Survey Filcams, senza Ccnl adeguato il 60% di collaboratori pronto a lasciare la farmacia

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Roma, 8 aprile – A ormai pochissimi giorni dallo sciopero dei farmacisti dipendenti di farmacia privata, che incroceranno le braccia il prossimo 13 aprile in quello che per ora è l’ultimo capitolo del muro contro muro tra Federfarma e sigle sindacali dei lavoratori per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, un’iniziativa avviata e condotta dalle delegate Filcams Angela Cavallaro (nella foto) e Simona Otello, entrambe farmaciste, ha introdotto ulteriori, importanti spunti di riflessione e confronto sulle “condizioni climatiche” che percepiscono (e dichiarano di vivere) i farmacisti collaboratori dipendenti da farmacie di comunità private.

Si tratta di una survey condotta, attraverso al somministrazione di un questionario aperto online, tra i farmacisti collaboratori siciliani, al quale hanno risposto 560 professionisti. Al netto di ogni valutazione sul campione (consistente ma non costruito secondo i criteri necessari di rappresentatività statistica), gli esiti della valutazione forniscono molti e importanti elementi su cui pensare, primo su tutti il dato che registra che il 59% di farmacisti collaboratori pronti a lasciare la farmacia e cambiare lavoro o comunque disposti a prendere in considerazione l’opzione laddove le trattative per il rinnovo del Ccnl non approdassero a significativi miglioramenti nel trattamento retributivo, nel riconoscimento professionale e nel benessere lavorativo dei farmacisti collaboratori.

Le cifre di dettaglio fornite dopo le prime elaborazioni riferiscono di un 27,9% di rispondenti fermamente decisi a cambiare sicuramente lavoro se venisse sottoscritto un nuovo contratto nazionale malauguratamente insoddisfacente, percentuale alla quale si aggiunge un altro 31,1% di collaboratori che valuterebbero seriamente l’ipotesi di lasciare la farmacia per cercare altre strade.  In soldoni, significa che 6 farmacisti collaboratori su 10 sono del tutto o molto insoddisfatti delle attuali condizioni contrattuali e professionali. Che diventerebbero in realtà 8 su 10 se nello stesso novero venissero conteggiati anche coloro che l’ipotesi di cercare qualcos’altro la considerano più tiepidamente, col beneficio del forse.

La drammatica fotografia che emerge da queste cifre, però, non restituisce ancora completamente tutta la realtà. Che, incredibile dictu!, è ancora peggiore:  se ci si limita a considerare la riposta a una domanda concernente il trattamento retributivo, e più specificamente la congruenza tra il livello di professionalità richiesto dalla farmacia e o stipendio percepito, lo scontento che cova tra i farmacisti collaboratori dipendenti è infatti pressoché totalitario:  il 98.1% per cento dei rispondenti ha risposto senza esitazione no.

Dell’indagine ha riferito nei giorni scorsi farmacista33, riportando anche le considerazioni di Cavallaro e Otello sul quadro complessivo emerso dalla survey: complessivamente, la quasi totalità dei rispondenti (95,9%) esprime un livello di soddisfazione basso o nullo rispetto alla retribuzione percepita. Ma sono fortemente negative anche le valutazioni sulle condizioni di lavoro in farmacia, che soltanto il 6,6% dichiara di svolgere in piena serenità, contro il con il 17% del campione che si dichiara invece per nulla sereno nello svolgimento del suo ruolo e il 40,4% che ammette di sentirsi poco sereno.

Per le due delegate Filcams si tratta di “dati allarmanti, sintomo di deterioramento della farmacia stessa”, proposta da una parte come presidio di continuità assistenziale ma dall’altra ancora restia a un pieno riconoscimento della figura del farmacista collaboratore, ovvero il professionista “che ogni giorno al banco è il primo anello di collegamento tra sistema salute e cittadini” afferma Cavallaro, per poi aggiungere che è arrivata l’ora che Federfarma “inizi a dialogare con un’apertura diversa con i sindacati dei farmacisti collaboratori, invece di alzare un muro di indifferenza, perché questo a breve termine si potrebbe ritorcere direttamente contro la salute dei cittadini. La capacità delle farmacie di dare risposte ai loro bisogni di salute, infatti, si fonda in gran parte sulla professionalità dei collaboratori”.

Anche da Otello arriva una considerazione  che merita un’attenta riflessione, partendo dal dato del 60% di collaboratori disposta ad abbandonare la farmacia e/o a pensare seriamente di farlo: “Non è un capriccio collettivo, è la risposta silenziosa a anni di contratti inadeguati e riconoscimento negato” afferma la farmacista. “Federfarma porta avanti la narrazione delle farmacie in difficoltà per giustificare il blocco degli aumenti, ma ci chiediamo: quanto andrebbero in difficoltà le farmacie senza un farmacista collaboratore al banco? Lo ripetiamo chiaramente: perdere farmacisti esperti non è un danno solo per chi li perde, ma è un danno per le farmacie, per chi le gestisce e soprattutto per i cittadini che ogni giorno vi entrano cercando una risposta per la propria salute. Federfarma ha ancora il tempo di evitarlo. La domanda è se ha la volontà di farlo. I pazienti meritano farmacisti motivati. E i farmacisti meritano un contratto degno.”

I dati della survey siciliana, secondo Elisa Camellini, segretaria generale di Filcams Cgil Sicilia (nella foto), fanno il paio con un altro dato registrato dal sindacato, ovvero “l’aumento esponenziale delle iscrizioni al sindacato di categoria e della volontà di svolgere un ruolo di rappresentante sindacale tra chi si è iscritto”.  La grande adesione allo sciopero del 6 novembre scorso  e i segnali di grande partecipazione a quello del prossimo 13 aprile, dichiara la dirigente sindacale a farmacista33, “sono chiari indicatori di una presa di coscienza. Siamo di fronte a un lavoro che richiede oltre alla laurea, costanti e continui aggiornamenti, la capacità di saper leggere i bisogni delle persone che entrano nelle farmacie come primo presidio sanitario, anche alla luce dell’evoluzione della stessa farmacia attraverso la riforma che prevede lo sviluppo della farmacia dei servizi”.

Tutte ragioni che reclamano un pieno riconoscimento della professionalità e un giusto salario, osserva Camellini, concludendo che entrambe le istanze  possono trovare risposta “unicamente nel rinnovo del Ccnl scaduto da troppo tempo e sul quale pesa enormemente la chiusura di Federfarma, che non vuole comprendere le difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori delle farmacie private e la loro volontà di ridare la giusta dignità a un lavoro così importante, per loro e per le cittadine e i cittadini che quotidianamente entrano nelle farmacie”.

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