Covid-19, l’Oms rompe gli indugi: “È una pandemia, va contrastata a livello mondiale”

Covid-19, l’Oms rompe gli indugi: “È una pandemia, va contrastata a livello mondiale”

Roma, 12 marzo – “Abbiamo valutato che il Covid-19 può essere caratterizzato come una situazione pandemica”. Questa la dichiarazione con la quale il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus (nella foto) ha ufficializzato ieri, nel corso del briefing a Ginevra sull’epidemia di coronavirus, il salto di livello – in termini di impatto – dell’epidemia sostenuta dal  coronavirus Sars-CoV-2.

“Siamo profondamente preoccupati sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dai livelli allarmanti di inazione”  ha aggiunto Ghebreyesus, precisando che del totale dei casi finora segnalati nel mondo, oltre il 90 per cento riguarda quattro soli Paesi (Cina, Italia, Iran e Corea del Sud) e due di questi, Cina e Corea del Sud, mostrano ora una significativa riduzione delle epidemie.
I segnali positivi provenienti da quelli che, cronologicamente, sono stati i primi due Paesi colpiti dal virus, però, non consentono ancora ottimismo: “L’epidemia si è allargata e minaccia ormai tutto il mondo” ha affermato Ghebreyesus. “Non è solo una crisi di salute pubblica, ma una crisi che toccherà tutti i settori. Quindi ogni settore e ogni individuo devono essere coinvolti nelle azioni e iniziative per contrastarla”.

“Nelle ultime due settimane, il numero di casi di Covid-19 al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero di Paesi colpiti è triplicato” ha aggiunto di direttore generale dell’Oms,  che ha ammesso di attendersi, nelle prossime settimane, un aumento di questi numeri. Una prospettiva preoccupante, resa ancora più infausta – ha detto Ghebreyesus – dall’atteggiamento di molti Paesi, che non sembrano prendere sul serio la minaccia e fin qui non hanno assunto misure per prevenirla e per attrezzarsi a contrastarla.

Per contro, Ghebreyesus ha avuto parole di plauso e gratitudine “per le misure adottate in Iran, Italia e Corea del Sud per rallentare il virus e controllare le loro epidemie”, nonostante i pesantissimi effetti sulle economie nazionali.
La Covid-19 è la seconda pandemia di questo secolo, dopo quella di 11 anni provocata dal virus dell’influenza A/H1N1, che colpì circa un miliardo di persone nei primi sei mesi, causando 600.000 morti. Quella del coronavirus Sars-CoV-2 è anche la seconda pandemia in un mondo globalizzato e nella quale il virus si è spostato rapidamente da un continente all’altro a bordo degli aerei, proprio come aveva fatto il virus dell’influenza H1N1.

A renderla unica, spiega una nota dell’Ansa, è stata la risposta del mondo scientifico, che ha ottenuto l’identikit genetico dell’agente responsabile con una rapidità mai vista finora. Profondamente diversa, invece, la situazione ai tempi della Spagnola del 1918, che aveva provocato circa 50 milioni di morti superando con il suo bilancio di vittime quello della prima Guerra mondiale. I virus attraversavano i continenti molto più lentamente anche ai tempi della pandemia dell’Asiatica del 1957, che uccise 1,1 milioni di persone, e della Hong Kong del 1968, che uccise un milione di persone.

Secondo la definizione dell’Oms, una pandemia è la diffusione in tutto il mondo di una nuova malattia e generalmente indica il coinvolgimento di almeno due continenti, con una sostenuta trasmissione da uomo a uomo. La gravità di una malattia non è il parametro decisivo perché venga dichiarata una pandemia, che riguarda invece l’efficacia con la quale una malattia si diffonde. Può infatti accadere che una pandemia inizi con una gravità moderata e che possa diventare più grave con l’arrivo di una seconda ondata. La dichiarazione di pandemia implica che ogni Paese metta a punto un Piano pandemico e che lo aggiorni costantemente sulla base delle linee guida dell’Oms.

I piani pandemici possono prevedere misure per riorganizzare i posti letto negli ospedali, comprese le strutture di terapia intensiva, e percorsi per alleggerire le strutture di pronto soccorso; altri provvedimenti possono riguardare i numeri del personale sanitario; l’acquisto di farmaci e la messa a punto e la produzione su larga scala di un vaccino diventano prioritarie, così come l’organizzazione delle campagne di vaccinazione; in alcuni casi potrebbe anche diventare necessario fare delle scelte relative all’accesso alle terapie.

Già dal 1999 l’Oms aveva pubblicato una guida sulla preparazione alla pandemia, aggiornata nel 2005. Da allora si è continuato a lavorare sulla messa a punto dei piani di risposta e l’Oms ha più volte rilevato come ci sia ora una maggiore consapevolezza del fatto che prepararsi a una pandemia richieda il coinvolgimento non solo del settore sanitario, ma della società nella sua interezza, con il coinvolgimento diretto delle persone. Un ruolo molto importante è affidato inoltre al coordinamento tra l’Oms e le altre organizzazioni internazionali.

A livello nazionale infine, rileva l’Oms, è molto importante informare il pubblico regolarmente sulla malattia pandemica, incluse le modalità di trasmissione, la gravità clinica, la prevenzione e le terapie.

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