Gizzi (Assofarm): “Farmacie, remunerazione al palo, riapriamo subito il tavolo”

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Roma, 2 novembre – Desaparecido. D’improvviso e senza ragione. E. soprattutto, ancora prima che il dibattito della filiera farmaceutica venisse (comprensibilmente) monopolizzato da temi come l’ingresso del capitale nella proprietà delle farmacie e la vexata quaestio della liberalizzazione della fascia C.
Sparito, come se – dopo essere stato per almeno un paio d’anni argomento obbligato e il centro motore di ogni confronto sulle sorti del servizio di distribuzione del farmaco in Italia –  il tema della riforma della remunerazione delle farmacie fosse stato rimosso da tutti i soggetti della filiera, che quasi nello stesso preciso momento hanno improvvisamente smesso di occuparsene.
Ma all’operazione di rimozione – posto, ovviamente, che di rimozione si tratti –  qualcuno si rifiuta decisamente di partecipare. Come l’Assofarm, ad esempio, che di riforma della remunerazione vuole invece tornare a parlare, e subito. Anche perché – al di là del merito della questione – c’è una data che ormai incombe, quella del 31 dicembre prossimo, quando scadrà il termine (già oggetto di proroghe) per trovare un’intesa sulla nuova remunerazione, prevista da una legge (quella sulla spending review) voluta nel 2012 dal governo Monti.
Nell’ottobre del 2012,  come si ricorderà, un’intesa sulla materia tra Aifa e soggetti della filiera venne anche trovata, ma subito rispedita al mittente, bocciata senza rimedio (in particolare dal ME).  Da allora, sono passati tre anni e la riforma della remunerazione ha finito per andare a ingrossare la fila sterminata delle questioni irrisolte, che spesso coincide con quella delle occasioni perdute.
Ma, come si diceva, le scadenze fissate dalle leggi  – nel caso di specie, il Milleproroghe convertito in legge a febbraio di quest’anno – hanno la pessima abitudine di arrivare ed esigere il dovuto rispetto. E quella del 31 dicembre è praticamente alle porte, senza che  nessuno sembri preoccuparsene. A parte, come già anticipato, la sigla delle farmacie comunali.
“Faccio francamente fatica a comprendere la cortina di silenzio e disinteresse che sia le istituzioni, sia la stessa filiera, hanno fatto calare sulla riforma della remunerazione” afferma al riguardo Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm. “Capisco che le novità introdotte dalla legge sulla concorrenza siano dirompenti e assorbano tutta l’attenzione, ma proprio la prevedibile rivoluzione che sarà prodotta dall’ingresso del capitale e delle catene rende ancora più necessario e stringente riaprire subito il dossier della riforma della remunerazione, assolutamente vitale per un futuro sostenibile delle farmacie.”
“Dopo l’accordo trovato con l’Aifa nell’ottobre 2012, poi  bocciato dai ministeri della Salute e dell’Economia” continua Gizzi “non è successo praticamente nulla, a parte il tentativo condotto dal ministero della Salute nel 2013, con la formulazione di una controproposta manifestamente inadeguata, avanzata quasi per onor di firma o dovere d’ufficio.  È il caso di ricordare a tutti che, a termini di legge, se l’accordo sulla nuova remunerazione non sarà trovato in modo condiviso entro la scadenza del 31 dicembre, sarà facoltà  del Governo, e segnatamente del  ministro della Salute di concerto con quello dell’Economia, stabilire se e come dovrà cambiare la remunerazione delle farmacie. In altre parole” chiarisce il presidente Assofarm “la filiera si vedrà calare dall’alto un provvedimento decisivo per le sue sorti future e, visti i tempi che corrono e gli orientamenti in materia di finanziamento della sanità, potrebbe trattarsi di un provvedimento tutt’altro che soddisfacente.”
Da qui l’appello di Gizzi: “La filiera deve riaprire il dossier remunerazione, subito, riavviando il confronto al suo interno” esorta il presidente Assofarm, preoccupato dall’atteggiamento di inerzia degli altri soggetti della filiera, a suo giudizio emerso anche in occasione dei recenti confronti congiunti al  tavolo sulla farmaceutica aperto al ministero dello Sviluppo economico.
“Sulla questione si registra solo una presa di posizione, peraltro incidentale, di Farmindustria, che si è detta del tutto indisponibile a iniziative e decisioni sulla questione che comportino nuovi oneri per le aziende” spiega Gizzi al nostro giornale. “Nessun cenno di vita, invece, da grossisti e Federfarma, quasi che la questione non li riguardi.”
Un atteggiamento difficile da comprendere, per il massimo rappresentante delle farmacie pubbliche, se non ipotizzando che sia espressione della volontà di lasciare il sistema della remunerazione così com’è, nella prospettiva (alla quale guarderebbe soprattutto Federfarma) di inquadrare l’intera questione all’interno del rinnovo della convenzione farmaceutica. Una specie di “quieta non movere“,  insomma, in attesa di tempi e condizioni migliori, che peraltro è davvero difficile prevedere  se e quando arriveranno.
Per Gizzi, invece, bisogna fare presto. “Non credo davvero che nella distribuzione farmaceutica ci sia gente disposta a correre il rischio che le nuove regole della remunerazione siano dettate dall’alto. Per questo, dobbiamo riprendere subito in mano la  questione e in questo senso Assofarm sollecita pubblicamente le altre sigle della filiera, a partire da Federfarma, ad aprire subito un tavolo. Farmacie, imprese e distributori devono subito riavviare il confronto. E, per quanto ci riguarda, formalizzeremo un preciso invito, già oggi, a tutte le sigle della filiera, per cercare di arrivare in tempi brevissimi a mettere insieme una proposta concreta e condivisa. Magari non produrrà esiti” conclude Gizzi “ma almeno non avremo il rimpianto di non averci provato.  E, soprattutto, non potremo essere accusati di non averci provato.”

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