Roma, 8 ottobre – Un tema di grande rilevanza non solo clinica, ma anche etica e umana, quello affrontato ieri sera al NObile Collegio Chimico Farmaceutico, l’evento formativo promosso e organizzato dall’Ordine dei Farmacisti di Roma in collaborazione con Sifo. Al centro dei lavori nella serata accreditata ai fini Ecm (4 crediti), sono state infatti affrontate le problematiche correlate alla gestione integrata degli eventi avversi cutanei in oncologia. Un ambito dove la nuova dimensione professionale del farmacista può dispiegarsi in tutti i suoi contenuti. che non sono solo quelli strettamente legati alle competenze scientifiche e ai saperi professionali, ma si traducono in primo luogo in un’attitudine e un approccio di ascolto e di supporto umano, costruendo un tessuto relazionale ad alto contenuto etico che restituisce il vero plus della farmacia e della professione farmaceutica, restituendone la vera identità.
I lavori del convegno – frutto dell’impegno, in particolare, di Alessandra Blasi, responsabile della Commissione Farmacisti Ssn e Specializzandi dell’Ordine romano, e di Andrea Falzon, dirigente farmacista dell’Asl Roma 5 all’Ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli – sono stati aperti dai saluti istituzionali dei vertici della professione farmaceutica, la cui presenza ha testimoniato la rilevanza dell’incontro: oltre ad Andrea Mandelli, presidente di Fofi, e Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Francesco Cannavò e vicepresidente della federazione professionale, hanno partecipato ai lavori anche Alessandra Mecozzi del Consiglio direttivo Sifo, Roberta Di Turi, segretario generale SiNaFO, ed Eugenio Leopardi, Presidente di Utifar e Federfarma Lazio.
A chiarire il senso dell’incontro formativo è stato il presidente dell’Ordine Giuseppe Guaglianone, nella sua introduzione ai lavori, spiegando come la serata sia stata concepita come una sorta di epifania della “trasformazione profonda e irreversibile del ruolo del farmacista di oggi, sia ospedaliero sia di comunità, ormai diventato un professionista chiamato a esprimere un livello di alta specializzazione fino a pochi anni fa inimmaginabile”. E per dimostrare la solidità dell’assunto, Guaglianone ha citato alcune inequivocabili evidenze desunte dalla letteratura scientifica, relative a esperienze condotte in altri Paesi. Sul fronte ospedaliero, uno studio condotto nell’Ospedale Militare di Amburgo evidenzia che l’integrazione del farmacista clinico nei reparti genera oltre il 66% degli interventi di ottimizzazione terapeutica, intercettando problemi che in quasi la metà dei casi sono classificati come “gravi” o “molto gravi”.
Un’evidenza confermata da un altro studio tedesco, molto recente, sul programma di cura Ambora, pubblicato sul Journal der Deutschen Dermatologischen Gesellschaft e focalizzato sui pazienti in terapia oncologica dermatologica: il lavoro ha dimostrato che il farmacista clinico intercetta una media di 1,6 errori terapeutici per paziente, dato già di per sé di assoluta rilevanza sanitaria, sociale ed economica. A renderlo ancor più straordinario è il fatto che poi, grazie al counseling mirato del farmacista, quasi il 90% di questi errori critici viene risolto, portando l’aderenza terapeutica all’eccezionale soglia del 95%.
Dati che parlano da soli e che, mutatis mutandis, si ripetono nella farmacia di comunità. La rivista Scientific Reports riferisce di uno studio condotto in Spagna, nella provincia di Barcellona sul coinvolgimento sistematico delle farmacie territoriali nello screening dermatologico. Questo uno dei dati emersi: su un campione di 340 pazienti, i farmacisti territoriali ne hanno inviato in modo mirato bene 74 allo specialista, garantendo la diagnosi precoce di ben 15 lesioni maligne che altrimenti sarebbero rimaste silenti. E anche qui, considerata l’eloquenza del dato, Guaglianone ha evitato considerazioni che non avrebbero aggiunto molto, limitandosi a ricordare l’esito di un altro studio spagnolo pubblicato sulla rivista Farmacéuticos Comunitarios e relativo all’efficacia della tele-dermatologia: l’invio telematico delle immagini dalla farmacia raggiunge un’accuratezza diagnostica preliminare dell’85%, evitando inutili intasamenti del sistema sanitario nel 54% dei casi e ottimizzando risorse preziose a vantaggio di tutti.
