Roma, 13 settembre – In una lettera aperta all’Ordine professionale di Roma, inviata a Farmacista33 e pubblicata venerdì scorso, 11 settembre, una farmacista dipendente con “quasi vent’anni di lavoro dietro un banco di farmacia”, Eleonora Teti, chiede cosa l’ente di rappresentanza della professione intenda fare per uscire dall’impasse che blocca il rinnovo del Ccnl delle farmacie private e, in particolare, quale posizione intenda assumere su temi come il riconoscimento delle crescenti competenze e responsabilità dei farmacisti in farmacia, la conciliazione vita-lavoro, i preoccupanti fenomeni della fuga dei farmacisti dipendenti dalle farmacie aperte al pubblico e del calo di iscrizioni alla Facoltà di Farmacia, segnale della sempre minore capacità attrattiva della professione.
Rivolgendosi direttamente al presidente dell’Ordine, Giuseppe Guaglianone, la farmacista formula una serie di richieste circostanziate: la prima è ovviamente quella di arrivare sollecitamente al rinnovo del Ccnl, prevedere un adeguamento salariale reale che – riconoscendo le nuove competenze anche nell’inquadramento e nella progressione professionale – sia tale da recuperare il potere d’acquisto e valorizzare le responsabilità professionali. Il nuovo Ccnl, chiede Teti, deve essere adeguato al percorso evolutivo della farmacia dei servizi, sviluppare una vera politica di conciliazione vita-lavoro e aprire un confronto istituzionale sul futuro del farmacista dipendente, coinvolgendo (oltre agli Ordini). Su quest’ultimo punto, l’appello si allarga a Ordini, istituzioni, rappresentanze datoriali e sigle sindacali, con la richiesta di confrontarsi “non soltanto sul rinnovo di un contratto, ma sul futuro della professione”.
“Il farmacista di oggi non è quello di vent’anni fa. Non può esserlo. La formazione è aumentata. La complessità del lavoro è aumentata. Le responsabilità sono aumentate. I servizi sono aumentati. La richiesta di aggiornamento professionale è aumentata” scrive Teti nella sua lettera. “Eppure, per molti farmacisti dipendenti, il riconoscimento economico non sembra essere cresciuto nella stessa misura.
Non è soltanto una questione di ‘quanto entra in busta paga’. È una questione di valore professionale. Perché una professione sanitaria non può essere valorizzata soltanto attraverso parole come ‘centralità’, ‘prossimità’, ‘prevenzione’ e ‘territorio’. La valorizzazione deve arrivare anche nella quotidianità di chi quella professione la esercitI“.
Teti richiama al riguardo la proposta avanzata da Federfarma nel 2026 che, per il farmacista al primo livello, prevede 200 euro mensili di incremento retributivo, oltre a 20 euro come elemento di garanzia, per un totale di 220 euro mensili, contro una richiesta dei sindacati di un aumento di 360 euro mensili per il recupero del potere d’acquisto e la valorizzazione della professionalità. “Non spetta a una lettera aperta decidere quale delle due posizioni abbia ragione” afferma Teti al riguardo “ma una cosa può e deve essere detta: dopo oltre due anni dalla scadenza del contratto, non possiamo considerare normale che la questione sia ancora aperta. Il problema non è soltanto l’importo finale dell’aumento. Il problema è il tempo. Il problema è il potere d’acquisto perso. Il problema è il mancato riconoscimento di una professione che nel frattempo ha continuato a cambiare”.
Accanto alla retribuzione la lettera solleva anche la questione dell’organizzazione del lavoro. Turni, sabati, festività e orari prolungati portano Teti a chiedersi quanto questo modello di lavoro sia sostenibile oggi. Il tema incrocia ovviamente anche quelli della conciliazione tra professione e vita privata e della presenza maggioritaria della componente femminile nella professione. “Non chiediamo un trattamento speciale perché siamo donne. Chiediamo condizioni di lavoro compatibili con una vita normale”, chiarisce la farmacista, che non scrive per aprire querelle rivendicazioniste o guerre guerreggiate tra farmacisti dipendenti e farmacisti titolari.
Di questi ultimi sono anzi riconosciute le difficoltà economiche, i costi crescenti, gli adempimenti e la presenza di problemi come la carenza di personale farmacista. L’intento di Teti sembra in realtà essere quello di aprire un dibattito sula Ccnl su larga scala, cercando di ragionare su cosa significhi non solo per l’hic et nunc ma soprattutto per il futuro dell’intera professione. Per la farmacista, si tratta di un problema da affrontare a livello di sistema, , collegando le condizioni dei professionisti all’evoluzione della farmacia dei servizi e al suo crescente ruolo nella sanità territoriale.
“Il rinnovo del Ccnl non riguarda soltanto i farmacisti” argomenta la farmacista. “Riguarda il futuro della farmacia italiana. Riguarda la capacità di attrarre giovani professionisti. Riguarda la qualità dei servizi. Riguarda la continuità dell’assistenza. Riguarda il futuro della sanità territoriale. E riguarda, alla fine, anche i cittadini. Perché una farmacia forte ha bisogno di professionisti competenti, motivati e adeguatamente valorizzati. Non possiamo costruire la farmacia del futuro sulle spalle di professionisti che fanno sempre di più e ricevono sempre meno in termini di riconoscimento”.
Considerazioni e argomentazioni alle quali il presidente dell’Ordine romano Guaglianone – condividendole in toto – ha subito risposto, con una lettera (sempre affidata a Farmacista33 e subito pubblicata) che proponiamo in altra parte del giornale.


