Roma, 2 novembre – “Un contratto di portata strategica, se si guarda al contesto socio-sanitario in cui si inserisce”. Luca Pieri (nella foto), presidente di Assofarm, torna sul recente rinnovo del Ccnl dei dipendenti delle farmacie pubbliche, sottolineandone la grandissima rilevanza.
Il contesto al quale fa riferimento è quello della “assoluta priorità” – recentemente ribadita anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – di tutelare e rilanciare il nostro sistema di sanità pubblica, uno dei grandi patrimoni del Paese, soprattutto dopo i consistenti fondi stanziati dal Pnrr (15,6 miliardi destinati alla salute) per potenziare la sanità di prossimità con 1270 Case e 32 Ospedali di comunità, ma anche con fondi a supporto delle farmacie rurali, sostenute affinché diventino veri presidi sanitari nei piccoli comuni, là dove ospedali e ambulatori sono lontani.
Perché la scelta della prossimità sia così importante “lo spiegano bene i dati Istat sul Benessere equo e sostenibile” scrive Pieri nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero del notiziario Assofarm. “Gli italiani vivono più a lungo che mai, con una speranza di vita di 83,7 anni, ma il rischio di povertà resta 2,3 punti sopra la media europea, le persone in povertà assoluta sono più di 5,4 milioni e il divario tra Nord e Sud non si chiude. Un Paese più anziano e più diseguale ha bisogno di una sanità che vada incontro al cittadino, anziché aspettarlo: diffusa, accessibile, vicina”. E questo, afferma Pieri, “è lo spazio naturale della farmacia territoriale”.
“È proprio qui che il Ccnl firmato il 23 ottobre con Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs mostra il suo valore” scrive ancora il presidente Assofarm. “Accanto a un aumento di 220 euro mensili a regime al primo livello, a un’indennità professionale di 30 euro per i farmacisti e a un importo una tantum di 500 euro, il contratto disciplina il nuovo ruolo della farmacia nella sanità territoriale: vaccinazioni, prevenzione, presa in carico del paziente”.
Ma, per quanto meno visibile, secondo Pieri c’è anche un effetto altrettanto decisivo: “Rendendo la professione più gratificante, sia in busta paga sia nel riconoscimento del proprio ruolo, il contratto è la prima risposta concreta alla carenza di farmacisti, un problema già in atto che rischia di aggravarsi” scrive il presidente di Assofarm. “Non è un dettaglio: senza professionisti, nessun modello di farmacia dei servizi può reggere”.
Per Pieri, la nuova centralità del farmacista riapre inevitabilmente anche un’altra questione. “Se al farmacista si chiedono nuovi atti sanitari” argomenta il presidente Assofarm “è ragionevole tornare a discutere senza pregiudizi ideologici della figura dell’assistente del farmacista, che potrebbe occuparsi delle attività quotidiane non legate alla laurea e liberare tempo per consulenza e servizi. Non per sostituire il farmacista, ma per valorizzarlo”.
Una soluzione che cerca da tempo di trovare spazio, quella che Pieri riporta ancora tenacemente all’attenzione, senza però riuscire finora a scalfire il muro delle resistenze opposte dalle sigle della professione farmaceutica, Ordini in testa. La stessa Fofi, come si ricorderà, intervenne nel gennaio 2025 per chiarire che il Ccnl dei dipendenti di farmacia “già prevede anche la classificazione del personale non laureato in farmacia, deputato a svolgere funzioni tecnico-pratiche o amministrative di supporto al farmacista, riconducibili alla figura dell’assistente di farmacia” e che in ogni caso “non esiste alcun specifico percorso formativo universitario per la figura di assistente di farmacia” con compiti di supporto alla vendita di prodotti parafarmaceutici, così come a suo tempo configurato in un emendamento della deputata Marta Schifone a una proposta di legge in materia di lavoro.
Quell’emendamento, è il caso di ricordarlo, venne poi ritirato dalla stessa proponente. E qualcosa vorrà pur significare.


