Gasparri vs Federfarma: Comportamento servile la scelta di campo per il Pd

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Roma, 23 maggio – C’è già chi –  nelle prime, immediate telefonate subito seguite alla pubblicazione dell’articolo su quotidianosanità.it – ha scomodato Vico e i suoi corsi e ricorsi storici, chi invece ha fatto riferimento alla dantesca legge del contrappasso e chi, invece, si è limitato a derubricare la questione, facendo spallucce:  “È il teatrino della politica, baby, e non puoi farci niente”.

Ad animare l’immediata vigilia dell’assemblea pubblica di Federfarma, che si terrà domani a Roma al Teatro Eliseo, è stato il senatore Maurizio Gasparri (nella foto), esponente di primissima fila di Forza Italia, con un durissimo j’accuse ai vertici del sindacato titolari.

La loro colpa? Aver “confezionato” un evento dove l’unico partito cui si riconosce la possibilità di prendere la parola è il Partito democratico, che in effetti – con l’intervista sul tema Quale farmacia per l’Italia che cambia? al responsabile nazionale sanità, Federico Gelli – è l’unico a trovare spazio e visibilità nel programma ufficiale dei lavori.

Prendo atto di una scelta di campo chiara: tutti gli altri partiti sono stati esclusi dal programma degli interventi. È singolare che un solo partito veda il responsabile di settore “intervistato”. Non avviene così in nessun’altra assemblea di categoria o di organizzazione professionale” attacca Gasparri, che soltanto tre anni fa (era l’inizio di febbraio del 2013) in occasione di un’altra assemblea di Federfarma raccoglieva le ovazioni e i consensi dei titolari di farmacia che affollavano in ogni ordine di posti il Teatro Capranica, nel cuore della Roma dei Palazzi.

A leggere la durissima lettera di Gasparri, sembra che il mondo sia cambiato: al Capranica, nel febbraio 2013, mentre l’esponente dell’allora Pdl raccoglieva a mani basse raffiche di applausi entusiastici,  gli esponenti del Pd – su tutti Stefano Fassina – venivano  letteralmente sepolti da fischi e urla variamente assortite di disapprovazione. L’ordalia della  contestazione non risparmiò neppure il ministro allora in carica, Renato Balduzzi, esponente montiano, più volte interrotto dai fischi durante il suo intervento.

Anche allora – come si ricorderà – Federfarma venne duramente accusata di “schiacciarsi” troppo su una sola parte politica, proprio quella che oggi – per voce di Gasparri – si sente messa da parte come un pedalino sporco. Come cantava Bob Dylan, times they’re a changin’: i tempi cambiano, e anche se il 2013 è praticamente ieri,  è come se fosse passata un’era geologica, sovvertendo categorie ed equilibri politici.

Accade così che la principale sigla di rappresentanza dei titolari di farmacia, che – almeno nell’ultimo decennio – ha sempre individuato i suoi principali alleati e interlocutori nella destra dello schieramento politico, oggi sia in tutta evidenza “vicina”  ai partiti della maggioranza di Governo, su tutti Ncd (il partito della ministra della Salute Beatrice Lorenzin) e Pd, il partito del premier.

Stare lì a chiedersi  se sia Federfarma ad essersi spostata a sinistra o se, invece, sia stato l’acerrimo nemico di ieri, il Pd, a essersi spostato a destra, è in tutta evidenza un esercizio ozioso e abbastanza inutile, una sostanziale perdita di tempo. Fin dai tempi del “Franza o Spagna purché se magna” esiste infatti una vecchia regola non scritta della politica secondo la quale la tutela degli interessi impone la scelta di essere filogovernativi, almeno (beninteso) per quanto possibile. Ergo, se cambia il governo, si deve avere cura di cambiare scelte e inclinazioni, finalizzandole a conservare – sempre per quanto possibile – ciò che si ritiene convenga conservare. Todo aquì, nada mas.

Gasparri, ovviamente, tutto questo lo sa bene. Tanto da premettere che “le scelte di ogni organizzazione vanno rispettate, perché ognuno è autonomo nelle proprie decisioni.” E afferma anche di non farne “una questione personale, pur essendomi molto interessato dei problemi della farmacia e dei farmacisti. “

Quello che non va oggi al senatore romano è quella che, a torto o a ragione (notoriamente – altra regola non scritta –  in politica la riconoscenza non è di casa), egli sembra ritenere un’autentica offesa al suo partito. “Forza Italia ha capigruppo, responsabili di settore, coordinatore dei rapporti con le categorie (il sen. Andrea Mandelli, presidente della Fofi, NdR), personalità significative anche del mondo della farmacia e della sanità che avrebbero potuto raccontare, in questa assemblea ciò che hanno fatto in tutti questi anni Forza Italia e prima il Pdl con tutto il centrodestra, rivelandosi sempre determinante per tutelare le buone ragioni delle farmacie” scrive infatti Gasparri, che richiama i meriti del suo partito nei confronti delle farmacie private. “Dai tempi delle lenzuolate di Bersani agli attacchi di Mario Monti, siamo stati noi a tutelare, per una profonda convinzione e non per convenienza, la professionalità dei farmacisti e la funzione essenziale della farmacia come primo presidio sanitario del territorio. La presidente di Federfarma e tanti esponenti dell’associazione sanno bene ciò che abbiamo detto e fatto” ricorda il senatore di Forza Italia, che fa riferimento anche a quella che definisce “la battaglia contro le pretese delle parafarmacie e contro la costante azione del Partito democratico tesa a portare la fascia C fuori dalle farmacie”.

Dopo il suo “memento”, Gasparri tiene a precisare che la sua “non è una lettera di protesta ma una lettera di presa d’atto”, assicurando che di fronte alla decisione univoca del vertice di Federfarma di interloquire, in assemblea, solo con il Pd –  – comportamento che il senatore definisce “puerile ed inqualificabile”  –  non pensa di proporre al partito “atteggiamenti ritorsivi”.
“Noi difendiamo i farmacisti e la farmacia per una profonda convinzione, non per una convenienza o per oscuri interessi” torna a chiarire Gasparri,  preoccupandosi di far capire che il problema non è certo la farmacia né la sua sigla di rappresentanza, ma il suo attuale vertice:  “La mancanza di rispetto e di buonsenso, da parte di chi ha organizzato questa assemblea non ci porterà ad assumere posizioni diverse” scrive infatti il senatore di Forza Italia. “Volevo mettere nero su bianco il mio giudizio, certamente critico, per questo comportamento che non posso che definire incredibile, incomprensibile, offensivo, discriminatorio, autolesionistico, servile. Non aggiungo altro, ma tutto il resto lo penso e ritengo che anche molti dei destinatari di questa mia lettera, alcuni dei quali ho già telefonicamente sentito, la pensino come me. Buona scelta di campo e buon viaggio nel Pd” Quindi la mazzata finale, che sancisce una (irrimediabile?) presa di distanza da chi guida al momento il sindacato dei titolari, accusato senza mezzi termini di inadeguatezza:  “Noi difenderemo la farmacia anche da chi non si rivela capace di tutelarla dovendolo fare per dovere.”

Per la risposta dei vertici di Federfarma, non bisognerà attendere molto:  basterà aspettare le 10 di domani, quando il segretario Alfonso Misasi  e la presidente Annarosa Racca, nell’ordine, apriranno i lavori dell’assemblea pubblica al Teatro Eliseo.

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