Misure sui farmaci, ferma difesa di Gemmato: “Stiamo migliorando sistema e assistenza”

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Roma, 25 giugno – Non v’è alcun elemento – se si valutano i dati – che riconduca l’aumento della spesa farmaceutica (come qualcuno sostiene) alla riclassificazione di alcuni farmaci dalla classe A-Pht alla classe A e/o alla nuova remunerazione delle farmacie. Lo ha asserito il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (nella foto), rispondendo a braccio e con estrema convinzione – e forse anche con un velato filo di fastidio per essere costretto a ripeterlo – all’interrogazione a risposta immediata sul tema della spesa farmaceutica presentata dalla deputata M5s Marianna Ricciardi in XII Commissione della Camera. Gemmato ha ribadito quanto già più volte sostenuto: non c’è nessun  anomalo sforamento della spesa farmaceutica che “passa” in farmacia: la spesa convenzionata, dopo circa vent’anni di riduzione, ha ripreso a crescere già dal 2022, quindi dopo l’emergenza Covid-19 e prima delle misure oggetto di severe critiche da parte della deputata interrogante.

Questi i dati di fonte Aifa citati da Gemmato nella sua risposta all’interrogazione delle deputata pentastellata: “Nel quinquennio 2014-2019 la spesa sanitaria cresce del 7%, nel quinquennio 2019-2024 la spesa cresce del 7,2%, per l’anno 2025 cresce del 5,7%. Quindi, rispetto alla media dei quinquenni, quest’anno cresce del 20% in meno, nonostante l’Ocse ci dice che la popolazione italiana è la più longeva in Europa e fra le più longeve al mondo, con 84,1 anni di età media”, e quindi gravata da una spesa maggiore per le cure.

Il sottosegretario ha poi parlato del “fantomatico aumento della spesa di 280 milioni di euro” e del “riferimento alle cosiddette glifozine, che sono farmaci anti-diabetici. Quei farmaci prima venivano distribuiti nel cosiddetto silos della spesa diretta, ovvero quello degli ospedali. Adesso è stata spostata nel silos della convenzionata. Quindi non è una maggiore spesa, ma lo spostamento su un diverso capitolo di spesa. Quelle spese, invece di essere imputate sul livello ospedaliero, vengono imputate sul livello convenzionale pubblico e privato delle farmacie pubbliche e private convenzionate, quelle che sono sotto casa. Facciamo questo” ha quindi spiegato il numero 2 del Ministero “perché noi riteniamo che l’aderenza terapeutica migliora nel momento in cui si porta il farmaco vicino al cittadino e si evita il transito e la burocrazia.

Migliorando l’aderenza terapeutica il cittadino si cura meglio, non si ospedalizza e già questo servirebbe a mettere un punto poi come effetto collaterale indotto diretto fa risparmiare”. Anche qui dati Gemmato si avvale di dati Aifa, secondo i quali con il trasferimento delle glifozine è verificato un risparmio di 9,3 milioni di euro in un trimestre. “Spalmati nell’arco annuo” ha tirato le somme il sottosegretario “si tratta di più di 36 milioni di risparmi. Il che vuol dire che la nostra misura ha avvicinato il farmaco al cittadino facendo risparmiare”.

“Voi dite ‘La spesa farmaceutica sfora’, ma chi lo dice che sfora? Vediamo insieme i dati e analizziamoli insieme” ha esortato Gemmato, molto critico sull’approssimazione con cui si parla e si pretende di valutare la spesa farmaceutica, “sommando fenomeni diversi, canali diversi e periodi diversi, per poi attribuire tutto a una sola misura”. Per quanto riguarda specificatamente la nuova rimunerazione della farmacia, rivolgendosi direttamente all’interrogante Ricciardi il sottosegretario ha voluto ricordarle che “è stata voluta dal vostro Governo. La remunerazione aggiuntiva di 150 milioni di euro è stata voluta da un esecutivo che era vostra espressione, per dare un sostegno alla filiera delle farmacie che era in difficoltà.

