Roma, 14 novembre – S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo: dopo l’attacco netto e diretto del presidente di Farmindustria Marcello Cattani alle misure del ddl Bilancio sulla farmaceutica, con l’accusa al Governo di aver previsto norme che penalizzano le aziende (citata espressamente, tra queste, la riduzione del margine alla produzione per aumentare quello della distribuzione), anche le sigle della distribuzione intermedia, Adf e Federfarma Servizi hanno ritenuto necessario, prima ancora che opportuno, farsi sentire con una pubblica sortita, certamente non casuale dal punto di vista cronologico e tanto meno sotto il profilo dei contenuti.
In una nota congiunta diffusa ieri le due sigle osservano, in primo luogo, che “le misure a sostegno dei distributori intermedi indicate n
el disegno di legge di bilancio (quelle nel mirino di Farmindustria, NdR) sono di vitale importanza per tutto il comparto e non sono più rinviabili” , come il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone (nella foto) si è subito preoccupato di affermare con inequivocabile chiarezza.
“Ignorare la fragilità della distribuzione intermedia, anello centrale ma notoriamente il più debole della filiera del farmaco, significa mettere a rischio l’intero sistema sanitario nazionale, con ricadute economiche e sociali che finirebbero per causare difficoltà e carenze di medicinali ai cittadini” spiega Mirone, ribadendo la necessità “urgentissima” di mettere in sicurezza la filiera, “garantendo ai grossisti farmaceutici che sono l’anello vitale tra produzione del farmaco e dispensazione all’utente finale la giusta remunerazione per il servizio pubblico svolto”.
La bozza di legge di bilancio in discussione alla Camera, come è noto, assegna ai distributori intermedi un incremento della remunerazione pari allo 0.65% sul prezzo dei farmaci di classe A e un contributo aggiuntivo (solo per gli anni 2026 e 2027) di 5 centesimi a confezione sui medesimi farmaci, in considerazione delle sempre maggiori difficoltà a garantire i servizi richiesti dal Ssn a tutela dei cittadini nell’attuale scenario di crisi e con margini che non coprono neanche i costi operativi delle aziende.

“Vogliamo esprimere il nostro apprezzamento per le misure a sostegno della categoria previste nel disegno di legge” afferma Walter Farris (nella foto), presidente di Adf, l’Associazione distributori farmaceutici. “È finalmente maturata la consapevolezza che senza di esse le nostre aziende, schiacciate da anni di sotto remunerazione e sempre più gravate da costi crescenti, non potrebbero che tagliare pesantemente il servizio e ridurre quindi numeri e volumi delle forniture dei medicinali con ripercussioni sia sulle aziende fornitrici sia sulle farmacie e quindi sui pazienti”.
La distribuzione intermedia sopporta infatti da anni una remunerazione sul farmaco di classe A, imposta dalla legge, così esigua (pari al 3% sul prezzo del medicinale) da non coprire neppure i costi operativi. I grossisti – spiega la nota congiunta Adf-Federfarma Servizi – perdono oltre 25 centesimi per ogni confezione di medicinale di fascia A consegnato alle farmacie, con la conseguenza che questa compressione dei margini conduce a erogare sottocosto servizi di interesse pubblico per il Ssn mettendo a repentaglio le posizioni lavorative di oltre 17.000 addetti diretti e indiretti del settore.
Diventa dunque sempre più indispensabile garantire ai grossisti il recupero di una parte della marginalità persa per sostenere l’intero sistema e al riguardo – precisano le due sigle della distribuzione intermedia – “le misure in legge di bilancio, seppure decisamente apprezzate dalla categoria, non consentono tuttavia di risolvere il problema strutturale della sotto remunerazione che si è verificata negli anni precedenti con il taglio del margine dal 6,65% al 3%”.A supporto dell’affermazione, la nota congiunta ricorda le stime degli studi condotti al riguardo dall’università Sapienza di Roma, secondo i quali dal 2009 al 2019 i distributori avrebbero perso circa il 70% dei propri margini sul farmaco di classe A con un trend spinto, in particolare, dal progressivo calo dei prezzi dei medicinali, dalla distribuzione diretta ospedaliera e degli effetti depressivi del periodo pandemico e di quello post-pandemia.
Negli ultimi anni, insieme agli altri partner di filiera, i grossisti hanno operato in uno scenario di “policrisi” a più dimensioni: carenze di medicinali, aumento dei costi energetici e di carburante, crisi finanziaria, inflazione, aumento dei tassi d’interesse bancari. E gli ultimi bilanci delle aziende di distribuzione confermano l’aggravarsi della situazione e lo stato di crisi del settore che non può che peggiorare nei prossimi anni per effetto dell’incremento continuo dei costi di trasporto e del personale.
In uno scenario come questo diventa di fatto impossibile continuare ad assicurare la capillarità di un servizio attraverso il quale viene assicurata la fornitura di medicinali anche nelle zone più remote del Paese, in particolare alle farmacie rurali. Senza un intervento che, irrobustendo tutta la filiera del farmaco, consenta ai distributori di recuperare quantomeno parte della marginalità persa, c’è il rischio concreto di collasso dell’intero sistema. Insomma, il messaggio è chiaro: la previsione di misure finalmente utili al settore non può né deve essere sacrificata in Parlamento, sulla spinta delle pressioni di altri soggetti della filiera. E Mirone e Farris lo dicono chiaramente, auspicando in conclusione “la più ampia condivisione delle misure riportate nel disegno di legge nell’interesse di tutto il sistema sanitario nazionale”, che consentirebbero ai grossisti di recuperare almeno parzialmente la necessaria marginalità continuando a svolgere il loro compito di razionale ed efficiente distribuzione dei medicinali attesi tutti i giorni dai pazienti in farmacia.


