Covid, svolta terapeutica: FDA approva primo farmaco orale da assumere dopo il contagio

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Roma, 18 giugno – Anche se il timore di pandemia oggi riguarda altri virus, come Ebola e hantavirus, solo per citarne due che sono stati protagonisti delle cronache degli ultimi mesi, Covid continua ad occupare un posto di primissimo rilievo nell’immaginario collettivo, non foss’altro che per il fatto che abbiamo vissuto l’esperienza diretta di affrontarne le conseguenze. E non meraviglia, dunque, che la comunità scientifica continui a occuparsi di Sars Cov 2, il coronavirus responsabile della pandemia, e che il sistema dell’informazione rilanci puntualmente tutte le novità che lo riguardano.

Una delle ultime riguarda lo studio d  fase 3 Scorpio-Pep pubblicato poco più di un mese fa sul New England Journal of Medicine, i cui esiti possono davvero rappresentare una straordinaria svolta nella cura di Covid 19. Se fino ad oggi il contrasto alla malattia prevedeva solo l’opzione dell’immunizzazione per proteggersi dall’infezione di Sars CoV 2, da qui in avanti sarà possibile di curarsi con un antivirale orale, Xocova (ensitrelvir) già approvato negli USA dalla Fda per la profilassi post-esposizione al coronavirus responsabile di Covid 19.

Secondo quanto emerge dallo studio prima citato, condotto da un team di ricercatori nippo-anglo-statunitensi, l’ensitrelvir blocca la proteasi 3CL: un enzima senza il quale il virus Sars CoV 2 non riesce a replicarsi. La strategia scelta dagli scienziati è stata quella di intervenire nella finestra tra il contatto e la comparsa dei sintomi, spegnendo l’infezione sul nascere, prima che “varchi la soglia” e di installi nell’organismo. La terapia prevede un ciclo di cinque giorni, con un piano posologico che all’assunzione di tre compresse il primo giorno fa seguire un’assunzione semel in die dal secondo al quinto.

L’approvazione della Food and drug administration è appunto basata sugli esiti del trial clinico Scorpio-Pep, condotto su più di duemila adulti e adolescenti dai 12 anni in su che avevano convissuto con un caso sintomatico di Covid-19 risultando ancora negativi. I partecipanti allo studio che hanno assunto Xocova entro 72 ore dal contatto hanno ridotto del 67% il rischio di sviluppare sintomi rispetto al gruppo placebo: al decimo giorno si era ammalato il 2,9% dei trattati contro il 9% dei controlli. Nei sottogruppi ad alto rischio per patologie pregresse, invece, l’efficacia protettiva ha raggiunto il 76%.

Oltre che su quello dell’efficacia, arrivano buone notizia anche sul fronte della sicurezza:, la percentuale complessiva di effetti collaterali è rimasta infatti sovrapponibile a quella del placebo, attorno al 15%. I disturbi più comuni, tutti di lieve entità, sono stati mal di testa, tosse e diarrea. Assente, a differenza di altri antivirali per Covid, l’alterazione del gusto.

Xocova sembrerebbe dunque aprire prospettive ben diverse rispetto a quelle dei precedenti tentativi di profilassi post-esposizione orale, tutti falliti. dall’ipotesi idrossiclorochina (subito considerata demenziale da larghissima parte della comunità scientifica) fino a quella degli anticorpi monoclonali, ben più fondata e robusta ma con i gravi limiti di dover essere somministrata in ospedale e di perdere efficacia in caso di infezione da nuove varianti di Omicron.

Xocova è in ogni caso il primo farmaco orale approvato per questo uso specifico e, secondo l’azienda produttrice (la giapponese Shionogi), troverà applicazione non solo in ambito familiare ma anche nelle case di riposo e nelle strutture sanitarie, dove il controllo dei focolai è storicamente difficile.

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