Guaglianone: “Ccnl farmacie da chiudere, ma è ora di aprire gli occhi sull’elefante…”

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Roma, 11 giugno – Nella stanza del confronto-scontro sul rinnovo dei Ccnl delle farmacie private e pubbliche, che infiamma da mesi la comunità farmaceutica nazionale, c’è un elefante che – presi dagli aspetti più “pratici” dell’adeguamento del contratto – molti degli addetti ai lavori continuano a fare finta di non vedere.

Quell’elefante è la paradossale situazione che condanna da sempre un professionista della salute conclamato, il farmacista, tale in ragione della natura dell’attività che svolge e dell’impegnativo e difficile percorso accademico che deve affrontare e portare a termine per esercitarla, a restare impastoiato in un regime contrattuale messo a punto per lavoratori che si occupano non di salute ma di merci e della loro vendita. Attività dignitosissima e certamente utile, ma infinitamente diversa – per contenuti e responsabilità – da quella di chi si occupa della salute dei cittadini ed è chiamato a garantire la sicurezza di ogni terapia e servizio che eroga,

L’elefante, per quanto sotto gli occhi di tutti, è rimasto per decenni e decenni meno visibile di un chihuahua, con sporadiche segnalazioni della sua esistenza perché – inevitabilmente – qualcuno finiva prima o poi per richiamarne la presenza, senza che peraltro gli si prestasse troppa attenzione. Negli ultimi vent’anni, però, il pachiderma è cresciuto fino ad acquistare le dimensioni di un brachiosauro, in ragione dello sviluppo esponenziale delle attività e delle responsabilità sanitarie rispetto a quelle (strumentali) dell’esitazione di terapie e prodotti correlati. Fare finta di non vedere l’elefante e tacerne la presenza è così diventato sempre più difficile, anche se – per quanto incredibile – lo si è continuato e lo si continua a fare.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: chi guarda alla farmacia e ai professionisti che vi lavorano (in particolare tra i più giovani)  vede prima di ogni altra cosa proprio l’elefante brachiosaurizzato. E – non riuscendo proprio a comprendere come sia possibile costringere un professionista sanitario in una dimensione che non gli pertiene né gli appartiene, finendo inevitabilmente per coartarne l’identità e la dignità con tutto quello che consegue  – evita accuratamente la tentazione, che aveva magari considerato, di fare il farmacista. Ma non basta: chi già farmacista lo è, alla prima occasione lascia la stanza dell’elefante per cercare habitat che ritiene in ogni caso più propizi.

C’è però chi, da tempo non smette di indicarlo, quell’elefante. Come ad esempio il presidente dell’Ordine di Roma, Giuseppe Guaglianone (nella foto), che giusto un anno fa aveva indirizzato al presidente della Fofi Andrea Mandelli una lettera per segnalare il tema, proponendo anche – per uscire dal cul de sac dell’esiziale contraddizione dell’attuale inquadramento contrattuale – di provare a inserire già nel Ccnl in corso di rinnovo un formale riconoscimento del ruolo sanitario dei farmacisti collaboratori, con una voce ad hoc, l’indennità di specificità sanitaria. La proposta è già stata oggetto di un primo confronto da parte del Comitato centrale ed è nella to do list della federazione professionale.

Guaglianone ha ritenuto utile e opportuno richiamare la questione, e lo ha fatto pubblicando un articolo sull’ultimo numero della rivista iFarma, anticipato oggi nell’edizione online. E proprio alla testata diretta da Laura Benfenati rimandiamo volentieri i lettori che vogliano approfondire un tema che sarà inevitabilmente decisivo per il futuro della professione farmaceutica e della farmacia territoriale.

La tesi di Guaglianone è che è ormai arrivato il  tempo di darsi una mossa e affrontare l’elefante: la strada del riconoscimento della specificità sanitaria del farmacista è l’unica strada – per quanto stretta e densa di ostacoli – per garantire un avvenire ai farmacisti e alla farmacia. O si chiarisce, operando una necessaria netta divaricazione dal vecchio inquadramento nato per il commercio, che il contratto dei professionisti del farmaco, in ragione del loro crescente nel contesto della sanità territoriale, deve contemplare strumenti contrattuali coerenti con le responsabilità professionali che essi sono chiamati a garantire, o quello che il presidente dell’Ordine di Roma definisce “l’errore ontologico che appiattisce l’atto intellettuale del professionista sulla figura del venditore” durerà in eterno. E, in tal caso, sarà la figura professionale del farmacista a rischiare di non durare altrettanto. Con tutto ciò che potrà conseguirne.

Le considerazioni di Guaglianone sulla necessità di introdurre l’indennità di specificità come strumento normativo fondamentale per scindere la retribuzione del professionista dalle metriche del profitto commerciale, oltre che sull’articolo di iPharma, sono anche disponibili in questo documento, al quale volentieri rimandiamo.

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