Roma, 13 gennaio – In materia di salute, la Sardegna è nota nel mondo per essere una delle cinque “blue zone” del mondo, ovvero una delle aree geografiche ad altissima concentrazione di centenari, in particolare nelle regioni montuose interne dell’Ogliastra e della Barbagia di Ollolai, dove le abitudini alimentari sane e frugali e uno stile di vita attivo e connesso alla natura favoriscono una longevità eccezionale. Un primato invidiabile, che l’isola condivide con Okinawa (Giappone), Nicoya (Costa Rica), Icaria (Grecia) e Loma Linda (California).
Ma la Sardegna detiene anche un altro primato mondiale, questa volta tutt’altro che invidiabile: quello dell’incidenza di diabete tipo 1 in età evolutiva. Ed è proprio ciò che la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, ha voluto ricordare in
una lettera alla presidente della Regione, Alessandra Todde (nella foto), da inizio di dicembre 2025 titolare ad interim anche della Sanità dopo la revoca della delega all’assessore Armando Bartolazzi.
Un richiamo, quello della garante, ovviamente non fine a se stesso: Puligheddu ha infatti sottolineato che – nonostante la preoccupante situazione epidemiologica – non è stato ancora attivato il registro di patologia regionale e i diabetologi dell’isola operano “in un vuoto informativo, dipendendo dalle rilevazioni Istat anziché disporre di dati epidemiologici precisi, strutturati e tempestivi, essenziali per una programmazione sanitaria efficace e per la ricerca”.
“È necessario un suo immediato intervento” scrive la Garante per l’infanzia “anche per cercare di sbloccare l’iter legislativo della proposta unitaria che ha trovato espressione nelle due proposte di legge attualmente depositate in Consiglio regionale”.
I due testi, ricorda la Garante, “convergono su pilastri strategici inderogabili come l’istituzione del Centro regionale di riferimento per la diabetologia pediatrica, l’attivazione immediata del registro di patologia, la ridefinizione della Rete diabetologica pediatrica regionale, la formazione strutturata del personale scolastico e degli operatori sportivi”.
Si tratta di un percorso maturo, spiega, volto a garantire un’autentica inclusione scolastica e sportiva per i minori affetti dalla malattia, sollevando le famiglie dal peso di una gestione isolata di una patologia cronica e irreversibile.
Per Puligheddu l’approvazione della legge è quindi un atto di civiltà: “Non possiamo permettere – conclude- che la Sardegna resti ancora una volta inerte nella tutela del diritto alla salute dei suoi cittadini più giovani”.


