Roma, 20 febbraio – Somministrare ai pazienti che hanno subito un infarto un farmaco anticoagulante di nuova generazione (Doac), utilizzato per ridurre il rischio trombotico nella fibrillazione atriale, potrebbe essere la soluzione per prevenire il rischio di nuovi eventi trombotici come un altro infarto, ictus o embolie.
È quanto emerge da una metanalisi avviata da Humanitas University e diretta da Giulio Stefanini, cardiologo e ricercatore della stessa università, pubblicati su JAMA Cardiology lo scorso 7 febbraio, che ha passato in rassegna 473 studi, 19 dei quali ritenuti eleggibili. Tra questi, sono stati poi scelti i sei studi (per un totale di 29.667 pazienti con infarto di varia gravità coinvolti) sui quali è stata condotta l’analisi.
Numeri importanti, quindi, che hanno portato i ricercatori di Humanitas, in collaborazione con il San Raffaele e il Duke Clinical Research Institute (USA), a evidenziare i benefici dell’associazione di terapia anticoagulante con farmaci di nuova generazione, nei pazienti con infarto grave, ovvero caratterizzato dalla rottura di una placca instabile che determina trombosi coronarica e alto rischio trombotico post infarto.
“Dall’arrivo sul mercato dei farmaci Doac già usati nella fibrillazione atriale si è cercato di valutarne l’uso anche nella prevenzione di eventi ischemici dopo infarto” spiega Stefanini. “Tuttavia, negli studi fino a oggi disponibili risultavano discutibili i dati sull’efficacia di una strategia farmacologica anti-trombotica più intensa, che preveda l’aggiunta di Doac in tutti i pazienti, indiscriminatamente, dopo infarto miocardico. Infatti, il prezzo che il paziente pagava in termini di rischio emorragico a fronte dei benefici anti-ischemici era così alto che i Doac non sono utilizzati nella pratica clinica dopo un infarto“.
A oggi, il trattamento dell’infarto si basa sulla rivascolarizzazione (angioplastica) seguita da una terapia con due farmaci antiaggreganti per ridurre il rischio trombotico molto elevato in ogni tipo di infarto. “Partendo dall’ipotesi che proprio la somministrazione indiscriminata post infarto a tutti i pazienti fosse la causa degli scarsi risultati” spiega ancora Stefanini “abbiamo analizzato tutti i dati ad oggi disponibili per verificare se l’efficacia dei nuovi farmaci anticoagulanti cambiasse in base al profilo di rischio dei pazienti”.
“Per la prima volta, abbiamo trovato l’evidenza di un beneficio anti-trombotico molto marcato di questa classe di farmaci” prosegue il ricercatore “ma solo nei pazienti con la tipologia di infarto più grave e, quindi, con rischio trombotico più elevato. In questi pazienti, i benefici in termini di protezione anti-trombotica superano di molto il rischio di complicanze emorragiche, mentre nei pazienti con infarto meno grave l’uso dei Doac non è giustificato perché il rischio di emorragie va ad annullare il beneficio anti-trombotico.
“Questo risultato” conclude Stefanini “apre nuovi e importanti scenari nel trattamento dell’infarto che andranno confermati da studi disegnati ad hoc solo sui pazienti con infarto più grave“.


