Nuovo pharma package Ue, pollice verso di Farmindustria: “Indebolisce la competitività”

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Roma, 15 dicembre – Se l’industria dei farmaci accessibili (equivalenti e biosimilari) saluta con favore l’accordo sulla riforma della legislazione farmaceutica europea raggiunto la scorsa settimana nell’ambito del trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue, di ben altro segno è la reazione dei produttori di farmaci, per i quali le nuove misure – in particolare quelle su proprietà intellettuale e protezione brevettuale – sono un clamoroso autogol che penalizza innovazione e competitività e ridurrà la capacità attrattiva del pharma europeo, finendo per impoverire anche la qualità delle cure per i pazienti.

A ribadire un punto di vista illustrato e ribadito in ogni occasione durante tutto il percorso che ha portato alla nuova pharma-strategy europea è il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani (nella foto), secondo il quale l’Unione europea “ha scelto di infliggersi una riduzione rispetto agli attuali standard di proprietà intellettuale. Il limite massimo fissato per data e market protection (una base di 9 anni che possono arrivare a 11, ma solo a fronte di condizionalità che sono fattore di incertezza) è inferiore rispetto a quello degli Usa (12,5 anni) che la Cina si è invece posta come obiettivo. Le conseguenze di questa mancata visione strategica rischiano di tradursi in una crescente dipendenza dagli stessi Stati Uniti e Cina”.

La farmaceutica, ricorda Cattani, “vanta una produttività 3 volte superiore alla media dell’industria europea e rappresenta il primo comparto high tech per saldo estero. Merita molto più di misure che ne riducono la competitività in un momento di concorrenza fortissima. In questo contesto desideriamo esprimere un sincero ringraziamento al Governo e al presidente Giorgia Meloni, al vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto, al Parlamento italiano e ai tanti componenti italiani del Parlamento europeo, che hanno profuso un grande impegno nel modificare il testo per renderlo più equilibrato rispetto al punto di partenza. L’Italia” afferma il presidente di Farmindustria “ha giocato in tutte le fasi della discussione una partita diversa, con coraggio e visione, schierandosi a sostegno dell’innovazione e dell’attrattività, identificandole fin da subito come basi per garantire l’accesso alle cure. Senza l’Italia e il suo impegno politico di leadership, il risultato sarebbe stato molto più penalizzante per la nostra nazione e l’Europa”.

“Ci sono diversi dossier su cui è necessario cambiare rotta” conclude Cattani, a giudizio del quale  va segnalata anche un’altra scelta negativa sul versante della Direttiva Acque reflue, su cui la Commissione non ha introdotto nessuno dei correttivi richiesti dal comparto produttivo. “Queste scelte politiche non riconoscono il valore della ricerca, delle competenze e dell’infrastruttura industriale. In un contesto globale caratterizzato da crisi permanenti e instabilità geopolitica, è urgente che l’Europa adotti una nuova visione di sicurezza, autonomia e protezione dei propri cittadini”.

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