Roma, 10 marzo – Dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle scienze mediche e farmaceutiche si parla da prima ancora che la nuova frontiera della tecnologia venisse di fatto introdotta in quest’ambito, con comprensibile oscillazioni tra le grandi aspettative di chi immagina una straordinaria accelerazione della ricerca e di nuove scoperte (ed è l’atteggiamento nettamente prevalente) e chi, invece, sulla scorta di alcuni studi che hanno fatto emergere anche errori tali da sollevare preoccupazioni di sicurezza, tende a procedere con tutte le cautele del caso.
In ogni caso, le grandi potenzialità dell’Ai – che stanno di fatto già trasformando il modo stesso di concepire la ricerca e la cura – sono una realtà che non può in alcun modo essere ignorata, men che meno dalle autorità regolatorie del farmaco, che si troverannonella necessità di rimodulare i propri paradigmi per governare il cambiamento. E, in effetti, le varie agenzie del farmaco internazionali e nazionali – perfettamente consapevoli delle trasformazioni in corso correlate allo sviluppo dell’Ai – stanno da tempo ponendo grande attenzione alle potenzialità della tecnologia per garantire decisioni più rapide, etiche e basate sui dati.
Lo ha fatto anche l’Aifa, che si sta muovendo per rispondere alle sfide poste dall’uso dell’intelligenza artificiale. Intanto, l’agenzia regolatoria nazionale ha dedicato al tema un dossier, intitolato Intelligenza artificiale e salute. Come l’IA sta rivoluzionando la ricerca farmaceutica, la medicina di precisione e il futuro della salute globale, ma soprattutto – muovendosi nella traccia del piano quinquennale Data and Ai già avviato dall’Ema per integrare l’algoritmo nei processi regolatori – sta progressivamente adottando strumenti predittivi con il duplice obiettivo di velocizzare la valutazione dei dossier regolatori e supportare l’Hta (Health Technology Assessment), analizzando benefici clinici e impatto economico delle nuove terapie.

“L’intelligenza artificiale non è una moda passeggera, ma una leva strategica per l’evoluzione della medicina moderna” spiega il presidente dell’Agenzia Robert Nisticò (nella foto) in una nota pubblicata ieri sul sito istituzionale. “I suoi benefici sono già visibili in termini di rapidità, personalizzazione e riduzione dei costi. La sfida è governarla con regole chiare, trasparenza e responsabilità condivisa”. E aggiunge: «Dobbiamo costruire un ecosistema in cui scienza, industria e istituzioni lavorino insieme per garantire equità e sicurezza. L’Ai può rendere la medicina più umana, se resta al servizio del paziente“.
Gli ambiti di applicazione più promettenti vanno dalle fasi iniziali della ricerca di laboratorio, alla sperimentazione clinica per arrivare alla pratica medica quotidiana. Il dossier realizzato da Aifa illustra alcuni esempi.
Accelerazione della ricerca
Grazie alle reti neurali profonde, è possibile analizzare milioni di molecole e prevederne il fallimento in silico (virtualmente), scartando subito i composti inefficaci o tossici. Il vantaggio è che si riducono drasticamente tempi e costi della ricerca, concentrando le risorse solo sui candidati più promettenti.L’Ai permette anche di individuare nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già approvati (drug repurposing). Sono già in fase avanzata di sperimentazione alcuni farmaci progettati con l’Ai.
Trial clinici più efficienti
Tramite specifiche piattaforme è possibile analizzare milioni di cartelle cliniche in pochi minuti per identificare i pazienti idonei per l’arruolamento in un trial clinico, superando le difficoltà di reclutamento che spesso rallentano la conduzione degli studi. L’Ai consente inoltre di spostare parte della sperimentazione dal mondo reale a quello virtuale (in silico). L’avvento dei “Trial Virtuali” e dei “Gemelli Digitali” consente infatti di prevedere la risposta a un trattamento prima della somministrazione reale del farmaco, riducendo drasticamente la necessità di test su animali e umani nelle fasi preliminari degli studi.
Medicina di precisione
Grazie all’integrazione di dati clinici, genetici e ambientali è possibile superare l’approccio “taglia unica” alle terapie per cucirle su misura addosso al paziente. Personalizzare i trattamenti significa ridurre gli errori e i rischi di tossicità, ma anche ottimizzare le risorse. È quindi un investimento sulla salute e sulla sostenibilità del sistema sanitario.
La rivoluzione non è però priva di interrogativi, riconosce l’Aifa. Gli algoritmi devono essere trasparenti, validati, spiegabili. La gestione dei dati clinici richiede infrastrutture sicure e inter-operabili. Servono standard condivisi, un adeguamento delle competenze interne alla Pubblica amministrazione, una formazione trasversale che permetta a medici, ingegneri e manager di dialogare con i data scientist, garantendo che l’innovazione sia sempre governata dall’uomo e orientata al bene comune.
In tutto questo, le agenzie regolatorie sono chiamate a svolgere un ruolo di garanzia fondamentale: assicurare che l’accelerazione tecnologica proceda di pari passo con la sicurezza, la trasparenza e l’etica. Tenendo sempre presente che l’Ai non sostituisce il medico, non cancella la relazione di cura, ma può liberare tempo, ridurre sprechi, aumentare la precisione. In un’epoca segnata da cronicità, invecchiamento e pressione sui bilanci pubblici, l’Intelligenza artificiale può rappresentare una leva fondamentale per coniugare innovazione e sostenibilità. E questo perché, in ogni caso, “la medicina del futuro sarà inevitabilmente più digitale” come fa notare Nisticò, concludendo che quel che bisogna fare “è far sì che sia anche più giusta, più accessibile, più umana”.


