (Fda) statunitense per arrivare alla modifica di etichetta e foglietto illustrativo del paracetamolo (Tylenol e prodotti analoghi), per fornire elementi di un aumentato rischio, in caso di uso da parte di donne incinte, di condizioni neurologiche come autismo e Adhd nei bambini. L’agenzia ha anche pubblicato una lettera per allertare i medici a livello nazionale.

La Fda cita alcune ricerche sul tema che suggerirebbero il legame, ma (forse in un sussulto di aderenza ai dettami della Ebm)  precisa anche che per quanto “un’associazione tra paracetamolo e condizioni neurologiche sia stata descritta in molti lavori, non è stata stabilita una relazione causale e nella letteratura scientifica sono presenti studi contrari“, arrivando anche a riconoscere che  “il paracetamolo è l’unico farmaco da banco approvato per il trattamento della febbre durante la gravidanza e che la febbre alta nelle donne in gravidanza può rappresentare un rischio per i loro figli. Inoltre, l’aspirina e l’ibuprofene hanno effetti avversi ben documentati sul feto“.

Dalle valutazioni scientifiche, nessuna evidenza                                                       di correlazione paracetamolo-autismo 

Non sarà inutile ricordare che – come si sono subito precipitate a precisare le autorità regolatorie europea (Ema) e italiana (Aifa) – alla luce delle più recenti valutazioni scientifiche a livello europeo, non emergono nuove evidenze che richiedano modifiche alle raccomandazioni in vigore sull’uso del paracetamolo (acetaminofene), principio attivo ampiamente utilizzato per il trattamento della febbre e del dolore, che se clinicamente necessario può essere impiegato anche durante la gravidanza: i dati disponibili non evidenziano infatti associazioni con un aumento del rischio di autismo né con malformazioni del feto o del neonato.

Una revisione condotta nel 2019 dal Prac, il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza dell’Ema, sugli effetti del paracetamolo sullo sviluppo neuro-evolutivo nei bambini esposti in utero, ha concluso che le evidenze disponibili risultano non conclusive e e non supportano modifiche alle attuali raccomandazioni sull’uso in gravidanza, ricordano le nostre autorità regolatorie, aggiungendo che le esperienze d’uso in ampie coorti di donne in gravidanza confermano anche l’assenza di rischi malformativi o tossici.

Resta ovviamente valida la raccomandazione di attenersi strettamente al principio di cautela e quindi di utilizzare il paracetamolo, durante la gravidanza, alla dose efficace più bassa, per il periodo di tempo più breve possibile e con la frequenza minima compatibile con il trattamento.

L’Ema, in collaborazione con le autorità regolatorie degli altri Stati membri dell’Unione Europea, continuerà a monitorare costantemente la sicurezza dei medicinali contenenti paracetamolo e ad aggiornare le informazioni disponibili qualora emergessero nuovi dati.

Con buona pace degli annunci (pericolosi) del “dottor” Trump, che – oltre al Nobel per la pace, reclamato in prima persona e a gran voce anche alla recente assemblea dell’Onu, per avere posto fine, ipse dixit, a sette guerre (e pazienza se ogni giorno i tg di tutto il mondo testimoniano la realtà del tutto opposta di drammatici conflitti che continuano) – aspira probabilmente anche all’assegnazione del Nobel per la medicina.

Non gli sarà però facile ottenerlo con annunci di questa sorta, ai quali, peraltro, il presidente USA non è certo nuovo: già nel 2020, come certamente si ricorderà, guadagnò la ribalta mediatica mondiale proponendo con molta serietà durante un breefing della task force anti-Covid USA di iniettare nei pazienti infettati da Sars CoV 2 dosi di disinfettanti come clorochina e idroclorochina per “uccidere” il nemico invisibile e ripulire i polmoni dal virus. Inevitabile lo sconcerto non solo dell’intera comunità scientifica e dell’opinione pubblica mondiale: lo tsunami di reazioni negative dell’intero pianeta a quella che venne chiamata “la cura Trump del disinfettante”, suggerì a posteriori al presidente USA di innestare una precipitosa marcia indietro, derubricando la sua proposta come boutade sarcastica, nel tentativo di prendere le distanze in qualche modo da una figura di palta di portata planetaria.

Il cui insegnamento, evidentemente, non è stato sufficiente, se è vero che l’ofelé della Casa Bianca continua a cimentarsi pericolosamente in mestieri che non sono i suoi.

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