Indagine Nomisma-UniSalute: più della metà degli italiani non fa visite di prevenzione

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Roma, 12 luglio – “Prevenire è di gran lunga meglio che curare”, teorizzava nel ‘700 il medico della corte estense Bernardino Ramazzini, mettendo in bello stile  e a onor del vero in latino: Longe præstantius est præservare quam ) una verità già distillata una ventina di secoli prima da Esculapio. Verità oggì  più necessaria che mai, alla luce delle situazioni di criticità in cui versano i sistemi sanitari del mondo intero, chi più chi meno – che rendono piuttosto aleatoria la possibilità espressa dal secondo verbo della locuzione ramazziniana, ovvero curare.

Eppure, nonostante la diffusa consapevolezza che la prevenzione gioca un ruolo chiave nella salvaguardia del proprio stato di salute, coloro che si sottopongono a controlli regolari sono ancora una minoranza. A confermare lo stato delle cose è l’ultima indagine promossa dall’Osservatorio Sanità di UniSalute e realizzata da Nomisma, condotta su un campione di 1.300 intervistati rappresentativo della popolazione nazionale.

Dalla survey emerge infatti che il 96% del campione (quasi la totalità, dunque) considera importante la prevenzione, ma appena il 48% fa visite anche in assenza di sintomi; il 28% si rivolge al medico solamente all’insorgere di un disturbo, e addirittura più di uno su cinque (22%) solo quando comincia a soffrire di una malattia vera e propria.

Tutto questo nonostante soltanto il 53% degli italiani valuti il suo stato di salute come ottimo o quantomeno buono. A dimostrare quanto ancora un’ampia fascia della popolazione trascuri la propria salute c’è anche la frequenza con cui si svolgono alcuni esami. Basti pensare che il 44% dei cittadini non si è mai sottoposto a una visita dermatologica per il controllo e la mappatura dei nei, mentre quasi uno su cinque (19%) non ha mai effettuato un elettrocardiogramma o una visita cardiologica. Sul fronte della salute femminile, il 39% delle donne non si è mai rivolta al proprio ginecologo nell’ultimo anno, e più di una su quattro (28%) non si sottopone a un pap test da almeno tre anni.

Quali sono le ragioni di tanta riottosità? L’indagine ha provato ad approfondirlo, interrogando sulle ragioni che scavano un baratro tra la consapevolezza della necessità di coltivare la pratica della prevenzione e le azioni (o meglio inazioni) che impediscono a quella consapevolezza di tradursi in atti concreti. Dalle risposte si evince che i problemi sono molti e vari: i costi delle visite, in primo luogo, segnalati come un problema dal 35% del campione. Quindi la  mancanza di tempo (34%) e i tempi d’attesa troppo lunghi (33%), che continuano a essere un ostacolo soprattutto per chi si rivolge al servizio pubblico. Non a caso, il 43% degli intervistati dichiara di essersi rivolto principalmente al privato, anche in convenzione col Sistema sanitario nazionale, per effettuare visite di controllo negli ultimi 2-3 anni.

Chi si sottopone ad accertamenti lo fa principalmente per iniziativa personale (31%), oppure per la possibilità di accedere a esami gratuiti grazie a programmi di screening regionali o statali (26%). Un supporto significativo potrebbe venire da un maggior utilizzo dei pacchetti di prevenzione previsti dal welfare aziendale e dalle polizze assicurative, che oggi gli italiani indicano come motivazione di un controllo effettuato nell’ultimo anno soltanto nell’11% e nell’8% dei casi.

Infine, per prendersi cura della loro salute gli italiani puntano anche sullo stile di vita, ad esempio attraverso un’alimentazione sana e bilanciata (53%), limitando comportamenti a rischio come fumo e alcol (45%) e praticando attività sportiva regolarmente (38%). Percentuali inferiori considerano importante anche ridurre lo stress (25%) e migliorare la qualità del sonno (18%).

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