Roma, 10 gennaio – Anche la Sifo, alla fine, con il suo presidente Arturo Cavaliere (nella foto), ha svolto la sua audizione davanti ai membri della Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di distribuzione dei farmaci, e segnatamente della distribuzione diretta nelle strutture sanitarie pubbliche e di quella per conto assicurata per il tramite delle farmacie convenzionate con il Ssn, avviata lo scorso 11 gennaio. Comprensibile, a stretto giro, la reazione delle sigle dei farmacisti ospedalieri: il presidente di Sifo, Cavaliere, il segretario nazionale di Sinafo Roberta Di Turi e la presidente di Sifact Elena Venturini presero infatti subito carta e penna per esprimerela propria sorpresa di fronte alla “singolare dimenticanza” e auspicare il suo immediato superamento, atteso che “nessuna indagine conoscitiva potrebbe definirsi tale se omettesse di confrontarsi con chi quotidianamente dispensa l’erogazione diretta delle terapie”.“Vogliamo rammentare che ai dirigenti farmacisti del Ssn è stata affidata la responsabilità della dispensazione diretta all’utenza esterna delle classi di medicinali su ricordate a seguito dell’applicazione della legge 405/2001 che ha giocato un ruolo fondamentale nel mantenimento della stabilità del sistema, un canale distributivo che si affianca a quello della farmacia convenzionata, e continua ad essere la legge di riferimento” scrivevano i tre dirigenti di categoria nella loro nota, dicendosi certi che la Commissione Affari sociali avrebbe saputo “completare la lista degli invitati, tutelando così l’interesse alla tutela della salute pubblica e garantendo un sano contraddittorio”.
Il “pasticciaccio” venne subito composto, grazie in particolare all’immediato impegno della capogruppo Pd in XII Commissione Elena Carnevali, pronta a sostenere la richiesta dei rappresentanti della farmacia ospedaliera, chiedendo da subito l’ampliamento del novero dei soggetti auditi per porre rimedio ad assenze oggettivamente poco comprensibili, dato l’oggetto dell’indagine.
“L’onorevole Carnevali si è spesa pubblicamente per la tutela di un contradditorio equilibrato sostenendo la necessità di integrare all’interno delle audizioni della Commissione Affari sociali sulla distribuzione diretta, anche la Sifo, cioè la società scientifica rappresentativa della totalità dei dirigenti farmacisti del Ssn, oltre che il sindacato Sinafo e la Sifact” spiega Cavalieri. “Appare chiara nell’azione dell’onorevole la convinzione che un’indagine così importante non possa non coinvolgere proprio i dirigenti farmacisti del Ssn, che sono i professionisti rappresentativi dello Stato e degli interessi della Sanità pubblica quali interlocutori deputati a tale servizio”.
Cavaliere, facendo ancora riferimento al Pnrr e in particolare alla Missione 6 che prevede lo sviluppo dell’assistenza di prossimità, anche attraverso la telemedicina, ha anche illustrato ai deputati della XII Commissione un progetto pilota di home delivery già predisposto dalla Sifo e “già pronto a partire con la partecipazione di tre Regioni italiane”, specificamente pensato per integrarsi nel nuovo modello di sanità territoriale. Il nuovo servizio di home delivery progettato da Sifo prevede la gestione da parte di un Centro Hub (ovvero la struttura del Centro prescrittore/Servizio farmaceutico ospedaliero) aperto all’integrazione funzionale di altri punti distributivi sul territorio (spoke, nell’ottica della farmacia dei servizi) con l’obiettivo di consegnare al domicilio del paziente o direttamente presso le Case o gli Ospedali di comunità quei farmaci erogati in distribuzione diretta ad alto contenuto tecnologico che non necessitano di un follow-up stringente presso la struttura specialistica. Un modello, ha spiegato Cavaliere, che – “gestito con una rete informatizzata e di logistica specializzata dal farmacista del Ssn”– offre tutte le garanzie per “integrarsi in modo coerente con il nuovo Piano territoriale del Pnrr”.
Nel suo intervento, Di Turi (nella foto qui a fianco) ha esordito provando a ridimensionare alcune convinzioni a larga diffusione e circolazione ritenute non del tutto corrispondenti alla realtà e alla verità dei fatti, a partire da quella dei pesanti disagi e oneri che i pazienti pagherebbero per accedere ai farmaci della distribuzione diretta. L’esponente di Fassid Sinafo ha ribaltato la prospettiva, riferendo che è molto spesso vero l’esatto contrario, ovvero che gli assistiti si sentono più a loro agio “in ambito ospedaliero e sanitario pubblico, riconoscendo agli operatori sanitari specialisti prescelti un grado di competenza superiore”. E in ogni caso, ha voluto precisare Di Turi, “le aziende sanitarie mettono in atto, laddove possibile, strumenti e strutture per favorire l’accesso dei pazienti, arrivando per i più fragili all’erogazione a domicilio, anche in collaborazione con le aziende farmaceutiche, come ad esempio progetti già operativi per la sclerosi multipla e per malattie rare”.A significare che è possibile – perché nessuno lo vieta – limitare eventuali elementi di ostacolo all’accesso, valutando le situazioni di ogni singolo territorio. Un’azienda sanitaria può benissimo, ad esempio, stipulare in piena autonomia o in accordo con la Regione, “per le postazioni orograficamente più svantaggiate e prive di accessi pubblici, convenzioni con le stesse farmacie private per alcune classi di farmaci”, ha detto Di Turi, ribadendo che “sotto il profilo sanitario e della compliance regna nell’immaginario comune un’idea sbagliata sui pazienti fragili, cronici e non solo”, che si rivolgono ai servizi pubblici. Che poi, a dirla tutta, sono l’ossatura portante di quella sanità pubblica patrimonio di tutti che ognuno, almeno a parole, ritiene irrinunciabile e da preservare e sviluppare in ogni modo…
L’intervento del farmacista privato sull’aderenza alle terapie in un contesto che le variabili in gioco rendono complesso (rapporto con i Mmg e gli specialisti, problematiche sociali degli anziani, fattori socioeconomici, comunicazione inefficace, eccetera) non potrà mai essere dato per scontato, con buona pace di ogni asserzione e rassicurazione al riguardo: il miglior modo di favorire la compliance del paziente e l’aderenza alla terapia non può che essere quello di seguire costantemente il paziente attraverso le stesse strutture che erogano il farmaco. E questo, ha voluto rimarcare Di Turi, “a oggi è garantito dalla distribuzione diretta del farmaco dalle strutture pubbliche”.Di Turi ha quindi concluso con la considerazione che bisognerebbe riflettere molto e adeguatamente, prima di trasferire un’attività dalla sfera pubblica (e quindi da soggetti per definizione estranei alla logica del profitto) a quella privata, per la quale non si può dire altrettanto. E ha invitato “i decisori finali” a valutare per quello che valgono le indicazioni coerenti e tenaci dei professionisti dipendenti dalla pubblica amministrazione che continuano a insistere sull’utilità della distribuzione diretta, sottolineandone i profili di qualità a garanzia dei pazienti più fragili. Se i farmacisti ospedalieri e delle strutture continuano a farsi carico di una mole di lavoro decisamente impegnativa, ha argomentato la sindacalista, è perché credono fermamente che valga davvero la pena di farlo, avendo toccato con mano e valutato i risultati positivi del loro lavoro. Primo e più importante tra tutti quello di aver contribuito negli ultimi venti anni “a fare in modo che questa modalità di erogazione e distribuzione dei farmaci sia stata decisiva per garantire la sostenibilità del sistema e l’accesso ai farmaci innovativi”.


