Covid 19, Cerilli (Parma) scrive a prefetto: ‘Far sedere i farmacisti ai tavoli dove si decide’

Covid 19, Cerilli (Parma) scrive a prefetto: ‘Far sedere i farmacisti ai tavoli dove si decide’

Roma, 26 febbraio – Nella gestione dell’emergenza coronavirus, che li vede impegnati in primissima linea, primo presidio a essere preso fisicamente d’assalto da orde di cittadini in cerca di informazioni, rassicurazioni e dispositivi protettivi,  farmacisti meritano dalle istituzione più attenzione e considerazione di quella ottenuta fin qui.

Ne è convinto il presidente dell’Ordine di Padova, Gianni Cerilli (nella foto), che ha pensato bene di affrontare la questione con una lettera al prefetto, nel quale chiede espressamente che anche l’organismo di rappresentaza professionale dei farmacisti venga invitato a sedere ai tavoli dove vengono decise le modalità di intervento per gestire il coronavirus,  ottenendo finalmente anche la risposta a questioni come quella relativa all’obbligo di indossare le mascherine protettive durante il servizio.

“Siamo gli unici esclusi dai tavoli di confronto: ci sono tutti, Regioni, medici e infermieri, ma noi che siamo un front office sul territorio non siamo mai stati interpellati e dipendiamo dalle comunicazioni della Federazione nazionale” denuncia Cerilli in un’intervista pubblicata oggi da Il Mattino di Padova. “Da gennaio non facciamo altro che mandare lettere agli iscritti, nel tentativo di tenerli informati, ma non può bastare. Per questo ho scritto al prefetto”. 

Cerilli spiega che la situazione rischia di andare fuori controllo e che la comprensibile, diffusa preoccupazione per la Covid-19 degeneri in una vera e propria psicosi. Qualche segnale di questo pericolo, a giudizio del presidente dei farmacisti padovani, già è pienamente avvertibile: “Ieri ho avuto un centinaio di clienti in più rispetto a una qualunque giornata e molti si presentano con la mascherina, ignorando il fatto che dovrebbero portarla le persone ammalate, non quelle sane. Io sto cercando di receuperarne altre, ma i prezzi sono triplicati”.

“Il problema è che questa assurda psicosi si sta diffondendo anche tra gli operatori, alcuni di loro già l’indossano” prosegue il presidente dell’Ordine padovano. “Mi domando che effetto possa fare ai clienti, già spaventati, trovarsi davanti tre-quattro farmacisti con la mascherina. In una provincia vicina, su sei persone quattro collaboratori non si sono presentati al lavoro per paura del contagio. Lo stesso vale per gli informatori: uno di loro mi ha chiamato dicendo che c’è l’obbligo di parlarsi al telefono, che non poteva venire in farmacia”.

Il problema, in ogni caso, più ancora che sulle indicazioni mascherine sì-mascherine no o i problemi di carenza dei gel detergenti (che le farmacie in ogni caso sono state autorizzate a preparare) è proprio la psicosi. “Io credo che sia importante considerare il fatto che siano di fronte a una psicosi pazzesca, che le vittime finora accertate avevano in linea di massima patologie pregresse e che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di poco più di un’influenza con la quale potremmo  doverci abituare a convivere” dichiara Cerilli al quotidiano della sua città. “Ma, detto questo, noi siamo responsabili della salute dei nostri lavoratori e, in queste ore, ancora più esposte dei medici di base. Quindi ci    sembra doveroso sederci al tavolo e condividere e decisioni”.                     

Print Friendly, PDF & Email
Condividi