Manovra in sanità, Schillaci la difende e Iv replica: “Prigioniero politico nel Governo”

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Roma, 5 novembre – La tornata di interrogazioni a risposta immediata tenutasi alla Camera dei deputati nel pomeriggio del 3 novembre ha offerto una plastica dimostrazione di come la politica italiana nel suo complesso la realtà preferisce crearla a colpi di narrazioni, piuttosto che disturbarsi a farci i conti. E questo anche quando quella realtà riguarda tutti i cittadini e li tocca – è il caso di dirlo – nella carne e nel sangue.

L’interrogazione dei deputati di Italia viva

Veniamo al fatto: il Ministro della Salute Orazio Schillaci, ovvero lo stesso esponente di governo come è noto (ed è incontrovertibile) aveva chiesto al suo esecutivo impegnato nella definizione della Manovra 2027 un incremento di 5,5 miliardi dei fondi per la sanità, si è trovato a dover rispondere nel question time a un’interrogazione di diversi esponenti di Italia viva, consistente in pratica in una sola domanda: come titolare del dicastero, ha valutato “l‘adeguatezza delle risorse stanziate per il Servizio sanitario nazionale per garantire il fondamentale diritto alla salute dei cittadini e assicurare l’erogazione uniforme delle prestazioni e l’accesso alle cure a tutta la popolazione, in maniera uniforme e su tutto il territorio nazionale?” 

Per correttezza, va precisato che la domanda in questione è stata preceduta da un preambolo che – partendo dall’affermazione che, nonostante gli incrementi nominali delle risorse rivendicati dal Governo, ha trovato conferma il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale – ha messo in fila una serie di dati che nel corso degli ultimi giorni hanno trovato ampio spazio in tutti gli organi di informazione. Eccoli: ♦ anche se il Fondo sanitario nazionale raggiungerà 146,3 miliardi di euro nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029, la sua incidenza sul prodotto interno lordo – secondo un’analisi della Fondazione Gimbe del 2 novembre –  diminuirà dal 6,11 per cento del 2027 al 5,87 per cento del 2029, attestandosi su livelli inferiori a quelli del 2022; ♦ le risorse aggiuntive previste dalla manovra ammontano complessivamente a soli 7,1 miliardi di euro nel triennio 2027-2029, a fronte degli oltre 18 miliardi di euro richiesti dalle Regioni e dei 5,5 miliardi di euro aggiuntivi per il solo 2027 indicati dallo stesso ministro interrogato; ♦ il divario tra finanziamento del Ssn e spesa sanitaria prevista raggiungerà complessivamente 25,8 miliardi di euro nel triennio, aggravando le difficoltà finanziarie delle Regioni, che già nel 2025 hanno registrato un disavanzo di circa 2,3 miliardi di euro, rendendo necessario il ricorso a ulteriori risorse per riequilibrare i conti; ♦ nel 2025 la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie ha superato 42,4 miliardi di euro e quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami, evidenziando un progressivo arretramento dell’universalità dell’assistenza; ♦ nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che la tutela del Servizio sanitario nazionale è una priorità assoluta e che la sua universalità rappresenta uno dei grandi patrimoni della Repubblica.

Il tutto chiuso, a mo’ si suggello, dalla domanda prima ricordata, che nell’italiano corrente non aduso ai paludati manierismi di Palazzo suonerebbe più o meno così: ma come puoi pensare che, in questa situazione, il servizio sanitario pubblico possa rispondere ai bisogni dei cittadini?

La risposta del ministro della Salute

Alla narrazione apocalittica degli interroganti, il ministro ha risposto con una lunga contro-narrazione, sostanzialmente incentrata sul refrain caro a tutti i membri del Consiglio dei ministri in carica, a partire dalla premier: nessun altro Governo ha mai destinato alla sanità la quantità di risorse assegnate dall’esecutivo in carica (il che, da un punto di vista meramente quantitativo, è peraltro vero) e suol fatto che le contestazioni relative al rapporto Fsn-Pil si fondano su un parametro che “misura l’economia, non la salute. Il denominatore cresce con il Pil e con l’inflazione. L’impegno sulla salute si misura in euro che arrivano ai pazienti: in euro, in questa manovra, il Fondo cresce, e ci sono più di 20 miliardi dal 2022. Nel 2026, l’aumento annuale è stato il più alto di sempre in valore assoluto”.

