Roma, 5 novembre – Repetita juvant, soprattutto se a ripetere è qualcuno che ha pieno titolo a farlo. E dunque- per l’ennesima volta – viene lanciato un messaggio che evidentemente fatica ancora ad entrare nelle testa di molti, troppi italiani: non bisogna assumere antibiotici di propria iniziativa in presenza di febbre, tosse o sintomi influenzali. A ricordarlo una volta di più sono gli specialisti della Società italiana di terapia antinfettiva antibatterica antivirale antifungina, che oggi e domani (5-6 novembre) celebrano il loro 16° congresso nazionale a Torino.
L’evento scientifico, tra i molti temi in programma, ha anche quello della sempre attuale e fondamentale questione della distinzione tra infezione virale e batterica, che è il discrimine per evitare un uso inappropriato di antibiotici, con la correlata conseguenza di un aumento del fenomeno della Amr. Ma è anche la linea da rispettare per non cadere nell’errore altrettanto grave di ritardare terapie che invece sono necessarie.
Grazie anche all’esperienza della pandemia e al crescente utilizzo dei test molecolari che hanno migliorato la capacità di individuare i virus responsabili delle infezioni respiratorie, spiega l’infettivologo Marco Bassetti, “oggi la diagnostica ci permette di riconoscere sempre meglio le cause delle infezioni e di orientare le terapie. Gli antibiotici non agiscono contro i virus: utilizzarli quando non servono espone il paziente a effetti indesiderati e contribuisce ad alimentare l’antibiotico-resistenza. Il trattamento di una polmonite va dunque valutato sulla base delle condizioni cliniche e delle evidenze disponibili”.
Il che significa che è meglio non fidarsi delle semplificazioni: la presenza di un virus respiratorio non esclude automaticamente che possa esservi una contemporanea infezione batterica e una corretta valutazione diventa quindi cruciale, soprattutto nel caso di pazienti anziani, portatori di malattie croniche e soggetti immuno-compromessi. Soprattutto nel caso di polmoniti, serve la massima attenzione: anche quando viene identificato un virus, infatti, può essere necessario somministrare antibiotici per trattare una possibile co-infezione batterica.
Intanto, spiega Francesco Giuseppe De Rosa, docente di Malattie infettive al Dipartimento di Scienze mediche dell’Università di Torino e direttore dell’infettivologia alla Città della Salute della stessa città, “bisogna distinguere con quale polmonite si ha a che fare, perché ci sono differenze importanti tra quelle che si sviluppano nella comunità e quelle contratte in ospedale, dove i pazienti e i microrganismi coinvolti possono essere molto diversi”. La diagnosi, spiega lo specialista, deve tenere conto della gravità del quadro, delle condizioni generali e del rischio di infezioni miste. “Nei pazienti fragili una sovra-infezione può complicare significativamente il decorso clinico. Per questo sono fondamentali la tempestività degli accertamenti e una terapia personalizzata, da rivalutare sulla base dell’evoluzione clinica e dei risultati microbiologici. Il fattore tempo è determinante: la collaborazione tra laboratorio di microbiologia e clinici permette di individuare più rapidamente le cause dell’infezione e orientare tempestivamente le scelte terapeutiche”. Diventa così fondamentale un lavoro di squadra, conclude De Rosa, “per evitare trattamenti inappropriati e per non ritardare quelli necessari, così come è necessario un controllo delle strategie adottate nel sistema sanitario”.
Il congresso Sita arriva a ridosso della Settimana mondiale 2026 sull’uso consapevole degli antibiotici, che si terrà dal 18 al 24 novembre, iniziativa promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per sensibilizzare cittadini e professionisti sull’uso appropriato dei farmaci antimicrobici.
Un terreno sul quale noi italiani siamo piuttosto in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, anche se il Rapporto Aifa relativo al 2024 ha registrato qualche miglioramento, con la diminuzione del consumo di antibiotici del 3,3% rispetto all’anno precedente. Resta però alto l’uso di farmaci ad ampio spettro, che agiscono contro numerosi tipi di batteri. Il rapporto tra il consumo di antibiotici ad ampio spettro e quelli a spettro ristretto è pari a 12,3 in Italia, superiore di tre volte alla media europea di 4,6. E il dato conferma quanta strada ancora resti da fare in Italia per migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni.
Resta dunque non solo valido ma sempre necessario il messaggio rilanciato dagli esperti Sita a non assumere antibiotici di propria iniziativa in presenza di sintomi facilmente attribuibili alle infezioni respiratorie stagionali: si tratta di farmaci che necessitano di una valutazione del medico, ricorda ancora Bassetti, sottolineando che – oltre alla diagnosi corretta – la prima linea per proteggere la salute ed evitare le malattie stagionali è la prevenzione, a partire dalle vaccinazioni raccomandate.
“Sono questi gli strumenti essenziali per proteggere la salute” conclude il direttore della Clinica Malattie infettive al Policlinico San Martino di Genova. “In caso di sospetta polmonite serve una valutazione medica: soltanto così possiamo distinguere i pazienti che hanno bisogno degli antibiotici da quelli per i quali questi farmaci non sono necessari. Usarli meglio oggi significa conservarne l’efficacia anche per il futuro”.


