Roma, 26 gennaio – Per la quarta settimana consecutiva, la curva dell’influenza registra un calo rispetto alla precedente: nella settimana dal 12 al 18 gennaio, la terza del 2026, sono stati registrati 720 mila casi di infezioni respiratorie acute, oltre 100 mila in meno rispetto al dato della settimana precedente.
Il calo riguarda tutte le fasce di età, salvo quella dei più piccoli, che nella terza settimana 2026 ha invece registrato un’inversione di tendenza, riprendendo a salire fino a toccare nella fascia 0-4 anni 33 casi per 1.000 assistiti.
Questo il dato di maggior rilievo dell’ultimo bollettino della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità, che sembrerebbe confermare come la pandemia stagionale abbia esaurito la sua spinta dopo il picco di contagi raggiunto a fine dicembre. Dall’inizio della sorveglianza, l’influenza 2025-26 ha messo a letto ben 9,2 milioni di italiani; un numero decisamente importante ma che non sembra destinato a crescere in modo tale da superare le cifre record della stagione influenzale 2023-24.
I dati dell’ultimo bollettino dell’Iss
Nella settimana dal 12 gennaio al 18 gennaio, la sorveglianza rileva un tasso di 12,7 infezioni ogni 1.000 abitanti. I più colpiti, sono i bambini tra 0 e 4 anni (33,05 casi per 1.000). La percentuale è tra gli 11 e i 17 casi per 1.000 nelle altre fasce di età, per scendere a 8,07 casi per mille negli over-65. Tra le Regioni, l’intensità resta molto alta in Campania, Basilicata, Puglia e alta in Sardegna, mentre è già scesa al di sotto del livello basale nella Provincia autonoma di Trento.
In ospedale restano stabili gli accessi ai Pronto soccorso e i ricoveri per sindromi respiratorie, mentre è in calo il numero di casi gravi. “L’incidenza è ancora in diminuzione, ed è altamente improbabile che torni ai livelli del picco registrato a fine dicembre. Ancora però, soprattutto nel flusso di comunità e nella fascia di età 0-4 anni, la circolazione dei virus respiratori resta elevata” affermano in una nota gli esperti del dipartimento di Malattie infettive dell’Iss. “Anche il flusso ospedaliero registra ancora un numero significativo, sebbene in diminuzione, di casi gravi, causati prevalentemente da virus influenzali in persone non vaccinate”.
Stabile la presenza dei virus influenzali che rappresentano circa il 30% dei campioni analizzati dai laboratori afferenti alla rete di sorveglianza. Per quanto riguarda la tipologia di virus, nella comunità prevale il virus A/H3N2 (specie nella variante K), mentre negli ospedali si osserva una percentuale simile di virus A/H3N2 e A/H1N1pdm09.
Rezza: “Cautela, picco alle spalle, ma la stagione non è ancora finita”
Anche se il picco stagionale di infezioni è probabilmente alle spalle, gli esperti invitano comunque alla cautela. Superate le festività natalizie, l’influenza sembra aver iniziato il suo percorso di discesa, ma – fa notare sulla sua pagina facebook Gianni Rezza (nella foto), professore s
traordinario di Igiene e Sanità pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, “siamo ancora nel pieno dell’epidemia stagionale” e dunque la cautela è d’obbligo. Fin qui “è stata una stagione piuttosto importante, più o meno simile a quella di due anni fa, sia in termini di andamento della curva epidemica che di intensità del picco” scrive Rezza. “La tanto declamata variante k non ha però reso l’attuale stagione diversa da quelle che l’avevano preceduta. A differenza di quanto osservato in Giappone, non si è avuto un clamoroso anticipo della stagione influenzale (come ad esempio è accaduto da noi nel 2022-23), e l’impatto clinico è stato ed è ancora rilevante, ma forse meno di quello segnalato in Australia e in Uk. Infine, fra i casi gravi predomina H1N1, il che sembrerebbe smentire quanto riportato circa una maggiore aggressività della variante k, che pure è ampiamente dominante fra i casi comunitari”.
La stagione però “non è ancora finita”, ammonisce Rezza, che conclude invitando a essere cauti circa gli andamenti futuri. “Soprattutto, l’esperienza dovrebbe insegnarci che fare previsioni, in particolare a inizio stagione, è un esercizio che ci espone a una serie di errori, perché i virus influenzali sono capricciosi assai”,