Risultati probanti, che però non fanno sentire i farmacisti già “arrivati” in materia di terapia oncologica dermatologica, come attesta una ricerca internazionale pubblicata su BMC Health Services Research: il lavoro evidenzia infatti che più dell’85% dei farmacisti esprime la profonda necessità di ampliare e strutturare le proprie competenze in questo ambito scientifico, ritenendo di aver costruito la propria preparazione e competenza principalmente attraverso l’esperienza sul campo.
Un’evidenza, quest’ultima, che ha portato Guaglianone a una riflessione a suo giudizio non più rinviabile sull’adeguatezza dell’attuale cursus studiorum dei farmacisti: “In Italia è sempre più urgente una riforma strutturale degli studi universitari” ha detto il presidente dell’Ordine, aggiungenddo che “i percorsi accademici devono essere allineati alle nuove frontiere della clinica, della telemedicina e della dermocosmesi avanzata”.
Ma, per quanto fondamentale sia la formazione accademica, essa non esaurisce il problema dell’alto livello di conoscenza e specializzazione che oggi (e ancora di più domani) viene richiesto ai farmacisti. Servono anche interventi in altri ambiti, soprattutto per arginare due pericolose derive che minacciano lo sviluppo della professione farmaceutica e la sua stessa identità. Sul fronte territoriale, “dobbiamo respingere con forza una visione puramente commerciale che rischia di snaturare la farmacia, riducendola a un mero esercizio di vendita. Il cittadino non entra da noi per comprare un prodotto, entra per un bisogno di salute” ha detto Guaglianone. “Dall’altro lato, negli ospedali, dobbiamo opporci categoricamente a quella deriva burocratica che vorrebbe relegare il farmacista a un semplice amministrativo o a un mero gestore della logistica del farmaco. Noi non siamo dei distributori. Noi non siamo dei contabili. Noi siamo farmacisti sanitari e clinici, professionisti della salute, garanti dell’appropriatezza terapeutica e anelli di congiunzione insostituibili nel percorso di cura del paziente”.
E la presa in carico del malato oncologico, nella farmacia ospedaliera e in quella di comunità, che sono due componenti di un’unica grande e fluida rete clinica, è appunto un perfetto paradigma dell’oggi e del domani della professione farmaceutica, che il convegno romano – ha concluso Guaglianone – ha voluto rappresentare, “con un esempio virtuoso di quell’aggiornamento avanzato che ci permette di fare la differenza sul campo e di riaffermare con orgoglio la nostra natura sanitaria”.
Cuore del convegno sono state le sessioni scientifiche dedicate a temi come gli esempi di best practice in ospedale, l’impatto clinico e sulla qualità della vita della tossicità cutanea in oncologia, le reazioni cutanee da farmaci oncologici, la dermocosmesi oncologica come risposta a un bisogno di salute, la governance dei dispositivi medici in dermocosmesi oncologica e infine il ruolo della galenica nella farmacia di comunità. Relatori di grande autorevolezza (come Emanuela Omodeo Salè, Domenico Tarantino e Deborah Coletta, solo per citarne qualcuno) hanno fornito conoscenze e strumenti preziosi per illustrare in profondità il valore della dermocosmesi oncologica, evidenziando in particolare il come essa rappresenti un supporto concreto (anche psicologico) al paziente in un momento particolarmente delicato della sua vita.
A chiudere l’evento formativo è stata la tavola rotonda sui modelli di presa in carico del paziente oncologico, moderata da Gerardo Miceli Sopo, direttore del Dipartimento del Farmaco della Asl Roma 2, e da Antonino Annetta, coordinatore della Commissione Formazione professionale dell’Ordine romano e animata dai contributi di Marzia Mensurati, dirigente dellìArea Farmaci e dispositivi della Regione Lazio, Ugo Trama, dirigente alle Politiche del Farmaco della Regione Campania, Cecilia Nisticò, direttore della Uoc Oncologia dell’Asl Frosinone, Elena Campione, professore associato di Dermatologia a Tor Vergata, Filippo Urso, dell’Ufficio Carenze, Qualità dei prodotti e Contrasto al crimine farmaceutico di Aifa e Giulia Matranga, presidente di ReNaSFO, la Rete nazionale degli Specializzandi in Farmacia ospedaliera.


