Roma, 2 marzo – È on line sul sito internet dell’Enpaf la graduatoria degli iscritti (individuabili dal codice archivio generale) che hanno ottenuto l’assegnazione del contributo una tantum destinato ai titolari e ai soci di parafarmacia.
Ne dà notizia l’ultimo numero della newsletter Enpaf Informazione Online, riferendo per completezza di informazione che è stato anche pubblicato l’elenco degli iscritti (sempre individuabili dal codice archivio generale) la cui domanda di liquidazione, in relazione alla data e all’ora di presentazione, non è stato possibile esaminare a causa dell’esaurimento dello stanziamento (fissato in 600.000,00 euro). La graduatoria è consultabile e scaricabile da questo link.
Al suo annuncio, la misura del contributo in questione fu pretesto per alcune polemiche relative alla sua “opportunità”, fatte circolare in rete da gruppi di discussione di farmacisti che contestavano lo “spreco” di soldi per le parafarmacie in un momento di difficoltà per le farmacie. Immediata e serena la replica dei vertici della cassa professionale, che – a quanti contestavano la misura a favore dei colleghi delle parafarmacie – fece semplicemente osservare che gli interventi assistenziali sono previsti nel Regolamento di assistenza dell’Enpaf e “sono finanziati da tutti gli iscritti senza alcuna differenziazione, dal momento che, nella Sezione Assistenza, affluisce il relativo contributo, pari a 28 euro, per l’anno 2018”.
Quelli disposti a favore degli iscritti delle parafarmacie “non sono altro che la reiterazione di iniziative analoghe, assunte dall’Ente sin dal 2010, per i farmacisti rurali a basso reddito; dal 2014, per i titolari di parafarmacia e, addirittura dal 2006, per i farmacisti liberi professionisti“, fermo restando il versamento all’Enpaf da parte di tutte le componenti citate, della contribuzione previdenziale soggettiva.
Il tutto a significare che, su iniziative che hanno, da sempre, l’unica finalità di “realizzare concreti interventi di sostegno al reddito” non sono ammissibili strumentalizzazioni di sorta, “nella convinzione che la solidarietà endocategoriale non possa che rappresentare sempre un valore aggiunto per una categoria che abbia rispetto del proprio senso di appartenenza”.
Un principio, sosteneva il Consiglio di amministrazione dell’Enpaf, al quale la cassa di categoria non smetterà mai di attenersi, “con buona pace di chi, evidentemente, ritiene di vantare diritti di primazia e, come i maiali della fattoria orwelliana, di essere più uguale degli altri”.


