Roma, 15 ottobre – “La spesa sanitaria pubblica nel 2025 è cresciuta del 2,7%, mentre la spesa che esce davvero dalle tasche delle famiglie è diminuita dell’1%. Parliamo di 434 milioni. Questo quindi non è il ritratto di un Paese costretto a curarsi a proprie spese perché lo Stato si ritira”.
Questo il dato citato dal ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto) nella risposta, durante il question time alla Camera, a un’interrogazione sulle iniziative per incrementare le risorse del Servizio sanitario nazionale e migliorare le condizioni retributive e di lavoro per medici e infermieri, anche al fine di ridurre le liste d’attesa, nel comprensibile tentativo di smentire le sempre più diffuse narrazioni di una sanità pubblica in disarmo e sempre meno capace di dare risposte ai cittadini.
“In merito al personale con la legge di bilancio del 2026 abbiamo destinato 450 milioni alle assunzioni e 350 all’indennità, oltre alle risorse già vincolate nel Fondo” ha proseguito il ministro. “Trattenere i nostri medici e i nostri infermieri è una priorità assoluta, che perseguiremo anche nella prossima legge di bilancio”.
Schillaci si è poi voluto soffermare sul ‘modello’ di alcune analisi: “Dietro alcune di queste ci sono modelli diversi dal nostro, fondati in prevalenza sulle assicurazioni private. Quella strada non vogliamo percorrerla, non per ideologia, ma per efficacia: molti di questi sistemi spendono più di noi e hanno cittadini che vivono meno degli italiani. Il nostro Servizio sanitario nazionale”, ha aggiunto il titolare della Salute “è universalistico: spendiamo meno della media europea, ma garantiamo agli italiani la speranza di vita più alta dell’Unione Europea, 84,2 anni, con una mortalità evitabile tra le più contenute. Spendiamo meno e viviamo di più. E in molti, fuori dai nostri confini, ce lo riconoscono come modello da seguire”.
Secondo il ministro, bisogna guardare anche alle buone notizie che emergono, come quella relativa alle Regioni “promosse sui livelli essenziali di assistenza, che passano da 13 a 18. Esistono i problemi, li vogliamo affrontare con i fatti: la revisione del riparto con le Regioni, il lavoro sulle liste d’attesa, gli investimenti sul personale. L’universalismo delle cure, però” ha concluso Schillaci,


