Incontro a Bruxelles, Ue in ritardo sui farmaci biotech, sempre più ampio il gap con USA

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Roma, 17 settembre – Le malattie auto-immuni colpiscono una persona su 10 in Europa, interessando milioni di cittadini del Vecchio Continente. Non è davvero una buona notizia e a peggiorarla notevolmente c’è il fatto che la Ue sta progressivamente perdendo terreno nella competizione globale per investimenti, ricerca e crescita nel settore delle biotecnologie, ovvero proprio laddove l’accesso alle cure deve invece essere rapido e vanno dunque create le condizioni perché l’innovazione sviluppata possa trasformarsi più velocemente in nuove opportunità per i pazienti.

È quanto emerso in un incontro svolto nei giorni scorsi a Bruxelles tra alcuni parlamentari europei e i rappresentanti del comparto biotech (tra i quali Fabrizio Celia, Ceo di Argenx Italia, azienda biotech globale europea specializzata nello sviluppo di terapie innovative per gravi patologie autoimmuni), chiamati a confrontarsi sul futuro Biotech Act. Uno dei principali elementi di preoccupazione è il gap sempre più largo con altri Paesi: nel 2002 – riferisce una nota – gli Stati Uniti investivano in ricerca e sviluppo farmaceutico circa 2 miliardi di euro più dell’Europa. Oggi il divario è salito a circa 25 miliardi. Tra il 2015 e la metà del 2025, inoltre, le start-up biotech europee hanno raccolto circa 25 miliardi di euro di venture capital, contro circa 219 miliardi negli Stati Uniti.

Evidente dunque la necessità di creare anche al di qua dell’Atlantico le condizioni perché un’azienda biotech possa trovare la scala di investimenti necessaria per diventare globale. “Se non riusciamo a farlo, rischiamo di finanziare la nascita dell’innovazione in Europa per poi vederne la crescita e la creazione di valore spostarsi altrove” spiega Celia. “Bisogna poi superare che l’idea che investire nei farmaci innovativi significhi semplicemente aumentare una voce di spesa sanitaria. La competitività europea si gioca sull’intero ciclo: scienza, capitale, sviluppo, accesso, ritorno dell’investimento e reinvestimento. Se uno di questi passaggi non funziona – osserva – il ciclo si interrompe.”

Secondo Celia (e non solo) il Biotech Act rappresenta l’opportunità per contribuire a ricostruirlo e fare dell’Europa non soltanto il luogo in cui nasce una parte della migliore scienza mondiale, ma anche quello in cui l’innovazione può crescere, raggiungere i pazienti e generare le risorse necessarie per alimentare la prossima generazione di ricerca. “E questo” conclude il Ceo di Argenx Italia “sempre nell’interesse delle persone costrette a vivere con una malattia autoimmune – conclude – riteniamo fondamentale rendere più rapidi, prevedibili e coordinati i percorsi di sviluppo”.

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