Fuorviante, a giudizio del ministro, anche sovrapporre finanziamento pubblico e spesa sanitaria complessiva, che – ha argomentato – “non sono la stessa grandezza”, perché il Fondo sanitario nazionale “è il fabbisogno standard dei livelli essenziali; la spesa comprende quei livelli e molto altro con linee di finanziamento diverse”. Sull’aumento della spesa privata asserito dagli interroganti, Schillaci si è limitato a osservare che nel 2025, mentre la spesa pubblica è cresciuta, quella privata è diminuita, aggiungendo anche che in ogni caso la spesa sostenuta di tasca propria dai cittadini “comprende anche prestazioni estranee ai livelli essenziali di assistenza” e dunque  “non può essere interpretata automaticamente come la misura di ciò che il Servizio sanitario non riesce a garantire”.

Al riguardo, il ministro ha voluto sottolineare che proprio per mitigare il peso di quelle prestazioni che il Ssn non arriva ad assicurare per  una serie di ragioni diverse (da quelle economiche alle liste d’attesa),  il Governo ha provato a dare risposte finanziando un voucher per gli over 75 del valore di 300 euro.

Due narrazioni a confronto: da una parte l’apocalisse, dall’altra se non proprio il migliore dei mondi possibili, quantomeno il migliore di quello che si può apparecchiare nelle difficili condizioni che viviamo. Inutile chiedersi chi abbia ragione, anche perché è una risposta che i cittadini – per quanto frastornati dalle narrazioni – sanno darsi da soli quando sbattono il muso contro le inefficienze e insufficienze del sistema sanitario pubblico. Quel che vorrebbero gli italiani, semmai, è la risposta franca di chi governa a una domanda ancora più semplice di quella avanzata dagli interroganti: ma i soldi messi nella Manovra 2027 sono sufficienti a migliorare almeno un po’ le cose o c’è il rischio che queste vadano peggio?

E – in verità – a Schillaci una mezza involontaria risposta è sfuggita (forse freudianamente), quando rispondendo a una domanda del deputato Iv Davide Faraone sull’adeguatezza dei finanziamenti del Fsn, ha ammesso “da tecnico, senza giri di parole” che per la sanità “i fondi non bastano mai”. Ecco, i soldi non bastano mai, e dunque nemmeno in questo caso. Cosa che peraltro Schillaci sapeva bene, come  dimostra il fatto che egli stesso, nelle interlocuzioni precedenti alla definizione della Legge di bilancio, aveva chiesto per la sanità pubblica 5,5 miliardi di finanziamenti aggiuntivi. Gliene sono arrivati la metà e anche meno, tanti quanto bastano sì e non a coprire la lievitazione dei costi prodotta dall’inflazione. E tanti saluti all’ambaradam di problemi che reclamano soluzioni urgenti: le sempiterne liste d’attesa, le nuove strutture della sanità di prossimità, case e ospedali di comunità, in larga parte sotto o senza organico, stipendi e incentivi del personale professionale ancora di là da venire, con quello stesso personale che invece se ne continua ad andare, strutture ospedaliere da rifare o edificare ex novo e via elencando.

Proprio su questi punti, Faraone ha fatto leva per la sua replica alla risposta del ministro, accusandolo (anch’egli senza tanti giri di parole) di non essere stato capace, da tecnico quale ricorda sempre di essere, di difendere e tutelare il Ssn, fino al punto di esporsi anche a figure che avrebbe potuto e dovuto risparmiarsi, come quella – ricordata impietosamente dal deputato di Italia viva  – di aver dovuto accettare  misure come la nomina di esponenti no vax nel Nucleo di valutazione dei vaccini e il reintegro dei medici non vaccinati nei ranghi della sanità, oltre al già ricordato della sua richiesta di finanziamenti aggiuntivi. Il tutto concluso dalla perfida affermazione di considerare il ministro “una sorta di prigioniero politico in questo Governo” e l’annotazione non meno urticante che difendere la sanità – come l’Esecutivo – sostiene di fare – non è esattamente questo.

Ma il wrestling di parole del question time di Montecitorio, alla fine, non sposta niente, né da una parte né dall’altra: quello che conterebbe davvero è che trovi una risposta finalmente franca e onesta la legittima aspettativa dei cittadini di sentirsi dire, senza gli equilibrismi della propaganda e del politichese, se i soldi stanziati per il Fsn 2027 riusciranno a garantire qualche servizio e prestazione in più e magari qualche attesa in meno. Perché, alla fine, per la gente che nella realtà ci vive, questa è l’unica cosa che conta (e che serve davvero a misurare la qualità delle scelte politiche).

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