Roma, 19 luglio – Le infezioni batteriche sessualmente trasmissibili (Ist), in costante crescita da un decennio in Europa, hanno raggiunto negli ultimi quattro anni livelli allarmanti, raggiungendo un picco mai raggiunto prima. A rilevarlo sono i dati dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che registrano un aumento record di casi di gonorrea, sifilide e clamidia in tutti i Paese Ue, Italia compresa (che comunque si posiziona al di sotto della media continentale).
Una crescita favorita da sistemi e strategie di prevenzione insufficienti
Tra le cause del fenomeno, l’Ecdc cita al primo posto l’inadeguatezza dei sistemi e delle strategie di prevenzione, in non pochi casi superati: in ben 13 dei 29 Paesi che hanno fornito i dati necessari per la rilevazione, i test di base per le Ist sono a pagamento, situazione che ovviamente scoraggia dall’effettuare controlli soprattutto chi dispone di scarse risorse economiche.
Un’insufficienza che l’Ecdc ha registrato in particolare per la sifilide congenita, rispetto alla quale sono state individuate specifiche “opportunità mancate”: lacune nello screening prenatale, mancanza di follow-up e test ripetuti, e carenze nel trattamento. E questo nonostante le indicazioni specifiche sull’uso della doxiciclina come profilassisi post-esposizione (doxy-Pep) per le persone a maggiore rischio di esposizione per sifilide e clamidia, fornite dall’agenzia europea nel gennaio 2026, Indicazioni, è il caso di precisarlo, che non erano state invece raccomandate per la gonorrea, in considerazione del rischio di contribuire ad accelerare la forte resistenza antimicrobica sviluppata dai batteri responsabili dell’infezione.
L’impressionate avanzata delle Ist: più 303% dei casi dal 2015 al 2024
I numeri rilevati dall’Ecdc sono preoccupanti: nel 2024, i 28 Paesi dell’Unione e dello Spazio europeo hanno notificato 106.331 casi confermati di gonorrea (26,9 casi per 100.000 abitanti), il valore più alto dal 2009, anno in cui è stata avviata la sorveglianza europea delle Ist. Impressionante la crescita negli ultimi 10-11 anni, con un +303% rispetto al 2015, Proprio per la gonorrea, l’Ecdc ha anche lanciato in questi giorni un allarme specifico in relazione all’aumento registrato a partire dal 2022 delle infezioni da gonorrea resistenti al ceftriaxone (ne riferiamo qui).
Ma le cose con differiscono troppo per la sifilide: i Paesi Ue/See hanno segnalato 45.577 casi nel 2024, più del doppio rispetto a dieci anni fa, con un tasso di 10,8 casi per 100.000 abitanti. La clamidia si conferma come la Ist batterica con il numero più alto di casi in Europa (213.443 nel 2024), anche se registra una diminuzione del 10% rispetto al 2023.
Il dato che desta più allarme, per gli esperti dell’Ecdc, è però quello relativo alla sifilide congenita, trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza,quasi raddoppiata in un solo anno, passando da 78 casi nel 2023 a 140 nel 2024, rilevati prevalentemente in Ungheria e Bulgaria(/ i casi registrati in Italia nel 2024).
Il quadro che emerge e preoccupa è che le Ist abbiano smesso di essere un problema sanitario circoscritto per diventare una pandemia silenziosa, resa più insidiosa dalla scarsa evidenza dei sintomi prodotti, non riconoscibili o così lievi da passare inosservati. Il contagio, oltre che per via sessuale, può avvenire anche attraverso il sangue, i trapianti di tessuto e, come nel caso della sifilide congenita, dalla madre al figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento
I dati italiani: sotto la media europea, ma in crescita preoccupante
Il dato positivo, se così si può dire, è che i tassi di diffusione delle Ist in Italia sono al di sotto delle medie europee. Ma, se si considerano le tendenze e le dinamiche in atto, questo non basta davvero a rassicurare. I casi di gonorrea nel nostro Paese son passati dai 333 del 2020 ai 3.100 nel 2024, con un tasso salito da 0,6 a 5,3 casi per 100.000 abitanti; un dato ancora ben al disotto della media europea di 26,9, ma comunque quasi decuplicato in soli quattro anni.
Rilevante anche la crescita dei casi di sifilide: dai 843 casi del 2020 ai 3.088 del 2024, con il tasso che è più che triplicato, passando da 1,4 a 5,2 casi per 100.000 abitanti, a fronte di una media Ue di 10,8. Le cose vanno ancora meglio per la clamidia, 1.795 casi nel 2024, con un tasso complessivo di circa 3 per 100.000 abitanti, contro una media europea di 63,4: una differenza enorme e rassicurante, attribuita dagli esperti alle differenze nelle politiche di screening e nella capacità di rilevazione, più che a una reale assenza del problema.
Contagio, le categorie più a rischio
Il gruppo degli uomini che fanno sesso con uomini (Msm) resta il più esposto e il più colpito dal rischio di contrarre una Ist: rappresentano il 69% dei casi di sifilide con categoria di trasmissione nota e il 62% di quelli di gonorrea. A partire dal 2021 aumenta però sensibilmente anche il numero di contagi tra gli eterosessuali, sia uomini che donne, in tutte le fasce d’età adulta ed è proprio questo allargamento dell’epidemia alla popolazione generale uno dei fattori che spiegano la crescita dei casi della sifilide congenita.
A essere particolarmente vulnerabili sono i giovani: i tassi specifici per età mostrano i picchi tra le donne di 20-24 anni per la gonorrea (60,3 casi per 100.000) e tra gli uomini di 25-34 anni sia per la gonorrea (145,5 per 100.000) che per la sifilide (46 per 100.000).