L’avete detto voi e l’avete fatto voi” ha rimarcato Gemmato. “Il sottoscritto in Legge di Bilancio ha solo sistematizzato questo contributo che veniva dato a consumo, introducendo la nuova remunerazione con la quale si svincola il compenso percepito del farmacista dal valore fustellare del farmaco e si remunera, così come avviene in tutta Europa, non il valore fustellare, ma l’atto professionale”.

Dunque, ha concluso il sottosegretario,  la riforma della remunerazione delle farmacie non è nata nel 2024 e tantomeno dal Governo in carica. Gemmato ha peraltro affermato che l’obiettivo vero di quella riforma – che l’attuale esecutivo ha pensato bene di “sistematizzare” – non è solo e tanto remunerare la dispensazione del farmaco ma, sganciandola dal prezzo, “valorizzare il servizio professionale reso al cittadino, la prossimità delle cure e la presa in carico”, introducendo “un sistema più equilibrato e redistributivo” anche al fine dichiarato di  rafforzare le farmacie più in sofferenza, quelle rurali e disagiate dei piccoli centri.

Ma Gemmato non ha tralasciato di rispondere ad altre critiche rivolte alle misure assunte dal Governo in materia di farmaci, a partire dall’accusa di essere finalizzate a trasferire sui cittadini il costo delle cure. Alla quale il sottosegretario ha risposto con un dato che contraddice radicalmente l’ipotesi: tra il 2024 e il 2025 il Governo Meloni ha destinato “circa 1,4 miliardi di euro aggiuntivi agli acquisti diretti regionali di farmaci”, e tanto dovrebbe bastare a destituire da ogni fondamento l’accusa appena ricordata.

Respinte anche le ricorrenti considerazioni  – peraltro principalmente riferite proprio allo stesso Gemmato – secondo le quali le politiche farmaceutiche del Governo sarebbero “pro farmacie e farmacisti”, il mondo professionale da cui proviene il sottosegretario, con particolare riferimento alla riclassificazione dei farmaci spostati dalla distribuzione diretta a quella convenzionata nelle farmacie del territorio. Gemmato non si è sottratto dall’intervenire sul punto, invitando però tutti a evitare “rappresentazioni semplicistiche” per concentrarsi  invece sulle misure e valutarle per quel che sono: gli spostamenti di farmaci dalla diretta alla convenzionata fin qui decisi non costituiscono in alcun modo un trasferimento generalizzato, ma rappresentano interventi operati con cura da Aifa per migliorare, in particolare sul terreno dell’appropriatezza e dell’aderenza, le terapie croniche ad alta prevalenza, migliorando anche l’accesso alle cure.

Per valutare i reali effetti economici di queste misure, dunque, non può essere sufficiente una semplice operazione aritmetica, ma vanno considerate variabili più complesse, come ad esempio i costi evitati della distribuzione per conto, della logistica e degli oneri amministrativi gli effetti delle rinegoziazioni economiche con le aziende farmaceutiche, tutte grandezze che incidono in modo importante sul saldo complessivo ma che il fronte critico delle riforme in corso non considerano mai.

Per Gemmato, insomma, la riforma dell’assistenza farmaceutica non provocherà una riduzione di tutele per i cittadini, come c’è chi ancora si ostina a sostenere, ma è finalizzata a conseguire l’obiettivo opposto: garantire un servizio farmaceutico più efficace, sostenibile, accessibile e vicino,  in grado di migliorare l’appropriatezza prescrittiva e impiegare al meglio le risorse pubbliche. Il Governo, fin dal suo esordio, si è posto l’obiettivo di “riequilibrare il sistema e riportare il paziente cronico al centro della medicina territoriale”, ha detto Gemmato, per concludere che è esattamente quello che sta facendo, e non a vantaggio di questa o quella categoria, ma per garantire ai cittadini che ci sia un sistema che si prenda in carico la loro salute.

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