Vaccini, in agosto affondo dell’Ema contro le bufale: aggiornate le pagine di informazione

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Roma, 2 settembre – Gutta cavat lapidem non vi sed saepe cadendo. È quanto deve aver pensato l’Ema decidendo di aggiornare le pagine del suo sito istituzionale dedicate alle principali preoccupazioni sui vaccini, con una ricca sezione di Faq che smontano – in punta di evidenza scientifica, sostenuta da decenni di ricerca e una quantità impressionante di studi e ricerche  – le criminali bufale propagate su una delle conquiste della scienza medica che, in assoluto, ha salvato più vite umane in più di 200 anni di impiego, a far data dalla straordinaria scoperta dell’anti-vaiolo da parte di Edward Jenner. E tra quelle vite, probabilmente, ci sono anche quelle di molti degli scellerati che non perdono occasione di gettare ombre e discredito sui vaccini.

Visto che – incredibilmente tollerate e addirittura sostenute dalle stesse istituzioni, almeno in certi Paesi – le voci dei no vax non smettono di propagare – soprattutto via web –  le loro dissennate campagne di criminalizzazione dei vaccini, l’European Medicines Agency  ha deciso lo scorso 12 agosto di aggiornare la sua informazione sulla materia, scientificamente ineccepibile, introducendo nuove informazioni sui calendari vaccinali dell’infanzia e aggiornando anche le evidenze richiamate sulla bufala più pericolosa di tutte (come molto recentemente ha dimostrato, una volta di più, la tragica morte per difterite di una bimba italiana non vaccinata): quella della correlazione tra vaccinazioni e autismo.

Autismo e vaccini, vent’anni di studi  per smentire una bufala

Al riguardo, Ema ricostruisce l’origine della convinzione, tornando a necessariamente ad Andrew Wakefield e al suo studio (ma chiamarlo tale è già un azzardo) pubblicato nel 1998 che ipotizzava un’associazione tra vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (Mmr) e autismo. Studio – si fa sempre per dire – che, forse complice un colpo di sole, fu pubblicato da The Lancet, per essere successivamente ritirato (ma solo 12 anni dopo, nel 2010) a seguito della inoppugnabile dimostrazione prodotta da una lunga inchiesta del giornalista Brian Deer del Sunday Times che provò come il lavoro di Wakefield (poi radiato dall’Ordine dei medici) fosse fallace e costruito su dati falsificati.  In 12 anni, però, il veleno inoculato dal fraudolento articolo di Wakefield aveva cominciato a intossicare una parte dell’opinione pubblica, e la perniciosa influenza delle tossine sul dibattito pubblico è sopravvissuta fimo ad oggi, in certe fasi anche allargandosi.

Da allora, più di vent’anni di ricerca non hanno mostrato. anche una sola volta, un’associazione tra vaccinazione e autismo. Le evidenze richiamate dall’Agenzia comprendono studi condotti con metodologie differenti e in diversi Paesi e i dati riportati sono chiari: le analisi ecologiche realizzate nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Giappone e in Canada non hanno individuato correlazioni tra copertura vaccinale contro il morbillo e incidenza dell’autismo. Alla stessa conclusione sono arrivati studi caso-controllo effettuati confrontando la storia vaccinale di bambini con e senza diagnosi di autismo. E a queste evidenze si aggiungono gli studi di coorte. Tra quelli citati dall’Ema figura una ricerca nazionale danese condotta nel tempo su oltre 650mila bambini nati tra il 1999 e il 2010, senza rilevare un aumento del rischio di autismo dopo la vaccinazione Mmr, neppure nei gruppi considerati maggiormente suscettibili. Inevitabile e netta la conclusione dell’agenzia regolatoria europea: le evidenze scientifiche accumulate non mostrano che i vaccini provochino l’autismo.

I dubbi sull’impiego (ormai secolare) dell’alluminio come adiuvante nei vaccini

Un’altra area sulla quale si concentrano dubbi e informazioni fuorvianti riguarda gli adiuvanti, utilizzati in alcuni vaccini per potenziare la risposta immunitaria. Tra questi figurano i sali di alluminio, impiegati nei vaccini fin dagli anni Trenta.  Sul punto, l’Ema è interventa ancora prima dell’aggiornamento di agosto, per l’esattezza l’8 aprile,  ampliando appunto la sezione dedicata agli adiuvanti e all’alluminio per ricordare che i sali di quest’ultimo vengono utilizzati in quantità molto ridotte e il loro profilo di sicurezza deriva ormai da quasi un secolo di esperienza. Lo standard europeo sulla qualità dei medicinali fissa a 1,25 milligrammi per dose il limite massimo di alluminio nei vaccini ma nella maggior parte dei prodotti che utilizzano questi adiuvanti, le quantità sono inferiori.

Anche in questo caso l’Agenzia affronta direttamente una delle affermazioni che continua a circolare da anni, il possibile rapporto con l’autismo. Le evidenze scientifiche considerate affidabili, ribadisce Ema, non mostrano un’associazione tra le quantità di alluminio presenti nei vaccini e l’autismo. Tra gli studi richiamati figura anche una ricerca di coorte nazionale pubblicata nel 2025 sull’esposizione ai vaccini adsorbiti con alluminio e le patologie croniche dell’infanzia.

