Anti-obesità, Sinuc: “Attenzione, fino al 40% di peso perduto può essere massa magra”

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Roma, 29 ottobre – Inevitabilmente, il congresso nazionale della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc) tenutosi a Parma dal 19 al 21 ottobre, si è occupato del boom dei farmaci Glp-1 contro l’obesità, che hanno rivoluzionato i i paradigmi terapeutici e aperto una nuove sfida per la nutrizione clinica:  far sì che a scendere sia soprattutto il grasso, preservando i muscoli.

In Italia, nel 2023, il consumo di incretino-mimetici è cresciuto del 26,4% rispetto all’anno precedente, con un aumento della spesa del 17,9%. Il segmento italiano dei farmaci per l’obesità è stimato in crescita da 104,5 milioni di dollari nel 2024 a oltre 520 milioni entro il 2030. Ma tanto successo non impedisce a Sinuc di sottolineare un aspetto che merita la massima attenzione: una parte anche rilevante del peso perso utilizzando queste terapie può essere massa magra. E la perdita di massa magra comporta la perdita di forza, autonomia e salute metabolica.

“Semaglutide e tirzepatide hanno cambiato la cura dell’obesità” sottolinea Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc (nella foto). “Nei trial clinici la perdita di peso media va dal 10% al 20% in 12-18 mesi. Nello studio Surmount-4, tirzepatide 15 mg ha portato a una riduzione media del 21%. Risultati che finora si ottenevano solo con la chirurgia bariatrica”. Il peso perso, però, non è solo grasso. “Secondo una metanalisi, in media tra il 25% e il 39% dei chili persi con i Glp-1 corrisponde a massa magra, che comprende muscoli, ma anche acqua, organi e tessuto connettivo” chiarisce Muscaritoli. “Mentre una revisione sistematica del 2024 su 1.541 pazienti trattati con semaglutide riporta valori compresi tra lo 0% e il 40%, altri studi intorno al 15%. Le differenze dipendono dai pazienti coinvolti (con o senza diabete), dagli interventi sullo stile di vita associati e dai metodi di misurazione”.

La perdita di massa magra non è esclusiva dei Glp-1. “Anche con il dimagrimento ottenuto con la sola dieta, circa un quarto del peso perso è massa magra. Il Joint Advisory pubblicato nel 2025 da quattro società scientifiche americane (American College of Lifestyle Medicine, American Society for Nutrition, Obesity Medicine Association e The Obesity Society) sottolinea che la quota persa è legata soprattutto all’entità del dimagrimento. E il rischio cresce quando la perdita di peso è rapida. Il muscolo non è una questione estetica: è il più grande serbatoio di aminoacidi dell’organismo, produce miochine che regolano infiammazione e funzione immunitaria e rimuove dal sangue circa l’80% del glucosio dopo i pasti”.

Ma il muscolo, spiega la Sinuc, si può proteggere:  “Il farmaco da solo non basta” spiega Muscaritoli. “Il Joint Advisory 2025 raccomanda di affiancare alla terapia una valutazione nutrizionale e dello stile di vita, con attenzione alle carenze e alla conservazione di muscoli e ossa. I consigli: adeguato apporto di proteine, distribuite su tutti i pasti; esercizi di forza e resistenza con 2-3 sessioni a settimana, meglio se associati ad attività aerobica. Attenzione anche alla qualità della dieta che deve garantire proteine, vitamine, minerali e fibre, mentre la valutazione periodica di composizione corporea, forza e funzione muscolare permette di intervenire se il dimagrimento è troppo rapido o se il muscolo cala troppo”.

“Una perdita di peso più rapida non è necessariamente una perdita di peso migliore” conclude Muscaritoli. “L’obiettivo non è pesare meno a ogni costo, ma ridurre la massa grassa preservando forza, autonomia e salute metabolica. Per questo i Glp-1 vanno inseriti in un percorso multidisciplinare, in cui medico, nutrizionista clinico e specialista dell’esercizio lavorano insieme”.

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