Alzheimer, studio USA: nuovo test del sangue può riconoscere sviluppo precoce dei sintomi

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Roma, 5 luglio – Un nuovo esame del sangue potrebbe riconoscere chi sta per sviluppare i sintomi dell’Alzheimer. In uno studio finanziato dai National Institutes of Health americani, un team di scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis ha scoperto un bio-marcatore spia che sembrerebbe più efficace nel prevedere l’imminente progressione della malattia. Si tratta dei circRna, “piccoli anelli di materiale genetico” che “potrebbero essere forti indicatori dell’imminente comparsa dei sintomi dell’Alzheimer”, annunciano i ricercatori del Nih.

Gli autori del lavoro, informano ancora i Nih, hanno infatti dimostrato che “livelli elevati di alcuni Rna circolari nel sangue triplicano quasi il rischio per i pazienti di sviluppare sintomi, suggerendo che queste molecole siano più sensibili all’insorgenza dei sintomi rispetto ai tradizionali bio-marcatori della malattia di Alzheimer”.

Gli attuali test del sangue per l’Alzheimer offrono diagnosi affidabili rilevando i marcatori delle placche amiloidi, un segno distintivo della patologia. Si tratta però di esami che, per quanto in grado di produrre risultati positivi potenzialmente decenni prima della comparsa del deterioramento cognitivo, non sono molto informativi su come progredirà la malattia di un paziente. La nuova ricerca, invece, getta le basi per un test che potrebbe potenzialmente prevedere l’insorgenza dei sintomi, secondo quanto riferisce una nota dei Nih.supporting image

“In ambito clinico, essere in grado di identificare i pazienti sull’orlo della comparsa dei sintomi (della malattia di di Alzheimer, NdR) sarebbe di inestimabile valore”  afferma Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging (Nia) dei Nih (nella foto). “Disporre di queste informazioni potrebbe aiutarci a selezionare i pazienti più adatti per gli studi clinici e a determinare con maggiore precisione quali trattamenti siano efficaci nel prevenire il declino cognitivo”.

A differenza delle placche amiloidi che si accumulano lentamente nel cervello, i circRna sono molto più dinamici e riflettono Dr. Carlos Cruchagal’attività cerebrale più recente, descrivono gli Nih. In uno studio precedente, Carlos Cruchaga (nella foto a sinistra) e colleghi della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno collegato i circRna cerebrali alla demenza e alla gravità neuropatologica. Per capire se queste molecole avessero un potenziale clinico, era però necessario verificare se queste associazioni fossero confermate anche per i circRna circolanti nel sangue, un tessuto molto più accessibile. Il gruppo di Cruchaga ha quindi analizzato i dati ematici di oltre 1.200 partecipanti a diverse coorti indipendenti, individuando un insieme di 34 circRna associati alla malattia di Alzheimer.

I modelli predittivi basati su queste correlazioni hanno identificato con successo i pazienti affetti da Alzheimer, con prestazioni simili a quelle dei modelli addestrati sui dati della proteina pTau217, il principale bio-marcatore ematico clinico per la patologia. Il modello basato sui circRna, tuttavia, ha superato di gran lunga il modello basato sulla pTau217 in termini di previsione a lungo termine. I 34 circRna si sono rivelati predittori più affidabili della progressione di un paziente verso l’Alzheimer sintomatico, e ulteriori esperimenti suggeriscono che i loro livelli sembrano discostarsi dalla norma circa 2-4 anni prima dell’insorgenza dei sintomi.

“Questi risultati potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo di test che non solo aiutino i medici a identificare i candidati per nuove terapie, ma anche a monitorarne la risposta, in particolare per i farmaci che agiscono sulle placche amiloidi“, sottolineano National Institutes of Health USA. “I pazienti trattati con nuove terapie per la rimozione della proteina beta-amiloide possono risultare negativi alla proteina tau pur continuando a essere affetti da malattia di Alzheimer”  chiarisce Cruchaga, autore corrispondente dello studio, “Questi Rna circolari potrebbero fornirci una prospettiva più completa sulla biologia complessiva della malattia”.

Insieme a partner commerciali, i ricercatori stanno attualmente lavorando allo sviluppo di test clinici applicabili per i circRna nel sangue. “È positivo avere una solida base scientifica e modelli affidabili” conclude Cruchaga “ma il nostro obiettivo finale è aiutare le persone”.

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