Ibl: “La spesa per farmaci non è fuori controllo, ma serve efficienza, non tetti”

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Roma, 6 marzo – Il dibattito sulla spesa farmaceutica pubblica (che qualcuno ritiene addirittura “fuori controllo” per scelte politiche sbagliate e sospettate di favorire gli interessi di alcuni attori della filiera) si arricchisce del contributo dell’Istituto Bruno Leoni (Ibl), il think tank indipendente di analisi economiche di orientamento liberista che promuove “idee per il libero mercato”, come non perde occasione di ricordare.

Ibl, prendendo spunto dalle discussioni degli ultimi giorni, in gran parte scaturite a margine del controverso Dataroom  sul tema di Milena Gabanelli e Simona Ravizza pubblicato sul Corriere della Sera la settimana scorsa, è intervenuto con una nota (eloquente fin dal titolo, Spesa farmaceutica: serve efficienza, non tetti) per commentare la replica del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato a difesa di  alcune scelte del governo aspramente criticate dall’appena citata inchiesta giornalistica, su tutte il trasferimento di alcune classi di farmaci dalla distribuzione diretta ospedaliera al canale farmaceutico. Decisione che gli analisti di Ibl ritengono invece “ragionevole” e comunque tale da  non incidere sul consumo di tali specialità il cui utilizzo dipende dalla prescrizioni dei medici.

Ma anche decisione che “aiuta a mettere a fuoco un problema della nostra governance, cioè l’idea che il contenimento della spesa debba avvenire ‘per silos’ e non guardando al funzionamento del sistema sanitario nel suo complesso“, scrive Ibl, evidenziando che è proprio da questa idea che “nasce il principio dei tetti: in sostanza, si presume che la spesa per i farmaci non debba superare una soglia di circa il 15% del totale della spesa sanitaria”. Un vincolo che Ibl non esita a definire irrazionale: “Quale sia l’allocazione ottimale delle singole voci di spesa (dato un certo livello complessivo della stessa) dipende da caratteristiche esogene, quali la demografia e lo sviluppo tecnologico (che, da un lato, può rendere le cure più costose; dall’altro le può rendere più efficaci; e dall’altro ancora può cambiare il rapporto tra terapie preventive e ospedalizzazione)”.

Una logica discutibile, dunque, quella dei tetti. E ancora più discutibile è una delle sue conseguenze, ovvero l’esecrato (dall’industria) meccanismo del payback, il principio per cui, in presenza di eventuali sforamenti dei tetti da parte delle Regioni, le aziende farmaceutiche debbono concorrere al ripiano delle spese in eccesso, versando ex post una quota di quanto incassato per la vendita dei farmaci.

Una soluzione introdotta inizialmente in via emergenziale, ma – osserva Ibl – “ormai definitivamente messa in crisi dalla riforma della Most Favored Nation, adottata dal presidente americano Donald Trump, secondo cui i farmaci non possono essere venduti alla sanità pubblica americana a prezzi superiori a quelli risultanti dalla media di otto paesi europei (tra cui l’Italia). Sicché, da puramente finanziaria la questione del payback è diventata esistenziale, in quanto incide direttamente sugli investimenti delle imprese farmaceutiche europee e la propensione di quelle estere a rendere disponibili i farmaci innovativi in Europa”.

A volerlo ben considerare, tutto questo dibattito nasce secondo l’Istituto Bruno Leoni nasce “da un profondo fraintendimento sul senso e il funzionamento dei sistemi sanitari”. Ibl parte dai dati: non è vero che la spesa farmaceutica è fuori controllo. Nel periodo 2022-24, secondo i dati Osmed, è cresciuta del 2,8% annuo, contro un’inflazione del 3,3% (e con uno 0,8% spiegato dall’invecchiamento della popolazione). In proporzione sul Pil è rimasta pressoché costante attorno all’1,1%. “Non c’è, quindi, un’emergenza sulla spesa farmaceutica” scrive l’istituto. “C’è, semmai, una questione più ampia di sostenibilità dell’intero sistema sanitario legata a dinamiche profonde, che vanno dal declino della popolazione all’aumento dell’età media fino al crescente costo delle cure per effetto del progresso tecnologico”.

La questione, secondo il think tank liberista, non può quindi “essere affrontata con l’aritmetica – meri spostamenti di capitoli di bilancio – né con lo scaricabarile (come è nei fatti il sistema dei payback), strumenti che possono dare ossigeno ai conti nel breve termine ma sono controproducenti nel lungo. Occorre, semmai, ripensare radicalmente il nostro sistema sanitario, tanto nelle modalità di erogazione delle cure quanto in quelle di finanziamento”.

E qui la nota di Ibl torna a puntare l’indice sull’attuale sistema di finanziamento del Servizio sanitario nazionale nel suo complesso, basato su un tetto contabile costituito dalle risorse destinate dalla legge di bilancio alla sanità a inizio anno. “Se in passato questo può aver rappresentato un indicatore di programmazione, oggi rappresenta solo un ostacolo al dispiegamento di risorse aggiuntive” conclude Ibl. “Se non si guarda avanti tenendo presenti i grandi trend in atto, si rischia di ridurre la questione al litigio tra i capponi di Renzo, quando invece molto si potrebbe fare cercando di stimolare nuovi canali di finanziamento (come quello assicurativo) e una governance migliore e più orientata alla qualità e alla competizione.

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