Tiomersale, polemiche inutili su una ormai quasi scomparsa

Il documento affronta anche il tiomersale, composto contenente mercurio utilizzato per decenni come conservante in alcuni vaccini. Anche su questo punto l’Ema richiama le evidenze disponibili: non è stata dimostrata un’associazione tra vaccini contenenti tiomersale e specifici disturbi del neuro-sviluppo. Il principale rischio conosciuto è rappresentato dalla possibilità di reazioni allergiche.

La questione si sta però progressivamente sempre più riducendo, perché l’impiego del tiomersale nei vaccini si è drasticamente ridotto. Tra i prodotti autorizzati centralmente nell’Unione europea, precisa l’Agenzia, è presente in quantità molto basse soltanto in alcune formulazioni multidose di vaccini antinfluenzali predisposti per eventuali pandemie. Prodotti che non sono normalmente commercializzati e che possono essere utilizzati esclusivamente in caso di pandemia influenzale.

Vaccino Mmr, i dubbi infondati: separare morbillo, parotite e rosolia non aumenta la sicurezza

L’aggiornamento dedica particolare attenzione anche alle vaccinazioni infantili e al dubbio che possa essere preferibile somministrare separatamente i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia invece di utilizzare il vaccino combinato Mmr. Ma anche in questo caso le evidenze raccolte in decenni di utilizzo non indicano alcun vantaggio nella separazione delle tre vaccinazioni. La somministrazione combinata non aumenta il rischio di effetti indesiderati, mentre distribuire le vaccinazioni su un periodo più lungo può ritardare la protezione e lasciare il bambino suscettibile alle infezioni per un tempo maggiore.

Senza contare che “separare” i vaccini comporterebbe tre diverse somministrazioni e quindi un numero maggiore di accessi ai servizi sanitari e una maggiore complessità del percorso vaccinale, con il possibile effetto di ridurre la probabilità di completare nei tempi previsti tutte le vaccinazioni raccomandate. Lo stesso principio riguarda la somministrazione contemporanea di vaccini differenti. Si tratta di una pratica consolidata e sottoposta a specifiche valutazioni di sicurezza ed efficacia. L’Ema ricorda, per esempio, che il vaccino Mmr può essere somministrato insieme ad altri vaccini dell’infanzia.

Differenze dei calendari vaccinali: le polemiche sul nulla

Non esiste invece necessariamente un unico calendario vaccinale identico in tutta Europa. Tempi e vaccinazioni previste possono differire tra i Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo in funzione dell’epidemiologia delle malattie, delle coperture raggiunte e dei rischi presenti nelle diverse popolazioni. Le decisioni nazionali sono generalmente supportate dai Nitag (National immunisation technical advisory groups), organismi tecnici incaricati di valutare le evidenze disponibili e formulare raccomandazioni. L’obiettivo resta comune: ottenere la protezione dalle malattie prevenibili con vaccino nel momento in cui questa può produrre il maggiore beneficio e ridurre il periodo durante il quale soprattutto i bambini rimangono esposti alle infezioni.

Ribadire le verità scientifiche per combattere l’esitazione vaccinale

L’aggiornamento delle informazioni sui vaccini deciso da Ema senza (in apparenza) ragioni di una qualche attualità o urgenza che lo richiedessero che l’Ema ha in realtà ragioni e significati profondi: l’Agenzia considera l’esitazione vaccinale una crescente minaccia per la salute pubblica e collega la perdita di fiducia alla possibilità che malattie prevenibili, come il morbillo, tornino a diffondersi. E non si tratta davvero di valutazioni scontate né di preoccupazioni da prendere sottogamba. Non è certo un caso che nell’aprile scorso Ema abbia istituito anche un Advisory Group on Vaccine Confidence, incaricato di contribuire alle attività dell’Agenzia sulla comprensione della scienza dei vaccini, sulla comunicazione dei benefici e dei rischi e sul contrasto alle false informazioni. L’esitazione vaccinale è un nemico infido e pericolo, e come tale va combattuto, utilizzando le armi del proprio arsenale. La prima sono appunto le informazioni corrette fondate sulle evidenze scientifiche, in primo luogo sulla sicurezza dei vaccini autorizzati nello Spazio economico europeo. Bisogna far arrivare a tutti il messaggio che i vaccini sono in assoluto i farmaci più sicuri, continuamente monitorati attraverso la farmacovigilanza, oggetto di un’infinità di studi clinici e di studi successivi alla loro autorizzazione e di una meticolosa analisi di ogni segnalazione di sospetta reazione avversa. E bisogna farlo non tanto e solo per ribadire che i vaccini non causano l’autismo o che separare arbitrariamente le vaccinazioni non le renda più sicure,  ma per ristabilire una corretta relazione tra scienza, salute, informazione e cittadini. Perché il problema, ormai, non è tanto e solo lo stato delle conoscenze scientifiche, da sempre  ostiche per la componente maggioritaria dell’opinione pubblica, ma la distanza che ancora esiste (e sembra in certi casi addirittura crescere) tra quelle conoscenze e la loro percezione nel dibattito pubblico.

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