Roma, 12 marzo – per iniziativa degli studenti del secondo anno del CdS in Farmacia, in collaborazione con il CdS di Farmacia e con le Commissioni di Terza Missione e del Gender Equality Plan del Dipartimento di Chimica e tecnologie del farmaco, si è tenuto ieri alla Sapienza di Roma un convegno sul tema La farmacia come spazio di ascolto e tutela contro la violenza di genere, organizzato con l’obiettivo di promuovere una riflessione sul ruolo strategico della farmacia e del farmacista come presidio sanitario e sociale nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere, tema particolarmente attuale e sentito.
L’evento – che è stato coordinato sotto il profilo scientifico da Francesca Ghirga e sotto il profilo organizzativo da Emanuele Canale, entrambi del Dipartimento di Chimica e tecnologie del farmaco – è stato condotto attivamente dagli studenti, che hanno presentato tutti gli ospiti e guidato il dibattito dei vari discussant, favorendo un confronto diretto tra mondo accademico, professionisti della salute e realtà impegnate sul territorio.L’obiettivo dichiarato (e largamente centrato) era quello di fornire agli studenti strumenti di consapevolezza, responsabilità e competenza affinché il futuro farmacista possa riconoscere il proprio ruolo all’interno di una rete multidisciplinare di tutela e supporto delle donne, partendo dall’identità della farmacia territoriale così come è andata consolidandosi negli anni. Che è ben diversa da quella di tradizionale ed esclusivo centro di dispensazione dei farmaci ed è ormai diventata, anche attraverso una serie di atti normativi, il primo riferimento socio-sanitario del Servizio sanitario nazionale sul territorio.
Quel che però più conta è che l’evoluzione della farmacia territoriale sul terreno dello sviluppo e delle prestazioni sanitarie è stata accompagnata da una crescita del suo profilo di presidio civile e sociale della comunità, percepito come “fondamentale” da ben otto cittadini italiani su 10 (come attesta il Rapporto Censis sulla farmacia di prossimità presentato proprio ieri). Un presidio che – per la sua distribuzione capillare sul territorio e per il capitale di fiducia di cui gode (si fidano delle farmacie territoriali il 91,3% dei cittadini, dato sempre del Censis) – può contribuire in modo importante alla lotta contro la violenza di genere:per il suo radicamento nel territorio in ogni contesto, urbano o rurale che sia (ma soprattutto in quest’ultima realtà , generalmente povera di servizi), la farmacia rappresenta uno dei pochi servizi pubblici facilmente accessibili, continuativi e riconosciuti dalla comunità. In assenza di centri anti-violenza o di altre strutture dedicate, il farmacista può quindi contribuire in modo rilevante all’intercettazione precoce di segnali di disagio, offrendo un primo ascolto e orientando le persone verso i servizi competenti. Da qui la necessità di sviluppare consapevolezza di ruolo e conoscenze specifiche sul tema, come si è appunto proposta di fare l’evento organizzato a Roma.
Guaglianone: “Tutela delle donne, la farmacia può fare molto, interfaccia umana in un mondo che si smaterializza”
Al quale, tra gli altri, è intervenuto il presidente dell’Ordine dei Farmacisti Giuseppe Guaglianone (nella foto), per un saluto istituzionale che è invece diventato uno dei contributi più stimolanti della giornata: “Siamo abituati a pensare alla farmacia come a un luogo dove si entra per prendere qualcosa: una medicina, un consiglio, un test” ha detto il presidente dei farmacisti romani. “Ma l’innovazione che stiamo portando avanti con l’Ordine di Roma e con partner come Differenza Donna rappresenta un cambio di paradigma radicale: la farmacia deve diventare il luogo dove una donna può lasciare qualcosa. Può lasciare la sua paura, il suo isolamento, il suo silenzio”.
Secondo le statistiche, il 31,5% delle donne subisce violenza, ha ricordato Guaglianone, sottolineando però che “la statistica più feroce è quella che non riusciamo a scrivere: quella del sommerso”. Un mondo nascosto, sul quale regna sovrano il disinteresse del rutilante e rumoroso mondo delle chat, degli algoritmi e dei data. Un mondo nel quale, però, i farmacisti – in ragione di uno specifico professionale che passa attraverso il contato diretto e vitale con le persone – hanno la possibilità e la capacità di entrare. “Questo ci permette di fare qualcosa di rivoluzionario, quasi sovversivo” ha detto Guaglianone. “Nel nostro servizio permanente effettivo sulla trincea della relazione viva con cittadini che ci espongono le loro necessità e i loro problemi, noi non deleghiamo il rapporto alle macchine o ai device ma restiamo umani e restiamo presenti, occhi, orecchie, cuore e cervello sempre spalancati su chi si rivolge a noi”.


